Al di là dei provvedimenti che assumerà il governo, è necessario stimolare un uso consapevole dell’energia perché questo è un passaggio doveroso. Finora si è parlato tanto di energia, di sicurezza, di infrastrutture e di investimenti necessari, ma occorre muoversi anche su questo versante promuovendo ad ampio spettro politiche che stimolino un utilizzo corretto e responsabile dell’energia da parte di tutti.
Veniamo ai vostri piani. Eni ha stretto i bulloni attorno alla strategia di decarbonizzazione fissando step intermedi al 2030 e al 2040 sia in termini di riduzioni di emissioni assolute che di intensità carbonica. Perché questa scelta?
Questa decisione permette innanzitutto a Eni di accelerare verso l’obiettivo di zero emissioni nette. E, quando abbiamo fissato questo nel piano strategico 2022-25, stavamo già velocizzando il nostro percorso, perciò andremo ancora più spediti verso il traguardo. Inoltre i target intermedi ci hanno consentito e ci consentono di interloquire meglio con gli stakeholder che hanno così la possibilità di monitorare le tappe della nostra strategia.
Da quando è arrivata alla presidenza di Eni ha lavorato molto sul rapporto con gli stakeholder. Che ruolo hanno nel processo decisionale del gruppo?
Già dal 2018 Eni colloquia con i suoi stakeholder, ma il confronto si è via via intensificato e, a oggi, il gruppo dialoga con oltre 4800 soggetti per acquisire conoscenza delle aspettative e per comprendere le aree possibili di miglioramento attraverso una piattaforma ad hoc: si parla ormai di platform governance o corptech governance. Ogni anno, poi, Eni fa un’analisi materiale degli argomenti e delle priorità emerse. E qui entra in gioco il cda.