Fondi Ue

Campania, spesa 2014-20 al 100% ma il Poc è fermo in attesa dell’accordo coesione

Senza i 400 milioni del Fondo sviluppo e coesione è impossibile completare i progetti europei: i Comuni rischiano di dover restituire le risorse. Per il 2021-27 impegni Fesr al 5%

di Vera Viola

Strasburgo. Sede del Parlamento Europeo

3' di lettura

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Programmato l’84% dei 5,5 miliardi di euro del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) destinate alla Campania dalla Ue per il periodo 2021-2027. E, “programmato”, significa che è sono state adottate delibere che individuano procedure e progetti per 4,6 miliardi.

La programmazione fa riferimento a cinque assi: Ricerca e innovazione”, con una dote di 1,154 miliardi; “Energia, ambiente e sostenibilità”,con 2,2 miliardi a cui si aggiungono 441 milioni dell’asse 2 bis relativo alla mobilità urbana. Seguono infrastrutture per la mobilità con 408 milioni; “Sviluppo inclusivo e formazione” 490 milioni. Sull’asse 5, “Sviluppo territoriale e rigenerazione di città e aree interne” 580 milioni. Infine una quota di 193 milioni è riservata ai servizi di “Assistenza tecnica”.

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Per alcuni assi sono partiti i primi impegni di spesa. A esempio nel campo della Ricerca e innovazione, con il bando dedicato alla nascita e allo sviluppo delle Start up (30milioni). Oppure nel Quantum Valley sulla Intelligenza artificiale (100 milioni), strumenti di ingegneria finanziaria da 260 milioni, incentivi al settore dell’aerospazio.

Gli impegni ad oggi, secondo il monitoraggio della Regione Campania, sono arrivati al 5% per il Fesr. Mentre per il Fondo sociale europeo Plus (Fse+) il Bollettino della Ragioneria dello Stato certifica un avanzamento pari a zero.

Sulla nuova programmazione, giunta ormai a metà percorso, il livello di spesa per tutta l’Italia non arriva all’1%, un livello molto basso.

In questi giorni nelle Regioni si lavora febbrilmente alla chiusura della programmazione 2014-2020 che aveva riconosciuto alla Campania una quota del Fesr di 4,1 miliardi e di Fse da 837 milioni. «Entro il 31 dicembre 2023 tutte le risorse sono state spese al 100% – dicono in Autorità di gestione Fesr – e al 27 maggio la certificazione è arrivata all’84%». Entro ottobre è prevista la certificazione di altri 450 milioni. Di questi 260 sono spese anticipate dallo Stato come Bonus Energia. Resta da certificare la parte rimanente. Quindi – dicono in Regione – «ciò consentirà nei prossimi mesi di completare senza problemi le complesse operazioni di certificazione della spesa».

I 6 miliardi del Fondo coesione e il braccio di ferro con Fitto

Discorso diverso per quanto riguarda i Programmi complementari. I Poc hanno l’obiettivo di garantire il completamento di interventi avviati in cicli precedenti e sono finanziati da una quota delle risorse del Fondo di rotazione di cui alla legge n. 183-1987 del cofinanziamento nazionale. Ad ogni buon conto, si registra una certificazione della spesa (1,3 miliardi circa) pari al 58% della dotazione finanziaria del programma la cui scadenza è fissata a fine 2026. E resta da certificare una spesa di 950 milioni.

In questo quadro si inserisce la mancata programmazione del Poc 21-27 e del Fsc 21-27 che sono sinergici al Fesr 14-20 per la parte dei completamenti. Ciò significa che per ultimare alcuni progetti è previsto che si debba fare ricorso a una ulteriore quota di finanziamento che sia Poc o Fsc entrambi 2021-27. Quello, per intendersi, su cui da tempo si è avviato un braccio di ferro, con strascico giudiziario, tra Regione Campania e ministero per gli Affari europei, per le politiche di coesione e per il Pnrr . Tra Vincenzo De Luca e Raffaele Fitto.

In ballo ci sono 6 miliardi del Fondo di coesione 2021-2027, di cui 400 milioni destinati ai completamenti di progetti, in gran parte da assegnare ai Comuni campani (1,2 già assegnati a Bagnoli). Il ritardo nella assegnazione delle risorse da parte del Governo, o la decisione di utilizzarle diversamente da parte dello stesso ministero, rischia di far chiudere i cantieri. In altre parole, se quelle risorse non arriveranno, i Comuni, non potendo completare i progetti nei termini, rischiano di dover restituire anche ciò che dalla Ue hanno già incassato e speso.

Dopo una sentenza del Tar Campania favorevole alla Regione e un provvedimento di sospensione del Consiglio di Stato, quest’ultimo, con la sentenza del 14 maggio ha dato ragione alla Campania e fissato il termine dei 45 giorni entro i quali il governo dovrà firmare l’accordo di sviluppo e coesione: il termine scadrà il 28 giugno. Il ministro Fitto, da parte sua, ha replicato in questi termini: se l’istruttoria tecnica si chiuderà positivamente entro i 45 giorni firmeremo l’accordo di coesione, altrimenti motiveremo la decisione contraria.

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