Calabria, sanità al collasso per carenza di medici e lavori del Pnrr in ritardo
Non è bastato cooptare i sanitari cubani per rinforzare gli organici degli ospedali: al concorso per 159 sanitari partecipano solo 13 candidati
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Soffre la sanità calabrese, appesa al filo di un battaglione di medici cubani che mantengono in vita reparti e ospedali. Languono i progetti finanziati in ambito sanitario dal Pnrr, come fa notare anche l’ultimo Rapporto Svimez: nuovi ospedali e case di comunità restano un miraggio. Emblematica la situazione dell’ospedale di Cariati, nell’alto Jonio, chiuso in base al piano ospedaliero di razionalizzazione del 2010: nonostante l’annunciata riapertura come struttura di zona disagiata, corredata da decreto, «i lavori procedono a rilento e non se ne conoscono le tempistiche». Lo denuncia il portavoce dell’associazione Lampare del Basso Ionio cosentino Mimmo Formaro.
Sull’ospedale di Cosenza pende la spada di Damocle di un ennesimo studio di fattibilità che contrappone Regione e sindaco della città Bruzia, spostando la soluzione in un tempo indefinito. Quello della Piana di Gioia Tauro è in ritardo di vent’anni.
Ovunque alla carenza di strutture si aggiunge quella di medici, infermieri e personale socio-sanitario: solo di guardie mediche ne servirebbero 574. L’ospedale di Vibo Valentia ha dovuto sospendere i ricoveri per mancanza di operatori qualificati. E nello stesso ospedale, il commissario della Asp Vittorio Piscitelli per problemi di spazi aveva ipotizzato di trasferire alcuni reparti in una struttura da campo, per tre, quattro mesi al massimo. Un’eventualità che, però, ha scatenato le reazioni avverse della politica e lo sdegno della cittadinanza.
Così, Occhiuto cala la carta della Protezione civile, come nel 2007, quando con un dpcm si decise a livello nazionale di «fronteggiare l’emergenza socio-economico-sanitaria nel territorio della regione Calabria, ricorrendo, appunto, alla protezione civile». «Ho chiesto al governo poteri straordinari per realizzare gli interventi negli ospedali di Vibo Valentia, Sibari, Piana di Gioia Tauro, Reggio Calabria e per sburocratizzare la decisione su Cosenza».
Rubens Curia, medico infettivologo, fondatore di Comunità competente, che riunisce 90 associazioni e comitati di cittadini, apprezza lo sforzo e le intenzioni del presidente della Regione, ma ricorda che «dal 1998 a oggi abbiamo accumulato 1 miliardo e 400 milioni per l’edilizia sanitaria. Durante gli anni dei commissariamenti precedenti non è stato speso nemmeno 1 euro. I primi 300 milioni li ha impegnati Occhiuto. Ma si può fare di più».
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