Paralimpiade Milano Cortina 2026

«C’è sempre una seconda possibilità con lo sport»

Francesca Porcellato, 13 partecipazioni paralimpiche, ha acceso il braciere: conta migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità

di Dario Ricci

Francesca Porcellato

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Tredici partecipazioni paralimpiche tra edizioni estive e invernali, con 15 medaglie vinte nell’atletica leggera, ciclismo e sci di fondo. Ma Francesca Porcellato, classe 1970 di Castelfranco Veneto, la “rossa volante” (in virtù del colore dei capelli, che, con il soprannome, l’accomuna a Eugenio Monti) dello sport paralimpico mondiale, è riuscita ancora a emozionarsi nell’accendere il braciere di Cortina, durante la cerimonia inaugurale. «Sarà che sono veneta, sarà che è la seconda paralimpiade invernale in Italia dopo Torino 2006, insomma avvicinarsi a quel sacro fuoco fa sempre piacere!», ci dice mentre attraversa con la sua carrozzina (compagna di viaggio fin da quando, a 18 mesi, fu investita da un camion) Corso Italia, il cuore di Cortina, proprio dopo aver acceso il braciere paralimpico.

Cortina sarà il cuore di questa Paralimpiade: come l’ha vista prepararsi per i Giochi?

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«In continuità con i Giochi terminati il 22 febbraio. Edizione dopo edizione, lo stacco tra i due eventi si va attenuando. C’è tanto fermento, in questi giorni sono andata a vedere il curling e la gente era entusiasta e partecipe: bellissimo!».

Fuoco che si riaccende in giorni sempre più amari per il mondo: che messaggio arriva dalla Paralimpiade?

«Che la vita va amata e vissuta appieno. Le altre cose sono inutili. Concetto semplice, ma fondamentale. Mi spiace che le tensioni internazionali offuschino in qualche modo questo appuntamento, ma sono certa che la Paralimpiade porterà anche un segnale di speranza».

Torino 2006 migliorò la nostra cultura sportiva. Capiterà lo stesso con Milano Cortina?

«Ci sarà una grandissima eredità. Impareremo e vedremo cose nuove, ma soprattutto le impareranno e vedranno i giovani e i bambini, e le persone che hanno acquisito una disabilità vedranno possibilità di fare sport alle quali prima magari non avevano pensato. L’eredità più importante è la capacità di reinventarsi, di andare avanti nonostante tutto».

Anche perché l’obiettivo non è tanto e solo trovare nuovi campioni, ma avvicinare alla pratica sportiva chi lo sport non lo ha mai praticato, giusto?

«Le atlete e gli atleti che ammiriamo in questi giorni sono fonte d’ispirazione, e ci ricordano che c’è sempre una seconda possibilità, e che spesso passa attraverso lo sport, che migliora la qualità della vita quotidiana anche delle persone con disabilità. Benessere e felicità di praticare l’attività sportiva che ci piace sono le vere medaglie di questa Paralimpiade, e sono davvero raggiungibili da tutti».

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