Il ruolo degli sponsor
Il calcio cambia, le ragazze che fanno gol sono una vetrina di valori condivisi e di una parità che ha iniziato la sua vera partita. Un esempio su tutti: Adidas ha annunciato che le giocatrici che sponsorizza e che vinceranno in Francia avranno premi equivalenti a quelli dei colleghi maschi. La Uefa ha votato Time for Action, piano quinquennale per raddoppiare il numero di giocatrici entro il 2024 nelle federazioni europee fino a quota 2,5 milioni (in Italia oggi sono poco più di 23mila e il Paese al mondo con il miglior rapporto abitanti/calciatrici sono le Faer Oer: 50mila abitanti e 1.520 calciatrici). La campagna Together #WePlayStrong punta alla sponsorizzazione separata delle competizioni femminili per sostenere la crescita dei profitti e la creazione di una divisione calcio femminile specifica. E l'altro grande passo – sottolinea il presidente Uefa, Aleksander Ceferin – è raddoppiare la presenza femminile in tutti gli organismi Uefa.
La voce delle calciatrici
Abituate agli spintoni in area di rigore, le atlete sono le prime ad allargare i gomiti, ma senza farsi ammonire, perché vogliono il loro spazio. Lo spazio vitale che appartiene a ogni essere umano. Sara Gama, padre congolese e mamma italiana, capitana e certezza della Nazionale azzurra, l'ha detto tante volte: «Non abbiamo un'assicurazione sanitaria, una previdenza. Non abbiamo neanche uno stipendio, il nostro è soltanto un rimborso spese. Però lavoriamo come professioniste: tutti i pomeriggi e qualche volta doppio allenamento».
L'8 marzo 28 giocatrici degli Usa hanno fatto causa alla loro federazione per discriminazione di genere: si sentono discriminate rispetto ai maschi perché sottopagate, nonostante identica dedizione e risultati brillanti (gli Usa hanno partecipato a tutte le otto edizioni dei Mondiali femminili, vincendo tre delle quattro finali giocate). Una mossa di accusa simile a quella delle atlete Usa contro la federazione nel 2017 portò alla firma di un contratto collettivo.
Ada Hegerberg, la più forte calciatrice europea, norvegese di nascita adottata dall'Olympique Lione, non sarà al Mondiale perché, dopo aver vinto il Pallone d'oro, ha lasciato la sua Norvegia per protesta contro il percorso ad ostacoli che le ragazze si trovano di fronte nello sport e nella vita.
Le stelle in campo
Questo Mondiale si giocherà su tanti terreni, che non sono solo le nove città ospitanti (Parigi, Lione, Reims, Nizza, Montpellier, Rennes, Le Havre, Valenciennes, Grenoble), ma per le implicazioni sociali che entrano in campo da molto ormai quando si parla di calcio femminile. Poi, il cuore batte e i muscoli entrano in fibrillazione e sarà calcio e solo calcio.