L’accordo tra Usa e Iran

Cacciamine e navi di supporto italiane per Hormuz: il Crotone e il Rimini sono già a Gibuti con 500 militari coinvolti

Si muoveranno alla volta di Hormuz un volta consolidata la tregua, definita la missione internazionale e ricevuto l’ok del Parlamento

di Andrea Carli

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Primi passi concreti verso la pace in Iran con l’Italia che, ha chiarito il ministro della Difesa Guido Crosetto, è «pronta dal punto di vista tecnico ad impegnarsi» nelle operazioni di sminamento dello stretto di Hormuz, chiuso di fatto per 107 giorni.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il Crotone e il Rimini sono già in zona da alcune settimane. I due cacciamine italiani che il governo ha messo a disposizione dell’operazione internazionale pronta ad intervenire per la bonifica dello Stretto dagli ordigni piazzati in mare dagli iraniani sono da alcune settimane nel porto di Gibuti. La Marina italiana vanta nell’attività di sminamento competenze riconosciute a livello Nato.

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I cacciamine sono ora aggregati, dal punto di vista formale, ad Aspides, la missione europea che ha il compito di proteggere le navi che transitano nel Mar Rosso dagli attacchi degli Houthi. Prenderanno il largo alla volta di Hormuz un volta consolidata la tregua, definita la missione internazionale e ricevuto l’ok del Parlamento. Una volta definito il formato, e le regole di ingaggio, la premier Giorgia Meloni dovrebbe riferire alle Camere per chiedere l’autorizzazione a «contribuire a una presenza navale internazionale per accompagnare la piena riapertura» di Hormuz.

La disponibilità italiana a partecipare a un’operazione navale a Hormuz era stata già espressa in forma preliminare al vertice parigino del 18 aprile 2026 e confermata nelle audizioni parlamentari del 13 maggio.

«Lo Stretto di Hormuz sarà completamente aperto venerdì», ha annunciato nelle ultime ore il presidente Usa Donald Trump. Rivolto a Emmanuel Macron ha poi aggiunto: gli Stati Uniti non hanno bisogno di «molto aiuto» per riaprirlo. Ma il passaggio cruciale rimane la firma ufficiale, attesa per il 19 giugno, di quello che al momento è un accordo preliminare tra Washington e Teheran. La cautela, considerato che l’intesa appare fragile, rimane d’obbligo. Nel frattempo la difesa italiana si tiene pronta.

Le caratteristiche dei cacciamine

Crotone e Rimini - in servizio da oltre 30 anni e posizionate abitualmente a La Spezia - sono unità appositamente progettate per la localizzazione e la disattivazione/distruzione di mine navali. Per l’esecuzione di queste operazioni sono dotate di un sofisticato sistema sonar e di due veicoli filoguidati (Rov - Remote Operated Vehicle), tramite i quali è possibile rilevare e investigare ogni oggetto che giace sui fondali marini sino a profondità di circa 600 metri.

La scorta e il sostegno logistico

Come sempre, quando si muovono, i cacciamine sono scortati da altri mezzi che ne garantiscono il supporto logistico e l’adeguata cornice di sicurezza. In tutto dovrebbero essere circa 500 i militari italiani impegnati. La nave logistica potrebbe essere l’Atlante, nuova arrivata della classe Vulcano con elevate capacità di imbarco, trasporto, rifornimento in mare, assistenza tecnica e sanitaria. È dotata di moderni sistemi di autodifesa, con sensori, tra cui radar di navigazione e sorveglianza, sonar anti-ostacolo e per la scoperta di incursioni subacquee. Dispone inoltre di un ponte di volo idoneo all’impiego di tutti gli elicotteri in dotazione alla Marina Militare. A vigilare sulla sicurezza delle operazioni di sminamento potrebbe esserci il Raimondo Montecuccoli, pattugliatore polivalente d’altura della classe Paolo Thaon di Revel con impianti di artiglieria e sistemi con 16 missili Aster. Un’ulteriore nave con funzioni di sicurezza potrebbe essere la fregata Luigi Rizzo, che attualmente opera in Aspides. Ha una slitta a poppa per il rilascio rapido dei mezzi veloci degli incursori di Marina.

Il costo operativo stimato è di 40-60 milioni di euro per 12 mesi di missione.

L’operazione Hormuz, se strutturata come coalizione europea coordinata (con la partecipazione di Francia, Regno Unito, Belgio, Olanda e Italia) potrebbe rappresentare un precedente significativo di autonomia operativa europea in un teatro dove gli Stati Uniti hanno avuto storicamente un ruolo di primo piano.

Esperti avvisano: per Hormuz mesi prima di tornare alla normalità

La ripresa dei flussi di navigazione nello Stretto di Hormuz resta tuttavia un’operazione complessa. Nonostante l’assenza di dettagli dell’accordo tra Stati Uniti e Iran, secondo gli esperti tornare ai livelli pre-crisi è sempre meno probabile, soprattutto a causa della “congestione” che si è andata a creare dentro e fuori dallo Stretto. A pesare soprattutto sulle decisioni dei marittimi sono i nodi delle mine presenti nel tratto di mare e sulle ipotesi di pedaggi. Per una bonifica completa dello Stretto di Hormuz in grado di rimuovere le mine sarebbero necessari tempi tra i tre e i sei mesi.

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