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Campania, stretta sulla sanità del territorio per potenziare la continuità di cura

Un modello integrato centrato sulla persona e più vicino agli standard nazionali: così la Giunta aggiorna gli interventi nell’assistenza di prossimità

di Laura Viggiano

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Un addendum per accompagnare la transizione verso un modello integrato, centrato sulla presa in carico della persona, sul rafforzamento della medicina di prossimità, sull’integrazione tra ambito sanitario e sociale e sulla continuità assistenziale ospedale–territorio, nel rispetto dei principi di appropriatezza, equità e sostenibilità. È il documento approvato dalla Giunta regionale della Campania, guidata da Roberto Fico, per integrare il Piano regionale della Rete di assistenza sanitaria territoriale 2019 – 2021, avendo come punto di riferimento le attività prevista dal Pnrr recepite dal decreto ministeriale 77/2022.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Distretti coordinatori

È un passaggio ulteriore per garantire i target del Piano di ripresa e resilienza che ha spostato il baricentro del sistema sanitario dall’ospedale al territorio e ha introdotto nuovi setting assistenziali che comprendono le case della comunità, gli ospedali di comunità e le centrali operative territoriali. L’addendum adegua il modello organizzativo dell’assistenza territoriale della Campania agli standard stabiliti dal decreto ministeriale n. 77 e considera le modifiche determinate da diverse rimodulazioni. Il primo punto dell’Addendum riguarda il Distretto di base, che diventa l’asse portante della governance territoriale e assume una funzione di coordinamento dei nuovi luoghi di cura e deve programmare, attuare, validare e coordinare le azioni per l’erogazione dei Lea. In più deve gestire la rete di servizi sociosanitari a valenza sanitaria e i servizi sanitari territoriali. La Campania, attualmente conta 73 distretti distribuiti in sette Aziende sanitarie locali.

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Integrazione e capillarità

Per i luoghi di cura, si passa da una rete articolata in poliambulatori di primo e secondo livello e ospedali di comunità, senza una struttura di raccordo, a tre nodi organizzativi integrati: le case della comunità dove, secondo il modello hub e spoke, nell’ambito dei servizi di specialistica ambulatoriale per patologie a elevata prevalenza e patologie corniche e alta complessità, saranno progressivamente inseriti i poliambulatori; gli ospedali di comunità inseriti in modo strutturale nella rete distrettuale come livello intermedio di assistenza e incrementati nel numero; le centrali operative territoriali, istituite per organizzare e coordinare i percorsi delle transizioni assistenziali. Le Asl dovranno riorganizzare l’offerta territoriale in modo da avere un sistema di prossimità strutturato e capillare.

I numeri

Sono previste al momento 171 case della comunità (69 hub e 102 spoke); in attuazione degli standard del decreto ministeriale 77 e degli investimenti Pnrr, è prevista la realizzazione di 47 ospedali di comunità, di cui 7 già attivati. Sono, invece, 79, di cui 63 già attive da fine 2025, le centrali operative territoriali. In base al principio per cui la casa diventa il primo luogo di cura, l’assistenza domiciliare integrata diventa centrale per il sistema sanitario territoriale così come la nuova figura professionale dell’infermiere di famiglia e comunità, che ha il compito di monitorare i pazienti a domicilio e diventa interfaccia con la rete dei servizi . Lo standard per il Dm 77 ne prevede almeno 1 ogni 3000 abitanti e per la Campania è stimato un fabbisogno complessivo di 1876 infermieri di famiglia e comunità; secondo una ricognizione fatta ad aprile le aziende sanitarie ne prevedono 810. Quanto alle forme aggregative monoprofessionali e multiprofessionali, che coinvolgono i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, che fino a oggi erano distinte dei presidi della rete territoriale, faranno capo alle case della comunità, dove medici di medicina generale, pediatri di libera scelta operano in equipe multiprofessionali con gli infermieri di famiglia e comunità e con specialisti ambulatoriali. A fine 2025 risultano attive in regione 187 Aggregazioni funzionali territoriali.

Obiettivo continuità assistenziale

Per la continuità assistenziale, attualmente garantita essenzialmente dalla guardia medica nelle ore notturne e dei festivi, il sistema utilizzerà due strumenti. Uno è la centrale operativa Nea 116117, cioè il numero europeo armonizzato attivo h24 per tutta la settimana e per tutte le prestazioni sanitarie e sociosanitarie non urgenti. In Campania si prevedono da 3 a 6 centrali operative, con l’Asl di Salerno che farà da apripista per la sperimentazione del modello regionale. Il secondo strumento, che di fatto sostituisce la guardia medica, è l’Unità operativa di comunità assistenziale, formata da una equipe composta da un medico e un infermiere con sede operativa nella casa della comunità e interviene in casi clinici complessi non gestibili. Anche il Dipartimento di prevenzione diventa una componente trasversale della rete territoriale integrata, mentre la telemedicina da strumento di supporto sarà una componente strutturale della presa in carico del paziente. Questo richiederà anche l’integrazione delle strutture private accreditate e il potenziamento del coinvolgimento di medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e farmacie, soprattutto nelle aree rurali. Un obiettivo che dovrà essere supportato prima di tutto da una piattaforma digitale regionale evoluta.

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