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Mercati
Borse, settembre in rosso tra caro greggio e crollo bond. Milano -2,4%. WS -0,86%
Nel terzo trimestre -0,6% per il Ftse Mib e +11,5% per il settore Oil&gas. Positiva Wall Street nell'ultima seduta del mese, complici Pil e inflazione migliori delle attese. Spread a 102 punti
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Rientro dalle vacanze turbolento per gli investitori sui mercati finanziari globali, in un settembre segnato dal caro greggio e dall’impennata dei rendimenti obbligazionari, tra i timori per la tenuta dei conti pubblici e le nuove pressioni inflazionistiche, mentre le speranze di una tregua in Medio Oriente sono state più volte disattese. Il petrolio ha vissuto un mese fortemente rialzista e volatile con il Brent salito del 14,4% a settembre (+42,4% nel trimestre) e il Wti del 12,8% (39% nel trimestre) in scia alle preoccupazioni per gli approvvigionamenti legate alla chiusura dello Stretto di Hormuz. Ondata di vendite sui mercati obbligazionari che ha spinto i rendimenti a livelli che non si vedevano da anni: il Treasury a 10 anni è arrivato a sfiorare il 5,3%, ai massimi dal 2007, segnando il maggior rialzo mensile degli ultimi due anni (oltre +51 punti base).
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Anche in Europa il mese si è chiuso all’insegna della pressione sui titoli di Stato. Lo spread fra BTp e Bund è salito sopra i 100 punti base, ai massimi da maggio 2025, nell’ultima seduta di settembre con un ampliamento di 22 punti nel mese. Il rendimento del BTp decennale italiano si è portato al 4,6%, a ridosso dei massimi toccati nell'ottobre del 2023, e quello del Bund tedesco ha chiuso il mese a 3,58%, mentre l'OaT decennale francese è salito al 4,84%, sui massimi da 18 anni a questa parte, con uno spread sul Bund tedesco a 128 punti base.
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In questo scenario, le Borse europee chiudono con un calo mensile del 2,2% per l’Euro Stoxx 600 (-1,7% trimestrale) con un ribasso del 2,4% per il Ftse Mib, che invece contiene le perdite nel trimestre (-0,6%). La maglia nera va a Parigi (-4,4% a settembre e -5,2% nel trimestre), mentre il Dax archivia un mese in perdita (-4%) ma con un bilancio trimestrale positivo (+0,9%). Madrid si allinea a Piazza Affari (-2,7% nel mese e -0,2% nel trimestre). Le vendite hanno colpito soprattutto i titoli dell’auto (-8,4% a settembre e -1,3%) con un tonfo mensile del 18% (-21% nel trimestre) per Stellantis a Piazza Affari. Trimestre da incorniciare per il settore oil & gas (+11,5%), con guadagni del 2% nell’ultimo mese, che ha visto Eni segnare un +3,1% (+16,3% nei tre mesi). Sotto la lente anche i tecnologici (+2% nel mese e -1,4%) con St in rialzo dell’8,9% a settembre (-27,2% nel trimestre), fra i timori sugli ingenti investimenti del settore che si alternano a nuove ondate di ottimismo.
L'inflazione Usa in frenata non basta alle Borse Ue, Milano -0,8%
Un mercoledì chiuso all'insegna delle vendite per le Borse europee, che hanno gradualmente perso terreno dopo un avvio positivo. A poco è servito un Pil Usa sopra le attese e un'inflazione negli States migliore del previsto: a gravare sui listini rimane il petrolio, che è tornato a crescere, alimentando i rischi inflattivi. Si continua anche a guardare all'obbligazionario, che si appresta a chiudere il peggior mese degli ultimi anni, mentre permangono le incertezze sulla guerra in Iran. Così Milano chiude con un -0,84% a 51.371 punti, in ribasso come le altre piazze del Vecchio Continente. Intanto, negli Usa si guarda agli ultimi dati macro che per gli esperti allontanano, seppure di poco, la probabilità di un rialzo dei tassi Fed a ottobre. Come detto, il prezzo del petrolio in mattinata ha ripreso a salire, mentre i numeri sull'inflazione in Europa registrano lo shock energetico e vedono un +3% per la Francia a settembre, +4,2% per l'Italia, +4,9% della Spagna, +3,3% per la Germania e +4,7% in Belgio.
