Stati Uniti

Capitol Hill e documenti top secret, il procuratore speciale Smith chiede archiviazione per Trump

Trump ha più volte minacciato di licenziare e perseguire Smith e il suo team una volta tornato alla Casa Bianca. Per l’ex presidente rimangono in essere i procedimenti giudiziari a livello statale in Georgia e New York

dal nostro inviato a New York Luca Veronese

 Trump davanti alla corte di New York City nell’udienza dello scorso 30 maggio (Afp)

3' di lettura

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Impossibile proseguire con le accuse contro il presidente eletto Donald Trump: la vittoria al voto, come previsto, ha spazzato via tutti i procedimenti federali - che dipendono quindi dal ministro della Giustizia - avviati contro il leader repubblicano negli scorsi anni: per l’assalto a Capitol Hill e per la sottrazione di documenti top secret dalla Casa Bianca.

Sui casi federali - per la minaccia al processo elettorale e alla sicurezza nazionale - l’accusa si è allineata alla prassi che impedisce di procedere nei confronti del presidente in carica: senza tenere conto del merito dei reati contestati.

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I fatti di Capitol Hill e i documenti top secret

Il procuratore speciale Jack Smith - il grande nemico di Trump - ha chiesto che vengano archiviati i due procedimenti penali.

Il primo - quello che ha suscitato più clamore - riguarda il ruolo avuto da Trump nel 2020, quando dopo la sconfitta elettorale cercò di ribaltare il risultato elettorale mentre era ancora alla Casa Bianca; si si adoperò per bloccare, senza riuscirci, la transizione democratica dei poteri; e agitò la piazza accusando i democratici di Joe Biden di avere «rubato le elezioni», fino a spingere i più esagitati tra i suoi sostenitori ad assaltare il Parlamento a Washington, in uno dei giorni più tristi della democrazia americana.

Nel secondo caso federale, Trump era invece accusato per avere sottratto documenti top secret prima di lasciare la Casa Bianca, mettendo così a rischio gli Stati Uniti: i file contestati vennero sequestrati dagli agenti dell’Fbi nel corso di una perquisizione nella residenza del tycoon, a Mar-a-Lago, in Florida.

Trump ha più volte minacciato di licenziare e perseguire Smith e il suo team una volta reinsediatosi alla Casa Bianca.

Trump: «Una grande vittoria»

«Questa soluzione non si basa sulle argomentazioni o sulla solidità delle accuse contro l’imputato», hanno chiarito dalla procura federale, aggiungendo di essere stati obbligati a chiudere la vicenda prima del 20 gennaio, quando Trump entrerà in carica. I difensori di Trump hanno invece definito l’archiviazione «una grande vittoria per lo Stato di diritto». «Il popolo americano ha rieletto Trump con un mandato schiacciante per rendere di nuovo grande l’America. Il popolo americano e il presidente Trump vogliono porre fine immediatamente all’uso del nostro sistema giudiziario come arma politica e non vedono l’ora di unire il Paese», ha commentato il portavoce Steven Cheung.

Anche gli altri processi sono fermi

Restano in piedi, ma solo formalmente, altri due processi a carico di Trump, gestiti dalle procure statali, sulle quali il governo non può intervenire. In questi casi, i giudici, sono stati obbligati a trovare una via d’uscita di compromesso, per salvare la faccia e la legge che dovrebbe essere uguali per tutti, ed evitare di andare allo scontro con un presidente che per la prima volta nella storia degli Stati Uniti si è trovato ad affrontare accuse penali. Seguendo la decisione della Corte Suprema che ha concesso la parziale immunità allo stesso presidente.

In Georgia, dove Trump è accusato di avere fatto pressioni per ribaltare la sconfitta elettorale del 2020, il processo si è impantanato tra ricorsi e ricusazioni.

A New York, dove Trump è già stato condannato penalmente da una giuria popolare per avere falsificato documenti contabili al fine di pagare in nero il silenzio della pornostar Stormy Daniels, il giudice ha deciso di sospendere la definizione della pena in attesa che vengano esauriti, e ci vorranno anni, tutti i ricorsi presentati dalla difesa.

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