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La tempesta sui bond
BTp oltre il 3%, ora la Bce attiverà lo scudo anti-spread?
Sui mercati torna a farsi sentire l’avversione al rischio e i tassi italiani tornano ai livelli di ottobre 2018. Occhi puntanti sull’Eurotower e sul meccanismo di sostegno ai titoli di Stato su cui sta lavorando.
Tre per cento. Arriva anche per il BTp il momento di superare sulla scadenza dei 10 anni una barriera forse solo «psicologica», ma che per le finanze italiane rappresenta pur sempre un aggravio di spese. Era dall’ottobre 2018 che non si vedeva un livello così elevato, ma se tre anni e mezzo fa lo sbalzo era da collegare a uno dei (frequenti) momenti di instabilità politica con Lega e M5S ai ferri corti all’interno del primo governo Conte, oggi le cause sono quasi tutte esterne al nostro Paese e da ricercare nell’atteggiamento sempre più aggressivo delle Banche centrali nel contrastare il ritorno dell’inflazione.
LA FRAMMENTAZIONE NELL’EUROZONA
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Banche centrali ancora all’azione sui tassi
All’indomani del rialzo dei tassi di 50 centesimi operato il 4 maggio dalla Federal Reserve Usa, sul mercato sono arrivate altre tre «strette» monetarie dall’Europa, tutte ampiamente previste - 25 punti base in più dalla Banca d’Inghilterra (dove i tassi sono ora all’1%), 75 punti per la Repubblica ceca e per la Polonia (rispettivamente al 5,75% e al 5,25%) - mentre la Norvegia ha rimandato l’appuntamento a giugno. Sono però ancora le conseguenze della mossa Fed a condizionare gli investitori, che in chiave Eurozona continuano ovviamente a puntare le antenne verso la Bce.
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Sotto questo aspetto, la mattina aveva portato sollievo ai titoli di Stato, complici anche le parole improntate alla cautela di Fabio Panetta. In merito a un rialzo dei tassi, il membro del consiglio esecutivo dell’Eurotower aveva segnalato che sarebbe «imprudente muoversi senza aver visto i dati del secondo trimestre e discutere misure ulteriori senza una piena comprensione dell’evoluzione dell’economia nei mesi successivi», gettando acqua sul fuoco delle crescenti attese.
La risalita dei rendimenti obbligazionari
Di qui la momentanea discesa dei tassi italiani fino al 2,82%, che poi ha però subito un brusco stop nel pomeriggio, senza che vi fossero apparenti novità dal versante macro o banche centrali, quando l’apertura di Wall Street ha mostrato come l’ottimismo dimostrato immediatamente dopo la mossa Fed da 50 punti base fosse soltanto temporaneo. «Il rischio è che i rialzi si rivelino insufficienti a smorzare l’inflazione galoppante negli Stati Uniti, rendendo necessarie misure più aggressive, e più dolorose, in un futuro prossimo», riconosce Wolfgang Bauer, gestore di M&G Investments.
E se in Borsa la nuova ondata di avversione al rischio si è tradotta con un tonfo di New York, che ha riportare in rosso l’Europa (-0,6% Milano e Francoforte), sull’obbligazionario si è assistito a un’immediata ripartenza dei rendimenti. La rincorsa ha portato i Treasury Usa al 3,09% sulla scadenza decennale, il Bund all’1,05% e il BTp a raggiungere appunto il 3,03% con lo spread Italia-Germania a 198 punti.
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Serve più chiarezza sul meccanismo di sostegno Bce per catalizzare un restringimento degli spread
Goldman Sachs Soeren Radde
Inevitabile su quest’ultimo aspetto che le antenne si orientino di nuovo verso Francoforte, stavolta su quel possibile strumento di sostegno per i titoli sovrani segnalato dall’Eurotower. L’impressione è che i mercati stiano già scontando con una certa probabilità l’attivazione di un simile meccanismo, ma soltanto «una maggiore chiarezza, in particolare sui fattori in grado di attivare e sulle dimensioni di tale strumento, possa catalizzare un restringimento degli spread, con un rally dei titoli periferici e un’ulteriore svendita dei Bund», segnala Soeren Radde di Goldman Sachs.
I segnali per la Bce
Per valutare il grado di frammentazione del mercato la Bce ha in passato utilizzato il differenziale tra i rendimenti sovrani ponderati per il Pil di ciascun Paese dell’area euro e la curva Ois (Overnight indexed swap, che indica il livello medio atteso dei tassi interbancari nel periodo considerato). Il fatto che questo particolare spread si stia muovendo lateralmente non sembrerebbe destare particolare allarmismo, ma nel contesto odierno di avversione al rischio da un indicatore del genere possono anche arrivare segnali fuorvianti.
L’allargamento dello spread ricorda che nelle varie giurisdizioni i sovrani, le banche e le società devono far fronte a costi di finanziamento sempre più differenti
UniCredit Research Luca Cazzulani
«I titoli dei Paesi core hanno sovraperformato, mentre gli spread degli emittenti con beta tradizionalmente elevato come l’Italia si sono ampliati rispetto all’Ois», conferma Luca Cazzulani di UniCredit Research, puntando il dito proprio sullo scarto BTp-Bund ormai vicino a quota 200. «Questo allargamento - avverte ancora lo strategist - ricorda che nelle varie giurisdizioni i sovrani, le banche e le società devono far fronte a costi di finanziamento sempre più differenti». Insomma, un segnale lampante della frammentazione, che la Bce dovrebbe essere in grado di cogliere per passare all’azione.
Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario
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