Il fenomeno

Bullismo e cyberbullismo in crescita: i numeri in Europa. Gli esperti: denunciate

I dati parlano di un fenomeno in aumento. Cosa fanno i governi? Le iniziative di Italia, Spagna, Repubblica Ceca e Lituania

di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore), Lola García-Ajofrín (El Confidencial, Spagna), Justė Ancevičiūt (Delfi, Lituania), Petr Jedlička (Denik Referendum, Repubblica Ceca)

7' di lettura

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Il fenomeno delle violenze fisiche, psicologiche e online interessa sia i ragazzi sia le ragazze. Per la presidente del Tribunale dei minori di Napoli è necessario denunciare sempre i fatti.

Francesco aveva paura di passare anche nelle strade affollate. Perché quel «ciccione» che i compagni di scuola gli gridavano quando passava, accompagnato da qualche spintone e “schiaffetto” in testa erano diventati un incubo. C’è voluto tempo a superare la vergogna e la paura di eventuali ritorsioni ma, alla fine, «preso il coraggio in mano» ha chiesto aiuto: a casa e alle forze dell’ordine che hanno bloccato i “bulli”. La storia di Francesco, che è capitata a un adolescente di Cagliari, ma è molto simile a quelle che quotidianamente si registrano in quasi tutti i centri d’Italia, non è che una rappresentazione di un fenomeno in crescita.

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I casi tra i ragazzi di 11- 19 anni

«Nel 2023 il 68,5% dei ragazzi 11-19enni dichiara di essere rimasto vittima di almeno un comportamento offensivo non rispettoso e o violento, online e o offline, nei 12 mesi precedenti la rilevazione - si legge nel rapporto dell’Istat -. Il 21% dichiara di essere rimasto vittima di bullismo, ossia di aver vissuto tali comportamenti in maniera continuativa (più volte al mese), l’8% più volte a settimana». Non solo, oltre il 14% degli 11-19enni ha subìto offese e insulti più volte al mese e un giovane su 10 è stato vittima di esclusione con frequenza anche maggiore.

Offese e minacce anche tra le femmine

Per i maschi il bullismo si manifesta soprattutto attraverso offese e insulti (16% rispetto al 12,3% delle femmine), l’impatto dell’esclusione per le ragazze è superiore al 12% (contro l’8,5% riscontrato tra i maschi). Alle violenze fisiche, che si manifestano con aggressioni o “prove di forza” in cui la vittima è sempre fisicamente meno prestante del bullo, si sommano quelle online. In questo panorama, secondo la rilevazione dell’Istat, «il 34% dei giovani 11-19enni ha subìto comportamenti vessatori online almeno una volta nel corso dei 12 mesi precedenti la rilevazione, il 7,8% ne è rimasto vittima più volte al mese. È l’8,9% dei maschi a dichiararsi bullizzato online più volte al mese contro il 6,6% delle femmine».

La presidente del Tribunale dei minori

Che il fenomeno sia in crescita non lo certificano solamente i dati ma anche il lavoro degli addetti ai lavori che quotidianamente si occupano delle problematiche giovanili. A spiegare questo scenario è Paola Brunese, presidente del Tribunale dei minori di Napoli: «I maschi sono i principali autori delle condotte in esame ed anche del cyberbullismo omofono, transfobico e razziale ma, a volte, anche giovani ragazze - argomenta -prendono di mira la coetanea non omologata al gruppo per il diverso modo di vestire o per il differente stile di vita condotto e si divertono a renderle la vita impossibile, facendosi forza nella appartenenza al gruppo. Mi è capitato di conoscere condotte di bullismo praticate dalle ragazze per ragioni di invidia o di gelosia». Violenza e bullismo, non solo fisico ma anche virtuale.

Fisico e virtuale, due ambiti contigui

Due ambiti che, per la presidente del tribunale dei minori, sono «contigui». «Sovente un componente del gruppo filma l’aggressione posta in essere dal gruppo di bulli ad un coetaneo e poi mette in rete il filmato - argomenta -, così aggiungendo al dolore fisico subito dalla persona offesa per l’aggressione, il dolore psichico derivante dall’umiliazione prodotta dalla conoscenza del filmato da parte dei compagni di classe e non solo».

