Oggetti del desiderio

Car & device: quando le quattroruote diventano architetture emotive

La perfezione tattile di uno smartphone premium, reinterpretata con la profondità sensoriale di un’automobile. La partita del lusso nel design di interni si gioca sull’equilibrio fra l’obsolescenza digitale e il fascino della durata analogica.

di Giulia Paganoni e Mario Cianflone

Sistema LIDAR (Laser Imaging, Detection, and Ranging) per la guida autonoma di una MERCEDES Vision Iconic. Mercedes-Benz AG

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L’automobile è uno smartphone su ruote. Quante volte abbiamo sentito questa affermazione? In realtà non è vera, almeno non del tutto. Tuttavia, nel mondo dell’automotive contemporaneo, il confine tra design, configurazione degli interni e tecnologia si è ormai dissolto in un’osmosi sofisticata. Non più semplici sedili ergonomici o cruscotti funzionali: oggi gli abitacoli sono microcosmi digitali, ambienti immersivi dove estetica, interazione e materia si fondono con una naturalezza che ricorda più un flagship tecnologico che un mezzo di trasporto. E non è un caso che modelli come la Bmw iX3 o la Volvo ES90 interpretino questo passaggio con disinvoltura aristocratica, trasformando l’esperienza di bordo in puro stile.

Smartphone e automobili esibiscono un legame profondo che spazia dalla tecnologia allo studio delle forme. Sopra un SAMSUNG Galaxy S26 Ultra e la plancia della nuova BMW iX3 che introduce inediti linguaggi tech.

Prendiamo, per esempio, la Ferrari Luce: la nuova creazione del Cavallino, sviluppata con la sensibilità di un ex designer Apple, Jony Ive, ha acceso un dibattito elitario già nelle sue fasi embrionali. Il risultato finale, al di là della conclamata scarsa aderenza al dna del brand, ha un merito, che va riconosciuto: aver creato un’interfaccia utente che limita i comandi touch e ripropone gli stilemi Apple (forse in un eccessivo déjà vu) e soprattutto di aver introdotto materiali veramente premium come l’alluminio tornito dal pieno. Tutto ciò sembra voler dire basta alle supercar con pulsanti e levette da utilitaria perché nel lusso il tatto e i dettagli sono tutto.

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Leizphone, lo smartphone LEICA sviluppato con XIAOMI, che consente di controllare selezione dell’obiettivo, lunghezza focale, messa a fuoco e bokeh.

Non solo tecnologie, ma anche soluzioni di design e scelta dei materiali definiscono il vero posizionamento. Per esempio, lo scorso anno Samsung e Apple si sfidavano sul titanio, mentre oggi rilanciano su alluminio e colori come confermano i nuovi S26 Ultra. Se si amano la meccanica e la finezza tecnica, sono irresistibili le magiche cerniere del pieghevole Oppo Find N6 o la manifattura del Leizphone, lo smartphone di Leica firmato Xiaomi, brand che, non a caso, gioca nei due mondi del tech: device e auto elettriche.

Da sinistra, volante della concept car LEXSUS LFA che non richiede riposizionamento delle mani e con disposizione dei comandi per un utilizzo intuitivo; l’interno della Turbillon, in cui la componente digitale è ridotta al minimo. L’intera interfaccia uomo-macchina e l’esperienza di guida sono deliberatamente analogiche, BUGATTI (da 3,8 milioni di €).

Non si tratta di integrare banalmente schermi e superfici touch, ma di orchestrare un abitacolo capace di parlare il linguaggio della tecnologia senza cedere alla sua obsolescenza, troppo effimera per un’auto. Qui, ogni curva, ogni riflesso, ogni linea luminosa è pensata come parte di una composizione coerente, dove l’ergonomia si deve intrecciare a un’estetica destinata a sopravvivere al tempo e, soprattutto, alle mode.

Il linguaggio dei display, ormai cifra stilistica imprescindibile, trova espressione tanto nelle architetture digitali della Mercedes CLA quanto nelle visioni più radicali della Mercedes Vision. Superfici ampie, interfacce fluide, personalizzazione estrema: tutto concorre a creare un’esperienza immediata, quasi intuitiva. Eppure, sotto questa perfezione apparente, si cela un interrogativo più sottile, quasi scomodo per il segmento luxury: può un display invecchiare con la stessa grazia di una plancia in legno massello o di un volante rivestito in pelle conciata a mano?

