Borse, la guerra in Medio Oriente deteriora il sentiment degli operatori
A marzo balza al 47% la percentuale di quanti indicano indici azionari in ribasso e scende la fiducia sullo spread. Attesa una fase di stabilità per l'euro/dollaro mentre il 55% teme un aumento significativo e persistente dell'inflazione nell'Eurozona
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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - La guerra in Medio Oriente deteriora il sentiment degli operatori dei mercati finanziari, tra i quali serpeggia un maggiore pessimismo sulle prospettive future. E’ quanto emerge dal sondaggio di marzo realizzato da Assiom Forex, fra i suoi associati, in collaborazione con il Sole 24 Ore Radiocor. La quota di quanti si aspettano un calo degli indici azionari nei prossimi sei mesi balza al 47% rispetto al 14% del precedente sondaggio di febbraio e al 9% di gennaio (prima dello scoppio della guerra fra Stati Uniti e Iran). Di conseguenza, si riduce la percentuale degli ottimisti: a marzo scendono al 23% gli intervistati che si aspettano un rialzo delle Borse, rispetto al 49% di febbraio. Il 30% (dal 37%) prevede una stabilità. Nel complesso quindi il 53% degli intervistati si aspetta che gli indici non scenderanno dai valori attuali, in netto ribasso rispetto all’86% del sondaggio precedente.
«Il sondaggio Assiom Forex di marzo cattura, per la prima volta, le tensioni derivanti dal conflitto in Medio Oriente», commenta il presidente dell’Associazione, Massimo Mocio, osservando che «la quota di chi si attende un ribasso dei mercati azionari nei prossimi sei mesi è ora maggioritaria».
Cambi: attesa fase di stabilità dell’euro/dollaro
La maggior parte degli operatori di Assiom Forex si aspetta una fase di stabilità per il cambio euro/dollaro nei prossimi sei mesi, dopo il deciso rafforzamento del biglietto verde innescato dalle tensioni in Medio Oriente (a partire dalla fine di febbraio). Il 42% degli intervistati (dal 32% di febbraio) indica il mantenimento dell’attuale rapporto di forza tra le due valute con un netto ribasso però delle aspettative di un apprezzamento della moneta unica (dal 48% al 29%). E’ invece in deciso aumento la percentuali di chi si aspetta un rafforzamento del biglietto verde: dal 18% di febbraio al 29% di marzo. «Nel mese di marzo - afferma Mocio - il cambio euro/dollaro ha registrato una lieve diminuzione della volatilità rispetto a febbraio, con il dollaro che si è rafforzato sull’euro, portandosi a 1,15 rispetto a 1,17 di inizio mese. La maggior parte degli intervistati si attende ora una fase di stabilità nel prossimo semestre (42%), mentre sono pressoché equivalenti le quote di chi prevede un deprezzamento dell’euro (29%) e di chi ne anticipa un rafforzamento (25%)».
Spread: cala la fiducia, per 57% sarà sopra 100 punti nei prossimi mesi
L’impatto della guerra in Medio Oriente pesa anche sulle prospettive dello spread. Per la prima volta da giugno, tornano a prevalere le indicazioni di un rialzo del differenziale fra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi, che il 57% degli intervistati (dal 15% di febbraio) vede in un intervallo compreso fra 100 e 150 punti. Si è più che dimezzata, dall’85% al 36%, la quota di chi si aspetta uno spread fra 50 e 100 punti base, mentre, il 7% indica un intervallo fra 150 e 200. «Sul fronte obbligazionario – osserva Mocio - anche le stime relative al differenziale BTP-Bund vengono influenzate dalle tensioni geopolitiche, e la maggioranza degli intervistati si attende ora un allargamento dello spread».
Inflazione: 55% operatori vede aumento significativo
Alla luce dell’escalation del conflitto in Iran, con il blocco dello stretto di Hormuz e lo shock energetico, la maggioranza degli operatori (55%) si attende un significativo e persistente aumento dell’inflazione nell'area euro, trainata dall’aumento dei prezzi di petrolio e gas e dai costi logistici globali. Il restante 45% ritiene invece che la dinamica dei prezzi possa avere natura temporanea, ipotizzando una possibile stabilizzazione dei costi energetici nel medio termine.