Una via d’uscita

Eppure una via d’uscita c’è. E d è quella che si deve percorrere superando anche la vergogna. «Per limitare questo fenomeno non bisogna subire ma occorre denunziare - aggiunge -. Personalmente consiglio alle vittime di questi odiosi e diffusi fenomeni di non isolarsi e di parlarne con qualcuno di fiducia per essere supportate ed aiutate nello sporgere la denunzia. Rappresento che è importante documentare gli eventi, annotando le date, i luoghi e tutti i dettagli possibili in modo da consentire che la denunzia possa trovare riscontri. Consiglio alle famiglie di fornire ai figli minori che ne sono vittime idonei supporti professionali e profonda comprensione».

Ognuno il proprio ruolo

In questo contesto un ruolo devono svolgerlo tutte le parti coinvolte. «Il fenomeno rimane una sfida importante, richiedendo un impegno corale da parte delle istituzioni, delle famiglie e delle comunità - prosegue ancora -. Solo una adeguata educazione al rispetto dell’altro, anche se diverso da sé, può arginare il fenomeno e tale rispetto va insegnato prioritariamente in famiglia anche fornendo ai figli esempi positivi perché i un grammo di esempio vale più di un chilo di parole».

Dalla parte delle vittime poi ci sono anche le norme, come rimarca la presidente Brunese. Si tratta della «legge 71 del 2017 che prevede misure per tutelare le vittime, come la possibilità di chiedere al gestore di oscurare le immagini che mortificano o minacciano la persona offesa e ,nel caso in cui tale tutela non sia attuata nelle 48 ore dalla segnalazione ,di rivolgersi al Garante per la privacy per ottenerla e che fa obbligo alle scuole di adottare politiche di prevenzione».

Il mondo scientifico

A guardare «con molta» attenzione il fenomeno c’è la comunità scientifica. Non a caso Emilio Lupo, psichiatra e responsabile nazionale dell’associazione Psichiatria democratica parla di “fenomeni da non sottovalutare”. : «E’ questo un tema complesso e delicato e segna in particolare la vita dei giovani e degli adolescenti, si affidano e ne subiscono sui social la brutalità della derisione e dello stigma che tocca l’intimità della persona - dice lo psichitra -. Sono sempre meno significativi i rapporti reali, ed è sempre più profonda l’insoddisfazione e la solitudine, la difficoltà di relazione e sempre più spasmodico si presenta il bisogno di apparire, di essere riconosciuti ed apprezzati dalla comunità mediatica».

Parole come pietre

Per il responsabile di Psichiatria democratica «è ancora più forte ed attuale il monito di Carlo Levi”Le parole sono pietre” che, se usate con malvagità, fanno soffrire, lacerano e offendono con il gusto di distruggere e ferire l’altro, negato nella sua dignità di persona, percepito come qualcosa da umiliare. Si instaura così una condizione che si ripete e diventa tormento e che non ha limiti, né tregua. Sono parole che fanno male più delle pietre e che feriscono l’anima già fragile dei nostri ragazzi alle prese con la loro solitudine spesso disperata»

La Spagna fa fronte comune contro il bullismo

Secondo il *Rapporto 2024 sul bullismo scolastico* della Fondazione ANAR e della Fondazione Mutua Madrileña, il 9,4% degli studenti spagnoli è vittima di bullismo e/o cyberbullismo. L’indagine ha coinvolto 9.302 alunni e 454 docenti di 194 istituti scolastici in cinque regioni: Madrid, Valencia, Castiglia e León, Castiglia-La Mancia e Baleari.

Il bullismo in presenza è il più diffuso (6,5%), seguito dal cyberbullismo (1,1%) e dai casi misti (1,8%). Il 49,8% delle aggressioni avviene in gruppo, con un’incidenza maggiore tra i maschi (62,4%). Online, le piattaforme più coinvolte sono WhatsApp (71,9%), Instagram (44,8%) e TikTok (41,7%). In un caso su cinque, è coinvolta l’intelligenza artificiale.

