Puglia

Brindisi, Senec lascia in stand by un progetto da 200 milioni

di Michele Casella

3' di lettura

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Resta in bilico l’investimento di Senec Italia su Brindisi, il progetto da 200 milioni che avrebbe dovuto portare in area industriale uno stabilimento per la produzione di celle e moduli fotovoltaici. L’avvio dello stabilimento per la produzione di pannelli solari, con una forza lavoro di 300 persone, era stato momentaneamente stralciato dai piani della società nel 2024, ma ad oggi gli aggiornamenti paiono ancora insufficienti per renderlo sostenibile.

A determinare il probabile passo indietro è lo stato di incertezza normativa in materia di energie rinnovabili, un quadro che oggi si trova ancora in una fase transitoria e indefinita, tale da non consentire a un’intera filiera produttiva di veder garantita una possibile continuità e longevità del business.

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«A voler fare sintesi – spiega Vito Zongoli, ad di Senec Italia – non c’è ancora stata una modifica nella decisione di investire nella fabbrica. In queste ultime settimane abbiamo sicuramente visto un’apertura da parte della politica a creare normative, ma al momento nulla è ancora stato pubblicato. Probabilmente si troverà spazio in leggi o decreti futuri. Noi siamo lì a guardare che qualcosa si smuova, ma anche le normative regionali non aiutano, perché ci sono regioni che stanno bloccando praticamente qualsiasi cosa e altre che stanno invece semplificando questa tipologia di investimenti. C’è bisogno di un coordinamento centrale, perché anche se viene varata una legge nazionale che permetta di realizzare gli impianti, questa poi non serve a nulla se le regioni indicano un numero limitatissimo di aree idonee allo sviluppo».

Negli ultimi due anni il 90% del fotovoltaico installato in Italia è stato di natura residenziale, quindi politiche come quella del Superbonus hanno aiutato il settore, in particolare allo sconto in fattura. Oggi l’inasprimento delle procedure di verifica ha reso spesso ingestibile la situazione, con crediti difficilmente liquidabili e aziende in grandissima difficoltà di cassa. «Ci sono miliardi di euro nei cassetti fiscali delle aziende che non si riesce a convertire», continua Zongoli. «Il Governo dovrebbe trovare una soluzione quanto prima, perché nelle casse delle aziende mancano più o meno 80 miliardi, ovvero ciò che è ancora flottante all’interno dei cassetti fiscale. Se questi soldi continueranno a mancare, a crollare saranno moltissime delle aziende che operano in questo settore, che sono sul punto di portare i libri in tribunale».

Quel che sembra mancare è dunque un programma sul lungo periodo, che garantisca la sopravvivenza di un’intera filiera e di investimenti da mantenere sul territorio meridionale o comunque italiano. Subentra dunque il tema determinante delle aree agricole e della salvaguardia del paesaggio in funzione degli impianti agrivoltaici avanzati. Nonostante gli incentivi istituzionali siano coerentemente quantificati, il ritorno di investimento per le aziende è praticamente inesistente. «I costi per l’installazione del fotovoltaico in agricoltura sono talmente alti da non renderli economicamente convenienti – spiega ancora Vito Zongoli – ma proprio l’agrivoltaico sarà un asset di Senec per l’anno prossimo. Stiamo infatti studiando una proposta che possa essere economicamente sostenibile e che trovi una soluzione anche all’inazione dei terreni, ormai abbandonati anche per il calo demografico generale italiano. Non ci sono più nuove generazioni che intendano prendere in mano il business dei genitori sulla coltivazione, quindi tante aree restano abbandonate e non verranno mai riutilizzate a scopo agricolo. La proposta, nostra e delle associazioni, è di prendere i terreni abbandonati da più di 5 anni e utilizzarli per le energie rinnovabili».

Per una città come Brindisi, a forte vocazione industriale, la possibilità di beneficiare di un investimento come quello di Senec resta dunque una speranza, sia per dar corso alla transizione energetica ,sia per il rafforzamento di un intero settore e per la prospettiva di creare posti di lavoro. «Se si vuole puntare sulla filiera e se si vuole costruire un’industria italiana – conclude Zongoli – è però fondamentale che il mercato non sia malato».

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