Calore dai depuratori alle città: quattro proposte per non sprecare l’energia
Un dossier del think tank SHIFT individua le norme da cambiare e gli incentivi da costruire per le sinergie tra servizio idrico e teleriscaldamento
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Le acque reflue detengono un patrimonio energetico quasi del tutto ignorato: il calore. I miliardi di litri d’acqua che ogni giorno scorrono nelle reti fognarie mantengono temperature relativamente stabili durante l'anno, comprese tra i 10 e i 20 gradi centigradi. Una caratteristica che consente, attraverso pompe di calore, di elevare la temperatura del fluido termico ai livelli richiesti e alimentare quindi le reti di teleriscaldamento urbano. Trasformare i depuratori in hub energetici capaci di cedere calore alle città è l'obiettivo al centro del primo Climate Paper pubblicato da SHIFT, think tank che si occupa di politiche pubbliche sulla transizione ecologica promosso da Gruppo CAP che riunisce imprese, utility, centri di ricerca, università, associazioni e stakeholder.
Un obiettivo che si può raggiungere attraverso quattro misure concrete, indirizzate al legislatore e alle autorità di regolazione, definite nel documento, così da trasformare un obbligo europeo in un'opportunità industriale. La Direttiva Acque Reflue (UE) 2024/3019, entrata in vigore il 1° gennaio 2025, impone infatti agli impianti con capacità di trattamento superiore a 10.000 abitanti equivalenti di raggiungere la neutralità energetica entro il 2045. La Direttiva Efficienza Energetica (UE) 2023/1791 inoltre fissa per le reti di teleriscaldamento efficienti tappe vincolanti già dal 2028. I decreti attuativi, tuttavia, non risultano ancora recepiti nell’ ordinamento italiano.
Il potenziale di energia ignorato
Un'analisi del Politecnico di Milano citata nel dossier stima che due depuratori entro dieci chilometri da una rete di teleriscaldamento esistente possano fornire circa 144 GWh annui di calore recuperabile, pari a circa il 40% del calore attualmente immesso in rete. A Peschiera Borromeo, Gruppo CAP ha realizzato il primo impianto integrato in Italia di teleriscaldamento e teleraffrescamento alimentato esclusivamente da biogas ottenuto dai fanghi di depurazione. I fanghi, trattati in digestori anaerobici, producono biogas che viene trasformato in energia elettrica e calore. Il surplus termico - in estate convertito in energia frigorifera - serve un centro commerciale, una palazzina comunale e un condominio. Investimento totale: circa 3 milioni di euro, di cui 1,7 coperti da fondi PNRR. Risultato: 2.800 tonnellate di CO₂ evitate ogni anno.
Secondo il dossier, la diffusione di questi modelli richiede però un aggiornamento profondo del quadro normativo nazionale. “Il 61% degli ostacoli percepiti è non tecnico, mentre solo il 39% è riconducibile ad aspetti tecnologici o infrastrutturali”, si legge nella ricerca. Tra le principali criticità figurano barriere economiche e regolatorie, complessità degli iter autorizzativi e un deficit di competenze tecniche nelle amministrazioni locali chiamate a pianificare e approvare interventi che integrano infrastrutture energetiche, idriche e urbane. Il documento individua quattro proposte di intervento, ciascuna indirizzata a un destinatario istituzionale preciso.
Prima e seconda proposta: norme e incentivi
La prima proposta individuata nel dossier SHIFT, indirizzata ai legislatori, riguarda il recepimento delle direttive europee. Occorre garantire che un kilowattora termico valga come un kilowattora elettrico ai fini del computo della neutralità energetica, indipendentemente dal fatto che sia prodotto con o senza pompa di calore. È il cosiddetto principio "1 vale 1", già adottato in Germania e Danimarca.


