Brady Corbet (“The Brutalist”)
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È soltanto al suo terzo lungometraggio ma sembra ormai uno nomi più interessanti del cinema americano contemporaneo: attore di talento – lo ricordiamo ad esempio in “Mysterious Skin” di Gregg Araki e in “Funny Games” di Michael Haneke – che nel 2015 è passato alla regia con “L’infanzia di un capo”, dimostrando già notevole abilità e ambizione, mentre la sua opera seconda, “Vox Lux” del 2018, era un lungometraggio piuttosto discontinuo con al centro Natalie Portman nei panni di una rockstar. “The Brutalist” è indubbiamente il film che fa raggiungere al suo autore la piena maturità e l’Oscar sarebbe meritatissimo.
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