Calenda-Pd, dal patto all’addio in tv: così in cinque giorni è finito il «campo plurale»
Le tensioni, le polemiche via social e la paziente tessitura del segretario del Pd che non è riuscito a tenere insieme il «campo plurale»
di Riccardo Ferrazza
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La trattativa per quello che qualcuno ha chiamato “campo plurale” è stata lunga e tortuosa, il patto che ne è nato molto breve. Tanto che alla fine Carlo Calenda, dopo aver annunciato che l’accordo con il Pd per lui non esiste più, si è sentito in dovere di chiedere scusa agli italiani «per aver tenuto appeso il paese su una cosa che in fondo è molto piccola ma per noi è molto grande» ha scandito in diretta tv, ospite di Lucia Annunziata su Raitre. Tutto in due settimane, con i tempi accelerati imposti da una campagna elettorale per la prima volta estiva e compressa in pochi giorni: le elezioni fissate al 25 settembre impongono il deposito dei simboli entro la metà di agosto.
«È una delle decisioni più sofferte - ha detto - ma non intendo andare avanti con questa alleanza» ha affermato Calenda. A fargli cambiare idea, ha spiegato, è stata l’aggiunta dei «pezzi stonati», cioè gli accordi che Letta ha stretto sia con Sinistra Italiana e Verdi sia con Luigi Di Maio e Bruno Tabacci. Una giustificazione che ha fatto infuriare il Pd: «Onore è rispettare la parola data. Il resto è populismo d’élite». La rottura di Azione riapre a nuovi scenari centristi: dietro l’angolo soprattutto Italia Viva di Matteo Renzi.
Il no di Calenda
Si è tornati così all’inizio di tutto, quando il leader di Azione scandiva (era il 22 luglio): «Non abbiamo alcuna intenzione di entrare in cartelli elettorali che vanno dai Verdi a Di Maio». Un “no, grazie” all’alleanza di centrosinistra che però qualche giorno dopo diventa un annuncio: «Da 24 ore è iniziata la prima interlocuzione col Pd che in questi anni ha preferito altri interlocutori, il M5s e l’estrema sinistra, ad esempio», spiega Emma Bonino, senatrice di + Europa che con Azione di Calenda ha siglato il Patto repubblicano.
Il via alle trattative
Le trattative vengono così alla luce. «Noi abbiamo presentato un patto aperto a quelli che non hanno fatto cadere Draghi - afferma Calenda il 26 luglio -. Letta farà le sue riflessioni». Si parla di un primo possibile incontro tra i due ma si finisce presto in una situazione di sostanziale stallo. Servono ancora dei giorni di studio reciproco delle mosse. Con qualche scintilla. «Lancio un appello a Calenda, datti una calmata», dice il ministro dem Andrea Orlando. «Le cose da fare non sono polemiche o picconate, sono solo cose da fare», gli risponde Calenda.
L’incertezza tra i tweet
Ma ancora il 30 luglio il quadro delle candidature del fronte progressista non è ancora chiaro. Incertezza totale, tanto che sul possibile apparentamento del Pd con Azione i rumors vanno dall’accordo fatto o invece tramontato. Nenache i numerosi interventi di Calenda su Twitter contribuiscono a portare chiarezza: «Non possiamo sbagliare la decisione sulla corsa in coalizione al centro o con il @pdnetwork», scrive il leader di Azione spiegando che «da questa decisione dipende la possibilità di contendere la vittoria, che non reputo affatto certa, alla destra e di dare al paese un governo decoroso».








