In Parlamento

Camere, partita bis sulle presidenze delle Commissioni: nuovo risiko fuori tempo massimo

Di fatto già scaduto il termine di due anni per il ricambio, o la conferma, dei presidenti: i regolamenti di Montecitorio e Palazzo Madama lo fissano a due anni dalla costituzione delle Commissioni. Il possibile incrocio con la partita sulle poltrone da viceministro e sottosegretario rimaste vacanti

di Marco Rogari

PALAZZO MONTECITORIO SEDE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI PARLAMENTO ITALIANO MONTECITORIO

3' di lettura

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È un potenziale risiko, anche se resta sottotraccia. E potrebbe incrociarsi con la partita delle caselle governative ancora in sospeso, a cominciare da quelle del viceministro delle Infrastrutture e dei sottosegretari all’Università e alla Cultura. Il ricambio, o la conferma, delle presidenze delle ventiquattro Commissioni parlamentari permanenti di Camera (quattordici) e Senato (dieci) potrebbe alimentare nuove tensioni nel centrodestra.

Anche se la maggioranza, alla fine, potrebbe decidere di lasciare al loro posto tutti gli attuali presidenti, senza modificare in alcun modo l’attuale assetto. Che vede sette presidenze assegnate a Fdi alla Camera e cinque al Senato, quattro alla Lega a Montecitorio (anche se una attualmente risulta a carico del gruppo Misto) e tre a Palazzo Madama, dove Fi ne ha due, oltre alle tre nell’altro ramo. Ma è evidente che non si tratta di una scelta indolore. Non a caso il termine (non perentorio) per eventuali ricambi è di fatto già scaduto da tempo. I regolamenti di Camera e Senato indicano chiaramente che dalla data della loro costituzione le Commissioni permanenti sono rinnovate ogni due anni e i loro componenti possono essere confermati.

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L’incrocio con la partita sulle poltrone ministeriali

Molti nella maggioranza guardano a un possibile incrocio della partita sulle possibili nuove presidenze con quella sulle poltrone ministeriali rimaste vacanti. Nel dicembre scorso, come è noto, Galeazzo Bignami (Fdi) ha lasciato l’incarico di viceministro delle Infrastrutture e trasporti per andare a ricoprire nel dicembre scorso quello di capogruppo alla Camera del suo partito. Prima ancora si erano dimessi Augusta Montaruli, sempre di Fdi, da sottosegretario all’Università dopo la condanna definitiva per l’uso improprio dei fondi consiliari del Piemonte negli anni dal 2010 al 2014, e Vittorio Sgarbi (nel febbraio 2024) da sottosegretario alla Cultura.

L’incognita Santanchè

Caselle ancora da riempire, dunque, alle quali si potrebbe aggiungere nelle prossime settimane quella ancora più importante di ministro del Turismo, attualmente occupata da Daniela Santanchè (Fdi). Che è alle prese con gli sviluppi delle inchieste sul caso Visibilia.

Le presidenze delle Commissioni sotto la lente

In attesa dell’evoluzione del caso-Santanchè, resta in sospeso la questione delle altre poltrone ministeriali attualmente vacanti. Se, ad esempio, come da tempo si ipotizza in Parlamento, l’attuale presidente della commissione Trasporti della Camera, Salvatore Deidda (Fdi) venisse nominato viceministro delle Infrastrutture, automaticamente si potrebbe aprire una sorta di valzer delle presidenze di tutte le Commissioni. Alcuni già indicano Fabio Raimondo, un altro esponente del partito di Giorgia Meloni, come successore di Deidda. E tra le presidenze attenzionate ci sono, come sempre, quelle delle commissioni Finanze e Bilancio dei due rami del Parlamento. A Montecitorio non viene escluso del tutto un cambio alla guida della Bilancio, attualmente guidata da Giuseppe Mangiavalori (Fi), magari a favore di un collega di partito. E per quest’ultima eventualità si fanno i nomi dell’azzurro Roberto Pella o dell’attuale presidente della commissione Finanze, Marco Osnato, che, in questo caso, dovrebbe però essere a sua volta sostituito.

Sempre Fi vorrebbe anche far pesare maggiormente pesare la sua forza che nelle ultime consultazioni elettorali è cresciuta rispetto al risultato delle politiche del 2022. Fin qui alla formazione guidata da Antonio Tajani sono state assegnate cinque presidenze (tre alla Camera e due al Senato) contro le sette della Lega: tre a Palazzo Madama, più altre tre a Montecitorio, alle quali va aggiunta la commissione Difesa, che è guidata da Antonino Minardo, deputato eletto con il Carroccio ma che attualmente fa parte del gruppo Misto anche sulla base di un’intesa raggiunta tra la Lega e l’Udc di Lorenzo Cesa.

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