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Titoli di Stato sotto tiro
Non si arresta l’ondata di vendite sul segmento dei governativi. Perché? Ne parliamo con Andrea Campisi, senior investment manager di Pictet AM
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Il rincaro del petrolio, l’aumento dell’inflazione e le attese di ulteriori rialzi dei tassi da parte della Bce si riverberano anche nelle aste in cui il Tesoro ha collocato BTp. I rendimenti visti nell’asta dei titoli di Stato di Buoni a 5 e 10 anni sono infatti saliti ai massimi degli ultimi tre anni. Fotografando il movimento al rialzo che si era già visto sui mercati secondari.
Sono stati collocati bond per 8 miliardi complessivi. Nel dettaglio, è stata assegnata la prima tranche del nuovo BTp benchmark a 5 anni scadenza 01/02/2032 per 3,5 miliardi con un rendimento in salita di ben 63 punti base rispetto all’asta precedente al 4,0%, record da ottobre 2023. La domanda è stata pari a 5,389 miliardi per un rapporto di copertura di 1,54. È stata poi assegnata la terza tranche del BTp a 10 anni scadenza 01/10/2036 per 3 miliardi con un rendimento salito di 49 punti base al 4,58%, anche in questo caso sui massimi da ottobre 2023. La domanda è stata pari a 4,678 miliardi per un rapporto di copertura di 1,56. È stata infine collocata la nona tranche del CcTeu scadenza 15/04/2036 per 1,5 miliardi con un rendimento del 3,38 per cento. La domanda è stata di 2,617 miliardi per un rapporto di copertura di 1,75.
I dati di oggi si inseriscono in un contesto in cui i rendimenti obbligazionari salgono e toccano nuovi massimi pluridecennali sulle scadenze lunghe: dal 2007 il decennale statunitense al 5,24%, dal 2009 il Bund tedesco al 3,65%. Lo spread BTp-Bund resta stabile intorno ai 95 punti. Questo aumento dei rendimenti, come accennato, è legato a molteplici fattori. Il primo è il rialzo del prezzo del petrolio, che ha rincarato i carburanti. In crescita anche i prezzi dell’energia, del rame e del grano. Tutto questo porta a continui aumenti dell’inflazione, sia in Europa sia in America. Proprio stamattina è uscita l’inflazione spagnola di settembre, che è salita al 4,9%.
Questo aumenta le aspettative di rialzi dei tassi da parte delle banche centrali, a partire dalla Bce. Morale: i titoli di Stato sul mercato adeguano i rendimenti al rialzo, proprio per queste aspettative. Pesano poi i timori globali sui conti pubblici e - soprattutto negli Usa - la concorrenza esercitata dalle gigantesche emissioni di bond da parte delle big tech per finanziare gli investimenti in AI. Così i rendimenti die titoli di Stato salgono e con essi il costo del debito pubblico. Le aste di oggi sono solo l’ultima - ennesima - fotografia di questo fenomeno globale.