Cinema

Cannes boccia il cinema italiano: nessun nostro film sulla Croisette

L’industria del cinema è ferma da tempo per incertezze sul tax credit, ma il resto dell’Europa va come un treno: la Francia ha 5 leve giovani

di Cristina Battocletti

Il delegato generale del Festival di Cannes Thierry Frémaux e la presidente del Festival di Cannes Iris Knobloch partecipano a una conferenza stampa per presentare la selezione ufficiale del 79° Festival Internazionale del Cinema di Cannes a Parigi, in Francia, il 9 aprile 2026. REUTERS/Benoit Tessier REUTERS

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Non per fare i soliti provinciali, ma l’assenza del cinema italiano alle 79esima edizione del festival di Cannes, la cui selezione è stata annunciata questa mattina, preoccupa. L’incertezza sul tax credit e le detrazioni fiscali che privilegiano le major straniere hanno prodotto il risultato temuto: il cinema italiano è fermo e quel poco che c’è non sfonda o rimane nell’orto di casa con una difficoltà che affligge tutto il comparto e l’indotto. Le dimissioni dalla Commissione incaricata di esaminare film per la tv e il cinema rassegnate due giorni fa dal critico cinematografico del «Corriere della Sera», Paolo Mereghetti, e dal consulente editoriale e Story editor, Massimo Galimberti, per il rifiuto di elargire i fondi al documentario su Giulio Regeni sono altre spie di un sistema in affanno. Stessa sorte sarebbe capitata al documentario di Roberto Andò su Ferdinando Scianna. Il regista palermitano spiega che i requisiti erano stati rispettati. Si tratterebbe allora di una decisione squisitamente politica che privilegia chi è vicino al governo e alla destra? Se fosse così sarebbe una mossa suicida perché qui non parliamo solo di creatività e ispirazione, ma di economia vera, quella delle maestranze, di attori, registi, produzioni, distribuzioni, sale.

Se siamo qui a sperare che tra i titoli non svelati della rassegna con il mercato cinematografico più importante d’Europa - ne mancano alcuni che arriveranno a sorpresa - ci sia Succederà stanotte del 72enne Nanni Moretti, sinistrissimo ma amato dalla Croisette - allora, siamo proprio messi male. O, meglio, siamo appesi alle agili dita del montatore del film di Moretti. Che ci sta succedendo?

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Siamo pur sempre il Paese del Neorealismo e della Commedia all’italiana.

Pochi americani: saranno a Venezia?

Si darà la colpa alla crisi generale, che anche gli americani mancano (chissà se arrivano a Venezia), a parte Barbra Streisand che piomba per la Palma d’oro alla carriera (assegnata anche al neozelandese Peter Jackson). In concorso c’è solo l’indie Ira Sachs con The Man I Love con Rami Malek. John Travolta esordisce con un film più o meno su sé stesso, Propeller One-Way Night Coach, ma certo non in concorso, piuttosto nella sezione dal nome flautati e ipocritello, Cannes Pemiere Della serie: sono esordi, vi avevo avvertito. Ron Howard e Stevene Soderbergh sono stati messi in panchina con le proiezioni speciali che non promettono niente si buono.

La Francia c’è con le nuove leve

Ma il resto d’Europa c’è. I padroni di casa, i francesi, hanno schierato 5 leve piuttosto giovani e corsare. Anzitutto tre donne: c’è Charline Bourgeois-Tacquet con A woman’s life, Jeanne Herry con Another day sulla giustizia riparativa con Adèle Exarchopoulos e Lea Mysius con Histoires de la Nuit, nel cui cast spicca sicuramente Monica Bellucci. Poi, c’è Notre Salut di Emmanuel Marre che aveva esordito con il punk Generazione low cost.P punk nella sostanza non nella forma, perché tirava fuori il nodo della nuova fatica dei giovani di sbarcare il lunario. Infine, Arthur Harari, classe 1981 con La sconosciuta.

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I venerabili maestri

Non potevano mancare i venerabili maestri: il fresco Leon d’oro Pedro Almodóvar con Natale amaro, Asghar Farhadi con Racconti paralleli, nel cui cast sono stati preannunciati Isabelle Huppert, Vincent Cassel e Catherine Deneuve. Kore-Eda Hirokazu con Sheep in the box. In verità, il risultato con Kore-Eda non puoi mai sapere, va ad annate, non cosi il connazionale Hamaguchi, che, invece, le indovina quasi sempre. Quest’anno a Cannes porta All of Sudden. Dall’estremo Oriente arriva anche Hope di Na Hong-jin e Nagi Notes di Fukada Koji. Attenzione, che quest’anno come presidente di giuria c’è il sorridente, ma assai determinato, Park Chan-Wook. Potrebbe voler premiare la corrente asiatica.

La carica dall’Est

Poi inizia la carica dall’Est: difficile che porti brutti film. Il premio Oscar polacco Paweł Pawlikowski con La terra dei padri, l’ungherese László Nemes, che aveva deluso l’anmo scorso a Venezia con Orphan non potrà bucare due volte di fila: vedremo come è Moulin. Il rumeno che non ne sbaglia una, Cristian Mungiu, arriva con Fjord, con Renate Reinsve e Sebastian Stan, mentre il durissimo Andrey Zvyagintsev - già conosciuto per i terribili rapporti genitori-figli Loveless, Il ritorno, Il leviatano - porta Minotaur.

La Latino America e Spagna

In pista anche la grande Latino America che negli ultimi dieci anni sta producendo un cinema libero, sperimentale e fantasioso, rosicchiando le caviglie di Hollywood: La Bola Negra di Javier Calvo e Javier Ambrossi avrà come protagonisti Penélope Cruz e Glenn Close. Poi arriva lo spagnolo The Beloved di Rodrigo Sorogoyen, che avevagià intirizzito il pubblico con As Bestas.

Le scommesse

Bravissimo Thierry Fremaux a mettere in concorso Lukas Dhont con Coward, autore di uno dei film più belli sull’infanzia degli ultimi anni, Close. Scelta notevole anche Marie Kreutzer (arriva con Gentle Monster con Léa Seydoux e Catherine Deneuve), che aveva finalmente liberato dalla naftalina caramellosa Sissi con Il Corsetto dell’imperatrice. Infine, la tedesca Valeska Grisebach con The Dreamed Adventure.

Minime consolazioni

Dobbiamo consolarci con la presenza della Bellucci in Histoires de la Nuit? Oppure col fatto che Isabella Ferrari, Maurizio Lombardi, Ornella Muti, Franco Nero e Tea Falco recitino nel film co-prodotto tra Italia e Francia, Roma elastica di Bertrand Mandico, tra l’altro tra i film di Mezzanotte? Lo zampino della produzione italiana c’è anche in Fatherland di Pawlikoswki, in quello di Harari, in Congo Boy di Rafiki Fariala in Un certain regardì. Poi Rai Cinema curerà la distribuzione in Italia di La troisième nuit di Daniel Auteuil.

Mi sembrano proprio consolazioni minime.

Possibile che non abbiamo talenti nuovi? Possibile che Le città di pianura di Francesco Sossai, su cui sono piovute una pioggia di candidature ai David, sia un’eccezione? Sono sicura di no. La politica si muova...

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