Sistema di infotainment e cluster della FERRARI Luce, prima supercar elettrica di Maranello, al cui sviluppo stilistisco ha contribuito Jony Ive, ex designer di Apple. La vettura debutterà a Roma a fine maggio, il prezzo non è ancora noto. Spicca l’interfaccia utente basata su comandi fisici, non touch come ci si aspetterebbe.

Gli elementi della plancia sono in alluminio tornito dal pieno, secondo una tecnica ampiamente utilizzata da APPLE anche negli ultimi modelli come iPhone 17 Pro Max (da 1.489 €) realizzato con telaio unibody in alluminio.

È proprio in questo interstizio che si gioca la partita più complessa. Marchi emergenti e tradizionali, dalla sorprendente maturità come Byd Atto 3 evo e soprattutto oggetti raffinati come Denza 9 fino all’ambizione tecnologica della Xiaomi SU7, stanno ridefinendo il concetto stesso di abitacolo premium. Non più semplice esibizione tecnologica, ma ricerca di un equilibrio quasi filosofico tra funzione e permanenza, tra innovazione e memoria.

Smartphone pieghevole Find N6, OPPO (da 1.248 €)

Il lato luxury di questa trasformazione è, inevitabilmente, il più esigente. Progettare un interno oggi significa costruire un’architettura emotiva, un ambiente capace di resistere all’obsolescenza programmata e di conservare intatto il piacere della proprietà e della personalizzazione. Pelle lavorata con precisione sartoriale, metalli satinati, inserti in fibra di carbonio: ogni materiale diventa una dichiarazione di intenti. In questo senso, Ferrari Amalfi rappresenta una continuità ideale, quasi ideologica, mentre Mazda 6e sorprende per una pulizia formale che sfiora il minimalismo più colto.

La scelta dei materiali, del resto, guarda sempre più esplicitamente all’elettronica di consumo di fascia alta. Superfici vetrate, alluminio anodizzato, texture soft-touch: elementi che evocano la perfezione tattile di un dispositivo di lusso, ma reinterpretati con una profondità sensoriale che solo l’automobile può offrire. È una seduzione più lenta, più consapevole.

Un manifesto di questa filosofia è senza dubbio la Bugatti Turbillon. Qui, la tecnologia non domina: dialoga. L’elemento analogico, volutamente durevole, si affianca a soluzioni digitali con una naturalezza disarmante. È lo stesso fascino che distingue un orologio di alta manifattura da uno smartwatch: uno evolve, l’altro resta. La Turbillon non rifiuta il progresso, lo addomestica e lo rende degno di durare.

Plancia della Atto 3 Evo con un touchscreen da 15,6 pollici, BYD (37.600 €); cambio trasmissione della Z9GT, DENZA (da 70.000 €)

Anche il mondo delle concept car si muove in questa direzione, con esercizi di stile come la Lexus LFA Concept o la sofisticata Denza Z9GT, che esplorano nuovi linguaggi ergonomici e sensoriali. Qui, l’interfaccia uomo-macchina diventa quasi invisibile, lasciando spazio a un’interazione naturale, fluida, piuttosto istintiva.

Da sinistra, volante in pelle in due tonalità della MAZDA 6e (da 43.850 €); schermo centrale touchscreen da 14,5 pollici dell’ES90 Electric, VOLVO (da 73.500 €).

Questa contaminazione tra tecnologia e automobile non si limita ovviamente ai display: è un approccio olistico. Dalle manopole ai sistemi audio integrati, dall’illuminazione ambientale alla risposta aptica dei comandi, tutto è progettato per trasmettere coerenza, controllo e una certa idea di perfezione silenziosa. Il lusso, oggi, non è più ostentazione: è precisione.

Si può arrivare a dire che il design degli interni automobilistici ha superato la dimensione estetica per entrare in quella culturale. È un equilibrio fragile e raffinato tra innovazione e permanenza, tra seduzione tech e valore intrinseco. Per incarnare questo paradigma, non basta un semplice abitacolo, ma serve un oggetto che colpisca tanto l’immediatezza istintiva del desiderio quanto la memoria lunga delle icone.

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