Sanità

Calabria, sanità al collasso per carenza di medici e lavori del Pnrr in ritardo

Non è bastato cooptare i sanitari cubani per rinforzare gli organici degli ospedali: al concorso per 159 sanitari partecipano solo 13 candidati

di Donata Marrazzo

3' di lettura

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Soffre la sanità calabrese, appesa al filo di un battaglione di medici cubani che mantengono in vita reparti e ospedali. Languono i progetti finanziati in ambito sanitario dal Pnrr, come fa notare anche l’ultimo Rapporto Svimez: nuovi ospedali e case di comunità restano un miraggio. Emblematica la situazione dell’ospedale di Cariati, nell’alto Jonio, chiuso in base al piano ospedaliero di razionalizzazione del 2010: nonostante l’annunciata riapertura come struttura di zona disagiata, corredata da decreto, «i lavori procedono a rilento e non se ne conoscono le tempistiche». Lo denuncia il portavoce dell’associazione Lampare del Basso Ionio cosentino Mimmo Formaro.

Sull’ospedale di Cosenza pende la spada di Damocle di un ennesimo studio di fattibilità che contrappone Regione e sindaco della città Bruzia, spostando la soluzione in un tempo indefinito. Quello della Piana di Gioia Tauro è in ritardo di vent’anni.

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Ovunque alla carenza di strutture si aggiunge quella di medici, infermieri e personale socio-sanitario: solo di guardie mediche ne servirebbero 574. L’ospedale di Vibo Valentia ha dovuto sospendere i ricoveri per mancanza di operatori qualificati. E nello stesso ospedale, il commissario della Asp Vittorio Piscitelli per problemi di spazi aveva ipotizzato di trasferire alcuni reparti in una struttura da campo, per tre, quattro mesi al massimo. Un’eventualità che, però, ha scatenato le reazioni avverse della politica e lo sdegno della cittadinanza.

Così, Occhiuto cala la carta della Protezione civile, come nel 2007, quando con un dpcm si decise a livello nazionale di «fronteggiare l’emergenza socio-economico-sanitaria nel territorio della regione Calabria, ricorrendo, appunto, alla protezione civile». «Ho chiesto al governo poteri straordinari per realizzare gli interventi negli ospedali di Vibo Valentia, Sibari, Piana di Gioia Tauro, Reggio Calabria e per sburocratizzare la decisione su Cosenza».

Rubens Curia, medico infettivologo, fondatore di Comunità competente, che riunisce 90 associazioni e comitati di cittadini, apprezza lo sforzo e le intenzioni del presidente della Regione, ma ricorda che «dal 1998 a oggi abbiamo accumulato 1 miliardo e 400 milioni per l’edilizia sanitaria. Durante gli anni dei commissariamenti precedenti non è stato speso nemmeno 1 euro. I primi 300 milioni li ha impegnati Occhiuto. Ma si può fare di più».

Intanto, i bandi per le assunzioni dei medici continuano ad andare deserti. Agli ultimi avvisi per 159 posti in emergenza-urgenza, hanno aderito in tredici. E in quanti accetteranno definitivamente non è ancora dato saperlo.

Prima di ogni altra cosa, però, Roberto Occhiuto punta a uscire dal commissariamento, nominado nuovi vertici. Inoltre fa approvare i bilanci di Asp e ospedali. L’ultimo quello dell’azienda sanitaria di Cosenza, riferito al 2019, registra una perdita d’esercizio di 46 milioni. Rispetto alla vecchia pratica della contabilità orale è forse un passo verso la “normalizzazione” amministrativa. Purché, come temono le opposizioni, non sia un trucco contabile. Nel medio periodo, l’obiettivo del governatore è chiudere il piano di rientro. Ma serve migliorare significativamente i livelli essenziali di assistenza. Attualmente è in verde solo l’aggregato per la macroarea ospedaliera, mentre quelli riferiti a territorio e prevenzione restano sotto soglia.

E si lavora anche sul territorio: con un nuovo decreto, Occhiuto, in veste di commissario alla Sanità, ha disposto l’implementazione del budget per persone con problemi di salute mentale, disabilità ed altre forme di fragilità in tutte le Asp provinciali. Un provvedimento che garantisce la presa in carico globale della persona, favorisce la domiciliarità, integra risorse pubbliche e private, rispondendo in modo mirato e continuativo ai bisogni complessi dei malati. È il risultato di un percorso lungo, partito da un tavolo tecnico regionale dedicato alla salute mentale e alla sanità partecipata al quale ha dato il suo contributo anche la Comunità competente: «La strada è quella giusta – conclude Curia – ma il passo è ancora lento rispetto ai bisogni».

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