«La Finma è in stretto contatto con Credit Suisse e ha accesso a tutte le informazioni rilevanti. La Finma conferma che Credit Suisse soddisfa i più alti requisiti di capitale e liquidità applicabili alle banche importanti a livello di sistema». E’ quanto si legge in una nota congiunta della banca centrale svizzera e della Finma, l’autorità di supervisione dei mercati finanziari svizzera. Non ci sono rischi diretti di contagio per le istituzioni svizzere dalle recenti tensioni sul mercato bancario americano».
Bce, giovedì nuovo rialzo e focus su proiezioni oltre marzo
A meno di clamorosi sviluppi, il consiglio direttivo Bce che si riunirà giovedì a Francoforte approverà un nuovo rialzo dei tassi di interesse di 50 punti che porterà il tasso sui depositi al 3 per cento. Del resto l'intenzione di procedere in questo senso è stata annunciata nella riunione di un mese fa e rafforzata a ogni occasione dalla quasi totalità dei membri del consiglio direttivo nelle settimane seguenti, e le prime ripercussioni della crisi scaturita negli Usa con il fallimento di Svb non sembrano tali da far temere ricadute sistemiche in Europa dove i bilanci bancari sono più solidi e maggiore la vigilanza. «Il fallimento di Svb è stato la conseguenza della de-regulation voluta dall’amministrazione Trump per le banche americane di medie e piccole dimensione. In Europa il regime regolatorio e di vigilanza più stringente è applicato anche a istituti di più piccole dimensioni; pertanto ritengo che il sistema bancario europeo rimanga solido», commenta Luigi Nardella di Ceresio Investors. «La Bce quindi difficilmente cambierà idea sul rialzo di 50 punti base preannunciato per domani. La stabilità finanziaria è un fattore di importantissima rilevanza dopo un ciclo di rialzi così repentino ed aggressivo. Mi aspetto quindi che nei prossimi incontri le banche centrali rallenteranno o sospenderanno l’aumento dei tassi per avere il tempo di valutare gli effetti della stretta monetaria», aggiunge.
L'attenzione dei mercati sarà dunque rivolta non tanto sulla decisione dei tassi quanto su eventuali indicazioni circa il percorso della stretta nei prossimi mesi. Dovrebbe venir rafforzato ulteriormente l'impegno a decidere le prossime mosse di meeting in meeting e sulla base dei dati (e dunque evitando magari dichiarazioni da falco da parte di vari membri del consiglio come auspicato dal governatore di Bankitalia Ignazio Visco) e il comunicato di fine vertice non dovrebbe impegnare la Bce a ulteriori misure nei prossimi mesi. I riflettori saranno inoltre accesi sulle nuove proiezioni dello staff Bce che dovrebbero vedere una riduzione delle attese per l'inflazione headline ma un aumento di quelle relative all'inflazione core che rimane ai massimi.
Usa, decisa frenata per i prezzi alla produzione
Nel clima nervoso sui listini, passa sotto traccia la notizia del calo inatteso dei prezzi alla produzione negli Stati Uniti, scesi a febbraio dello 0,1% contro attese di un rialzo dello 0,3 per cento. Invariato il dato core, atteso in crescita dello 0,4 per cento. In discesa - come previsto - le vendite al dettaglio, -0,4% a 697,9 miliardi di dollari, dopo il +3,2% di gennaio (rivisto dall'iniziale +3%). Rispetto a un anno prima, registrato un rallentamento al +5,4 per cento.
Torna la pressione sulle banche, male i petroliferi
Piazza Affari ha risentito delle vendite che si sono scatenate sulle banche: Unicredit è scivolata del 9,06%, Bper del 7,23%, Banco Bpm del 7,13% e Intesa Sanpaolo del 6,85 per cento. Sono invece andate in controtendenza le azioni di Erg (+0,23%) grazie ai conti e al piano industriale. Ha resistito al rialzo anche Terna (+0,38%), dopo la presentazione del piano di sviluppo, che prevede oltre 21 miliardi di investimenti in 10 anni, preceduta solo da Campari (+0,52%). La giornata è stata particolarmente negativa anche per il comparto dei petroliferi, complice la flessione del greggio sui timori per l'economia: Saipem ha perso il 9,88%, Tenaris l'8,95% ed Eni il 5,6 per cento.