Capitol Hill e documenti top secret, il procuratore speciale Smith chiede archiviazione per Trump
Trump ha più volte minacciato di licenziare e perseguire Smith e il suo team una volta tornato alla Casa Bianca. Per l’ex presidente rimangono in essere i procedimenti giudiziari a livello statale in Georgia e New York
dal nostro inviato a New York Luca Veronese
3' di lettura
I punti chiave
3' di lettura
Impossibile proseguire con le accuse contro il presidente eletto Donald Trump: la vittoria al voto, come previsto, ha spazzato via tutti i procedimenti federali - che dipendono quindi dal ministro della Giustizia - avviati contro il leader repubblicano negli scorsi anni: per l’assalto a Capitol Hill e per la sottrazione di documenti top secret dalla Casa Bianca.
Sui casi federali - per la minaccia al processo elettorale e alla sicurezza nazionale - l’accusa si è allineata alla prassi che impedisce di procedere nei confronti del presidente in carica: senza tenere conto del merito dei reati contestati.
I fatti di Capitol Hill e i documenti top secret
Il procuratore speciale Jack Smith - il grande nemico di Trump - ha chiesto che vengano archiviati i due procedimenti penali.
Il primo - quello che ha suscitato più clamore - riguarda il ruolo avuto da Trump nel 2020, quando dopo la sconfitta elettorale cercò di ribaltare il risultato elettorale mentre era ancora alla Casa Bianca; si si adoperò per bloccare, senza riuscirci, la transizione democratica dei poteri; e agitò la piazza accusando i democratici di Joe Biden di avere «rubato le elezioni», fino a spingere i più esagitati tra i suoi sostenitori ad assaltare il Parlamento a Washington, in uno dei giorni più tristi della democrazia americana.
Nel secondo caso federale, Trump era invece accusato per avere sottratto documenti top secret prima di lasciare la Casa Bianca, mettendo così a rischio gli Stati Uniti: i file contestati vennero sequestrati dagli agenti dell’Fbi nel corso di una perquisizione nella residenza del tycoon, a Mar-a-Lago, in Florida.









