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Ecco le valutazioni di Davide Pasquali, vicepresidente e direttore di Pharus Asset Management Sa e Pharus Management Lux Sa e presidente di Pharus Sicav e Multi Stars Sicav, sulle incognite che in questo momento condizionano l’andamento dei mercati finanziari a livello globale.
In che modo le pressioni sui prezzi dell’energia andranno a rimescolare le variabili che condizionano i mercati, prime tra tutti tassi di interesse e inflazione?
Le tensioni sui prezzi dell’energia stanno riportando in primo piano uno shock da offerta che complica il lavoro delle banche centrali. L’inflazione, che sembrava avviata verso il target, torna a salire e soprattutto rischia di trasferirsi alla componente core, più persistente. Questo cambia radicalmente lo scenario: i tagli dei tassi attesi si trasformano in una pausa prolungata o, in caso di ulteriore escalation, in nuovi rialzi. Il problema è che tutto questo avviene in un contesto di crescita già debole, con il rischio concreto di una dinamica stagflattiva, cioè inflazione elevata e PIL in rallentamento.
Ci sono aree geografiche che possono ritenersi più al riparo dall’escalation delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente?
Alcune aree risultano relativamente più resilienti per ragioni strutturali. Il Nord America beneficia di una sostanziale autonomia energetica, che attenua l’impatto dello shock. In parallelo, diverse economie emergenti, in particolare in America Latina, traggono vantaggio dal rialzo delle commodity, compensando i costi energetici. Anche alcune economie del Sud-Est asiatico stanno beneficiando del processo di diversificazione produttiva globale. L’Europa resta tra le aree più esposte per dipendenza energetica e vulnerabilità industriale.
Come state affrontando in termini di strategia di investimento una fase complessa come quella attuale?
In questa fase privilegiamo qualità e resilienza. Ci concentriamo su società con elevato pricing power, in grado di trasferire i costi senza comprimere i margini. Sul fronte obbligazionario manteniamo una duration contenuta per limitare l’impatto di tassi elevati. Rafforziamo inoltre la diversificazione geografica, con una componente in dollari che funge da copertura nelle fasi di stress. Completiamo il portafoglio con una quota di real asset, come oro, materie prime ed infrastrutture, che storicamente proteggono dall’erosione inflattiva.
Quali sono i driver che seguite con maggior attenzione?
Sono pricipalmente tre. Il primo è l’inflazione core, vero indicatore della persistenza del fenomeno inflattivo. Il secondo è la politica monetaria, con particolare attenzione ai segnali delle banche centrali e all’andamento dei rendimenti obbligazionari, che influenzano direttamente le valutazioni. Il terzo è rappresentato dai prezzi energetici, oggi il principale canale di trasmissione del rischio geopolitico. Per l’Italia, resta inoltre centrale l’andamento dello spread BTP-Bund.









