Brexit, apre sportello per gli italiani a Londra
Il consolato italiano offre consulenza e assistenza. I connazionali che stanno chiedendo la residenza permanente sono 290mila italiani, terzi in classifica tra i cittadini Ue per numero di richieste dopo i polacchi e i rumeni
di Nicol Degli Innocenti
3' di lettura
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L'Italia si fa parte attiva per aiutare i cittadini residenti in Gran Bretagna a superare lo scoglio di Brexit. Il Consolato di Londra ha appena aperto uno sportello di consulenza e assistenza nella richiesta di “settled status” o diritto di residenza permanente. Lo sportello è stato ufficialmente inaugurato ieri dal sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo, in visita in Gran Bretagna. «Il Consolato ha offerto i suoi spazi per aiutare i nostri connazionali più vulnerabili o in difficoltà e per fare opera di comunicazione» ha detto Merlo.
Corsa alla residenza permanente
Il sistema di registrazione online dei cittadini europei avviato dal ministero dell'Interno britannico sta funzionando bene e oltre 3 milioni di persone hanno già fatto domanda di residenza permanente. Tra questi ci sono 290mila italiani, terzi in classifica tra i cittadini Ue per numero di richieste dopo i polacchi e i rumeni.
Il sistema online è facile per chi ha dimestichezza con Internet, un passaporto biometrico e tutte le carte in regola. Diventa difficile da gestire invece per le persone vulnerabili, anziane o che non hanno tanta familiarità con i computer. Secondo le statistiche europee, il 9% dei cittadini non naviga su Internet.
Il caso dei due centenari italiani
I media britannici negli ultimi giorni hanno riportato due casi problematici di italiani. Il ministero ha chiesto al 95enne Antonio Finelli, che vive in Gran Bretagna da 68 anni e riceve la pensione sociale da 32 anni, di dimostrare di essere residente nel Paese da almeno 5 anni, il minimo richiesto per il “settled status”.
Giovanni Palmiero, che ha 101 anni e si è trasferito nel Regno Unito nel 1966, si è sentito dire di portare i genitori quando ha fatto domanda di residenza, perché il computer ha automaticamente preso solo le ultime due cifre della sua data di nascita (1919) e lo ha quindi classificato come bambino nato nel 2019.

