Freno inatteso

Brovind non trova addetti per la nuova sede

L’ad Paola Veglio: in autunno sarà pronto il nuovo stabilimento per la produzione ma mancano all’appello figure professionali fondamentali

di Carlo Andrea Finotto

 una fase delle lavorazioni della Brovind, specializzata in sistemi a vibrazione

3' di lettura

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Brovind, Pmi cuneese nel settore automazione industriale con 20 milioni di fatturato, entro il prossimo autunno conta di inaugurare la nuova sede produttiva nell’ex area industriale Miroglio, a Cortemilia; 33mila metri quadrati interamente rigenerati.

Fin qui tutto bene. Tuttavia, nonostante la propensione alla crescita, l’azienda è frenata dalla difficoltà a intercettare operai, ingegneri, impiegati tecnici, disegnatori diplomati. Tutte figure difficili (alcune volte impossibili) da reperire e che generano una contesa molto accesa tra le aziende del distretto. Come scritto di recente dal Sole 24 Ore, il problema della carenza di figure specializzate è trasversale: va dalle pasticcerie alla moda, passando per tutta la filiera della meccanica. Inoltre, il disallineamento tra domanda e offerta ha impatti significativi anche sulla busta paga: a dirlo è una recente ricerca di Confindustria Cuneo e dell’Unione industriale di Torino condotta tra 19 territoriali per circa mille aziende; emerge che per assicurarsi collaboratori preziosi le diverse realtà mettono sul piatto retribuzioni più ricche e welfare aziendale evoluto. Secondo Confartigianato, poi, il 48% dei lavoratori che servono alle imprese è introvabile.

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A questo scenario preoccupante non scampa neppure Brovind, azienda metalmeccanica specializzata in automazione industriale su base vibrante, che conosce molto bene il problema, acuito ulteriormente dalla particolare ubicazione dei principali stabilimenti produttivi, che hanno sede Cortemilia, un’area da anni a rischio spopolamento.

«Ogni giorno ci scontriamo con numerose difficoltà logistiche, legate alla viabilità tortuosa e di vecchia concezione che caratterizza il nostro territorio– spiega Paola Veglio, amministratrice delegata di Brovind -. A fine 2024 inaugureremo il nuovo stabilimento produttivo che ci permetterà di crescere e aumentare la produzione, ma siamo bloccati dalla mancanza di personale».

La nuova sede, concepita in ottica di autonomia energetica e di magazzino automatizzato, sorgerà su un’area produttiva di oltre 33mila mq, completamente riqualificata. «Un investimento titanico per Brovind, ma che rappresenta la sola possibilità di poter guardare al futuro. Tra la fine del 2024 e il 2025 contiamo di inserire almeno 15 nuove risorse. Cerchiamo operai, impiegati tecnici, disegnatori diplomati, ingegneri, figure a oggi introvabili e la cui scarsità scatena una contesa tra aziende per inserire nel proprio organico le pochissime persone disponibili».

Il 2023 è stato un anno positivo per Brovind (165 dipendenti): i 20 milioni di fatturato tra l’Italia – dove l’azienda ha cinque sedi produttive (tre a Cortemilia, una poco distante a Vesime e una a Torino) oltre a quella di prossima apertura – e il Brasile (San Paolo) segnano una crescita del 14% rispetto all’esercizio 2022.

Ora, una strada per rendere più appetibile l’offerta occupazionale passa anche attraverso la strategia di «incrementare il numero di servizi offerti dal territorio, affinché possa in qualche modo competere con le grandi opportunità offerte dalle città».

In quest’ottica, l’imprenditrice ha riaperto di recente un ristorante e un hotel chiusi da oltre 3 anni, sostiene lo sport e la cultura locali e cerca di fare rete con comune e terzo settore, per creare valore per il territorio e i dipendenti. «Grazie al bando della Regione Piemonte, Brovind paga ai bambini dei propri dipendenti la retta di frequenza all’asilo nido comunale di Cortemilia, inaugurato a settembre 2023 e fortemente richiesto dalla comunità, in quanto struttura completamente assente nel borgo». spiega Paola Veglio.

Una strada che molte aziende intraprendono per ovviare al problema del mismatch tra domanda e offerta di lavoro è quella della formazione: diretta o in collaborazione con le scuole, anche se i tempi sono spesso più lunghi rispetto a quelli delle esigenze produttive. Anche Brovind si muove in questa direzione: «Collaboriamo attivamente con le scuole e gli istituti tecnici di zona per intercettare i giovani talenti, accoglierli in azienda e offrire loro un lavoro qualificato e unico nel suo genere, quello del vibratorista. L’idea cui sto lavorando – spiega Paola Veglio – è trasformare Cortemilia, conosciuta prevalentemente per la nocciola e il turismo, in un polo industriale tecnologico a zero disoccupazione».

Per raggiungere l’obiettivo, anche la comunicazione ha un ruolo importante. «Finchè non impareremo ad entrare nel modo di ragionare dei giovani sarà difficile coinvolgerli - afferma l’amministratrice delegata –. Penso ad esempio che una narrazione diversa del lavoro in fabbrica, oggi sempre più tecnologicamente sofisticato, potrebbe riqualificare l’immagine dell’operaio comunemente intesa e renderla quindi più attrattiva. Il sistema Italia, purtroppo, non è di grande aiuto su questo tema: mancano incentivi per assumere i giovani e dovrebbe essere nuovamente possibile partecipare agli stage estivi anche per i minorenni. Oggi – constata ancora Paola Veglio – i ragazzi hanno a disposizione solo l’esperienza di alternanza scuola-lavoro e spesso arrivano ai 18 anni completamente spaesati e senza avere la minima idea di come funzioni il mondo lavorativo. A tutto questo si aggiunge il problema del costo del lavoro proibitivo nel nostro Paese, che rende sempre più difficile fare impresa».

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