Le istituzioni spagnole stanno rafforzando le misure preventive. Il Ministero dell’Istruzione dispone di protocolli dedicati, mentre la Polizia Nazionale ha realizzato oltre 31mila attività informative nell’ultimo anno scolastico. Le Asturie, in particolare, saranno la prima comunità autonoma ad adottare obbligatoriamente il programma di tutoraggio tra pari (TEI) in tutte le scuole pubbliche e convenzionate dal 2025/2026. Il progetto, basato sull’intelligenza emotiva e la psicologia positiva, prevede formazione specifica per docenti e studenti, mentoring tra pari e coinvolgimento dell’intera comunità scolastica.

Dal 2016, ANAR e Mutua Madrileña promuovono workshop contro il bullismo: 514 quelli realizzati solo nell’ultimo anno. Inoltre, l’associazione AEPAE utilizza il test informatico TEBAE per individuare situazioni a rischio ed è parte della Rete europea contro il bullismo (EAN), che unisce 22 organizzazioni in 15 Paesi.

Lituania, oltre un terzo dei ragazzi ammette di aver bullizzato online

Secondo l’indagine internazionale sulla salute e lo stile di vita degli studenti condotta in oltre 40 Paesi e aggiornata in Lituania nel 2022, il cyberbullismo è in netto aumento nonostante un calo del bullismo fisico. Su oltre 6mila studenti intervistati in 124 scuole, il 36% dei ragazzi e il 17% delle ragazze ha ammesso di aver bullizzato qualcuno online almeno una volta negli ultimi mesi. Il 30% dei maschi e il 20% delle femmine ha invece dichiarato di essere stato vittima di cyberbullismo.

Gli esperti evidenziano la natura pervasiva e continua del bullismo digitale: la rete è uno spazio pubblico da cui non ci si può allontanare, dove i contenuti umilianti possono diffondersi rapidamente e raggiungere vasti pubblici, con gravi conseguenze psicologiche. Fenomeni come la “diffusione della responsabilità” impediscono inoltre agli spettatori di intervenire. L’espressione si riferisce al fenomeno psicologico per cui quando molte persone assistono a un comportamento scorretto nessuno interviene perché tutti pensano che qualcun altro lo farà.

La psicologa della “Vaikų linija” (Linea Bambini), J. S. Jasiulionė, sottolinea come l’AI stia aggravando il problema, consentendo la creazione di contenuti falsi ma credibili (come foto compromettenti), mentre la normalizzazione del bullismo come “umorismo” o “roasting” impedisce di riconoscerne la violenza. Gli adulti, e in particolare le figure pubbliche, hanno una grande responsabilità nel definire i confini tra scherzo e offesa, e devono agire come modelli di comportamento.

Fondamentale è l’intervento precoce degli adulti: il bullismo, online come offline, spesso nasce da norme sociali tossiche e da bisogni emotivi insoddisfatti. La collaborazione tra genitori, scuole e coetanei è essenziale per prevenire, riconoscere e contrastare efficacemente questi comportamenti.

Repubblica Ceca, mancano dati completi sul bullismo ma cresce l’allarme sociale

In Repubblica Ceca non esistono ancora dati ufficiali completi sul bullismo tra minori. Le uniche informazioni disponibili riguardano i casi con esiti fisici gravi, i suicidi riconducibili a episodi di bullismo (20–25 l’anno) e una crescente percezione pubblica del fenomeno. Solo di recente il governo ha introdotto l’obbligo per le scuole di monitorare e segnalare sistematicamente tutti i casi, e i primi dati completi arriveranno nei prossimi anni.

Il dibattito pubblico è spesso alimentato da episodi estremi, ripresi con il cellulare e diffusi online. Dopo uno di questi, il Ministero dell’Istruzione ha inviato alle scuole un manuale con linee guida su prevenzione, comunicazione con famiglie e studenti, collaborazione con la polizia e istituzione di team di crisi. Entro il 2027 ogni scuola dovrebbe avere uno psicologo a tempo pieno e saranno attivati tre team di intervento rapido operativi su scala nazionale.

Alcuni psicologi sottolineano che l’impressione di aumento del bullismo potrebbe essere legata a una maggiore sensibilità e capacità di riconoscere il problema da parte degli insegnanti. Ma preoccupa una novità concreta: la nascita di comunità online locali, spesso su TikTok, dove i ragazzi condividono video di episodi di bullismo e si incitano a vicenda. Le forze dell’ordine stanno già intervenendo per contrastare il fenomeno.

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse”

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