Il circolo vizioso che pesa su borse e titoli di stato
Wall Street chiude contrastata dopo inflazione e Pil
Chiusura contrastata per la Borsa di Wall Street, all'ultima seduta di settembre e del terzo trimestre, dopo la pubblicazione di nuovi dati economici statunitensi che hanno mostrato un rallentamento dell'inflazione, il mese scorso. Ora, il Cme FedWatch mostra che gli operatori prevedono al 37% un aumento dei tassi di interesse di un quarto di punto a ottobre; lunedì, la percentuale era al 71%. Sull'azionario, in ordine sparso le performance del tech, da Nvidia Corp a Intel.
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Il Nasdaq ha guadagnato lo 0,24%, l’S&P ha perso lo 0,25% e il DJ lo 0,86%. Il rendimento dei titoli decennali è salito al 5,304% nelle contrattazioni, superando il picco intraday del 2007 del 5,303% e raggiungendo il livello più alto da maggio 2002.
Pil Usa sopra le stime, inflazione sotto le attese
Il Pil americano del secondo trimestre (lettura finale) si è attestato a +2,2%, contro stime a +1,5%, invece l'attesissimo dato Pce è aumentato ad agosto dello 0,3% rispetto al mese precedente, in linea con le attese. Rispetto a un anno prima, è cresciuto del 3,4%, contro attese per una conferma del 3,7% del mese precedente. La componente 'core' del dato, depurata dagli elementi volatili, è cresciuta dello 0,2% mensile, contro lo 0,3% delle attese, e del 3% annuale, contro attese per una conferma del 3,3% del mese precedente.
C0rre ancora Technoprobe, bene il risparmio gestito
Sull'azionario milanese, tra i migliori Campari (+2%) insieme a Mediolanum (+1,7%) e Finecobank (+0,6%), con Jp Morgan che ha ripreso la copertura sui titoli con giudizio "overweight". Realizzi su Avio (-1,2%), alla vigilia premiata da Equita; un rally che era ripreso in mattinata con l'annuncio dell'avvio dei lavori per il primo stabilimento Usa di motori a propellente solido. Al contrario, non si ferma la corsa di Technoprobe (+2,2%, e circa +300% rispetto allo scorso ottobre) dopo il rally della vigilia. In coda i finanziari, tra cui Generali (-1,7%) e Banco Bpm (-2%), oltre a Tim (-2,6%). Fuori dal listino principale, dopo la sospensione iniziale scivola Juventus Fc (-8,8%), dopo l'aumento di capitale da 250 milioni annunciato. Bene sul fronte opposto Bff Bank (+2,6%) che ha ceduto crediti verso la Pa in Italia e in Spagna per circa 127 milioni.
Nuovi rialzi per il petrolio, Brent vicino a 104 $
Sul fronte delle materie prime, torna a salire il prezzo del petrolio dopo che nella notte si sono dissolte le speranze di un successo della mediazione del Qatar tra Usa e Iran: il future sul Brent sale a quasi 104 dollari mentre quello sul Wti cresce a 91 dollari. Sale anche il gas europeo Ttf, a 72 euro al MWh. Oro spot in lieve ribasso sui 4.150 dollari l'oncia. Sul valutario, mentre si attenuano le aspettative di un aumento dei tassi Fed già a ottobre, euro/dollaro a 1,1356 (da 1,1343), dollaro/yen in calo a 157,2 mentre l'euro/yen scende a 178,5.
Spread rimane sopra i 100 punti
Il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark e il titolo tedesco di pari durata ha terminato la seduta a 102 punti base, in aumento rispetto ai 100 punti base del riferimento precedenti, ai massimi dal maggio del 2025. Flette lievemente il rendimento del BTp decennale benchmark che ha chiuso gli scambi al 4,60%, dal 4,62% del closing della vigilia, vicino ai massimi toccati nell'ottobre del 2023. Il rendimento del Bund tedesco ha chiuso la seduta in calo al 3,58% mentre l'OaT decennale francese è stato ancora penalizzato salendo al 4,84% (4,81% ieri), sempre sui massimi da 18 anni a questa parte e con uno spread sul Bund tedesco a 126 punti base.
Sui rischi dei modelli di frontiera passa la linea dell’autoregolamentazione tanto cara a Jensen Huang. Intanto il mercato fa i conti con le acrobazie finanziarie della sua Nvidia per tenere alta la domanda...
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