La proposta all’esame del Senato

Caccia, presentata la riforma in Cdm: calendari più lunghi e nascono le imprese faunistico-venatorie

La legge punta a regolare l’attività venatoria in base a uno scenario della fauna selvatica che in questi ultimi anni è profondamente cambiato, di certo è completamente diverso rispetto ai primi anni ’90 quando fu varata la legge 157

di Giorgio dell'Orefice

4' di lettura

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Il ministro dell’Agricoltura Lollobrigida ha presentato al Consiglio dei ministri il testo di modifica alla legge 157/92 sulla “protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio”, noto anche come legge sulla caccia. Questa mattina, infatti, i capigruppo di maggioranza (Malan per Fdi, Romeo per la Lega, Gasparri per Forza Italia e il vicecapogruppo del misto Salvitti) hanno depositato al Senato il testo per aggiornare una legge che è ormai datata e non garantisce un’efficiente gestione del territorio.

Nonostante le molteplici accuse venute nelle scorse settimane dalle associazioni ambientaliste e animaliste secondo cui il Governo punta a liberalizzare la caccia con grave minaccia per la fauna selvatica, viene invece portata avanti una iniziativa legislativa che punta a regolare l’attività venatoria in base a uno scenario della fauna selvatica che in questi ultimi anni è profondamente cambiato, di certo è completamente diverso rispetto ai primi anni ’90 quando fu varata la legge 157.

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La proliferazione fuori misura della fauna selvatica in molte regioni italiane è alla base di gravi danni economici alle imprese agricole italiane (solo nelle ultime settimane sono state segnalate distruzioni di raccolti in aziende vitivinicole e ortofrutticole da parte di daini, caprioli e cinghiali ), è responsabile di una forte crescita di incidenti stradali con animali selvatici ed è alla base della diffusione (attraverso il veicolo della popolazione di cinghiali) della Peste suina africana, malattia non trasmissibile all’uomo ma che può arrecare gravissimi danni economici agli allevamenti di suini stimati in circa 2 miliardi per l’intera filiera della salumeria made in Italy qualora paesi stranieri bloccassero l’export.

“Chi governa – ha spiegato il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida in Cdm - ha il dovere e l’onere di rispondere alle esigenze della Nazione. Noi siamo partiti da un atto del Senato che impegnava formalmente il Governo nella scorsa legislatura, e da altri atti di questa legislatura che sottolineano la necessità di un intervento, a risolvere quella che viene definita una vera e propria ”situazione emergenziale”. La natura della legge impone che sia il Parlamento a doversene occupare dando occasione a tutte le parti interessate di rappresentare le loro opinioni e posizioni. Il testo di base è un testo equilibrato che costituisce una base di partenza per il lavoro sulla 157/92 che non è più rinviabile. Se c’è una differenza tra il modo di fare politica di questo Governo e quelli precedenti è che se il Parlamento dà un indirizzo ad amplissima maggioranza, comprese le forze politiche che in questo momento sono all’opposizione, l’Esecutivo agisce di conseguenza come è suo dovere fare”.

Il testo depositato dai capigruppo parte dalla relazione sull’atto del Senato (che impegnava il Governo) sui danni causati all’agricoltura dalla fauna selvatica. Relazione che era stata approvata senza alcun voto contrario, neanche delle forze che oggi sono all’opposizione.

Nel testo della relazione, risultato di più di un anno di lavoro durante il quale sono state audite tutte le principali associazioni interessate comprese quelle animaliste e ambientaliste, si parla anche degli squilibri che il mancato controllo della fauna selvatica porta non solo all’attività dell’uomo ma all’ecosistema stesso.

Il testo depositato al Senato godrà di tempi più veloci, visto che i lavori di preparazione del testo base ha già visto l’ok dei ministeri competenti per materia, e si è escluso il conflitto con le direttive europee in materia, ma al tempo stesso metterà il Parlamento nelle condizioni di sentire tutte le parti interessate

“La situazione descritta sull’attuale stato della fauna selvatica in Italia – spiegano al Masaf citando i punti della relazione del Senato - presenta i tratti dell’emergenza, con significative ricadute sulla produzione agricola, sulla sicurezza pubblica e sulla tutela del territorio. Occorre ricercare un nuovo equilibrio nei rapporti tra l’uomo e la fauna selvatica mediante un intervento sull’assetto normativo e quindi sulla legge 157 del 1992. Il testo è stato già sottoposto all’attenzione del ministero dell’Ambiente, al ministero dell’Interno, di quello della Salute e del ministero del Turismo”.

Il ddl di modifica delle regole di protezione della fauna selvatica e di gestione dell’attività venatoria è composto da diciotto articoli e punta alla ricerca di un equilibrio dinamico tra ambiente e territorio. In quest’ottica delinea una governance multifattoriale della biodiversità, capace di armonizzare esigenze ambientali, attività agricole, sicurezza pubblica e pratiche venatorie regolamentate.

Il ddl interviene sulla pianificazione faunistico-venatoria, e in particolare sull’organizzazione degli ambiti territoriali di caccia (ATC) che potranno essere individuati in autonomia dalle Regioni.

Ma, soprattutto, affronta un nodo critico nella gestione dell’attività venatoria: la determinazione dei calendari venatori regionali. Le regioni, sulla base di rigorosi dati scientifici in coerenza con le specificità territoriali, potranno posticipare l’attività venatoria per alcune specie oltre la prima decade di febbraio.

“Il provvedimento – spiega chi ha lavorato al dossier parlando del testo presentato - prevede poi la possibilità che le regioni possano autorizzare l’istituzione di aziende faunistico-venatorie costituite in forma di impresa. La modifica, amplierebbe le condizioni per l’accesso e per l’esercizio di un’attività suscettibile di generare opportunità economiche anche in aree periferiche, nonché di migliorare la gestione e il presidio dell’ambiente su oltre 2 milioni di ettari. La modifica, infine, avrebbe riflessi positivi sul piano tributario, consentendo l’applicazione di un regime fiscale, maggiormente coerente con il carattere imprenditoriale dell’attività svolta dalle aziende faunistico venatorie”.

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