Guerra ibrida

Drone ucraino esploso in Bulgaria, Sofia convoca ambasciatore di Kiev

Lo ha riferito il premier bulgaro Roumen Radev, precisando che l’esplosione è avvenuta “nelle immediate vicinanze” del posto di frontiera di Kardam, nel nord-est del Paese

FOTO D'ARCHIVIO: Il primo ministro bulgaro Rumen Radev interviene durante una conferenza stampa improvvisata in occasione del vertice dei leader della NATO ad Ankara, in Turchia, l'8 luglio 2026. REUTERS/Yves Herman/Foto d'archivio REUTERS

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Il ministero degli Esteri bulgaro ha annunciato la convocazione per lunedì dell’ambasciatrice ucraina a Sofia, dopo l’esplosione di un drone identificato come ucraino nelle vicinanze di un gasdotto nel territorio della Bulgaria. Lo riportano i media britannici e internazionali. Si tratta di un atto che mira a ottenere un chiarimento, anche se il governo bulgaro ha già escluso l’ipotesi di un atto deliberato da parte dell’Ucraina, cosa che Kiev ha pure negato a stretto giro.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

I fatti

 Un drone entrato nel territorio della Bulgaria dalla vicina Romania è esploso questa mattina nei pressi del confine tra i due Paesi, vicino al gasdotto Transbalcanico che collega la Turchia all’Ucraina. Lo ha riferito il premier bulgaro Roumen Radev, precisando che l’esplosione è avvenuta “nelle immediate vicinanze” del posto di frontiera di Kardam, nel nord-est del Paese, a circa un chilometro da una stazione di compressione del gasdotto. “Non ci sono vittime”, ha dichiarato Radev in un video diffuso dal governo sui social.

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Bulgaria convoca consiglio di sicurezza ed esamina detriti

Durante una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza Nazionale convocata ad hoc, il premier bulgaro ha spiegato che gli specialisti locali dell’esercito, della polizia e della guardia di frontiera “sono al lavoro per determinare il tipo di drone” esploso vicino al confine con la Romania, presso il Mar Nero, a poca distanza di una stazione di compressione del gasdotto turco-ucraino-romeno-bulgaro Trans-Balkan. “Non ci sono state vittime, né danni agli edifici circostanti”, ha confermato Radev, sottolineando che la deflagrazione è avvenuta vicinissimo al confine: appena 100 metri entro il territorio della Bulgaria. Il primo ministro ha affermato che “il suono del drone è stato rilevato dalla polizia di frontiera romena”, subito prima del boato dello scoppio. Mentre non vi sono stati, a detta di Radev, preavvisi da parte delle strutture di monitoraggio della Nato. L’area in cui sono caduti i detriti è stata intanto cordonata. Fonti bulgare hanno precisato a margine della riunione di Sofia che l’episodio sarà approfondito e discusso anche in sede Nato nel prossimo meeting del Consiglio del Nord Atlantico, al pari di incidenti analoghi recenti denunciati da Paesi quali Romania o Polonia: in alcuni casi con sospetti indirizzati apertamente verso la Russia in guerra con l’Ucraina.

La smentita di Bucarest

Il ministero della Difesa romeno ha smentito che il drone sia arrivato attraverso lo spazio aereo della Romania, come sostenuto dal governo di Sofia. Secondo Bucarest, i sistemi radar militari non hanno rilevato alcun velivolo diretto dalla Romania verso la Bulgaria né, nelle ore precedenti all’esplosione, traiettorie compatibili con un attraversamento dello spazio aereo romeno. Le precisazioni arrivano dopo che il premier bulgaro Rumen Radev aveva affermato che il drone era entrato in Bulgaria dalla Romania prima di esplodere in un campo di girasoli, a circa 100 metri dal confine e a un chilometro da una stazione di compressione lungo il gasdotto Trans-Balkan. Il velivolo avrebbe trasportato una consistente quantità di esplosivo. Non si registrano vittime né danni alle infrastrutture. Il ministero della Difesa romeno ha annunciato che continuerà a monitorare la zona di confine.

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