Mercati

Borsa, l'Europa ritrova la fiducia con rimbalzo tech e Brent ai livelli pre-guerra

I conti di Micron fanno tornare la febbre dell'AI e spingono gli acquisti in Asia, salgono anche i future sul Nasdaq. A Piazza Affari rimbalzo per St. Attesa per l'inflazione Pce negli Usa

di Chiara Di Cristofaro e Ivan Torneo

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(Il Sole 24 ore Radiocor) - Petrolio in calo e conti Micron che ridanno fiducia ai tech guidano l'ottimismo in Europa, con gli indici tutti in positivo e con il FTSE MIB che punta a recuperare la soglia dei 52mila punti. Il rimbalzo dei titoli tecnologici ha sostenuto le Borse asiatiche e sta guidando gli acquisti anche oltreoceano, dove i future Usa sono in rialzo (quelli sul Nasdaq del 2%).

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

A riportare l'ottimismo dopo il sell-off delle ultime due sedute sono stati i conti del colosso Usa dei chip Micron, con un terzo trimestre oltre le attese e prospettive incoraggianti su data center e AI. Il titolo è volato nell’afterhours (+17,7%). I numeri di Micron hanno battuto le attese con un fatturato record a 41,58 miliardi di dollari (+356% rispetto lo scorso anno), Eps a 25,11 dollari per azione contro 20,78 delle stime, margine lordo a 84,9% contro 81,6% delle stime. David Pascucci, market analyst di Xtb, sottolinea che «la domanda per l'AI traina il titolo, in linea con tutto il settore e il comparto azionario ringrazia con un rialzo molto interessante del 3% sul Nasdaq da minimo a massimo e il Nikkei del 5% dal minimo di mercoledì sera».

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L'inflazione Pce e le prospettive dei prossimi mesi

Il focus si sposta ora sull'altro market mover della settimana, dato chiave in ottica Fed: l'inflazione Pce negli Stati Uniti, che misura l'aumento medio dei prezzi per i consumi personali interni e che tiene conto dei cambiamenti negli acquisti. Il debutto di Kevin Warsh alla guida della Fed ha significato un cambio di rotta nella narrazione della banca centrale Usa, oltre all'apertura a un rialzo dei tassi entro fine anno per contrastare l'inflazione. Con la Fed che non ha fornito indicazioni sull’orientamento futuro dei tassi e non ha presentato alcuna proiezione per il cosiddetto «dot plot», i dati diventano sempre più la bussola degli investitori. Le attese sull'inflazione Pce vedono un dato core in lieve accelerazione al 3,4% dal 3,3% e che potrebbe essere prossimo al picco, alla luce del recente calo delle quotazioni petrolifere. In calendario anche la terza lettura del Pil del primo trimestre che, secondo gli analisti di Mps, «dovrebbe confermare i numeri della seconda lettura e la buona tenuta dei consumi».

Il calo del prezzo del petrolio che si sta registrando in queste ultimissime sedute, secondo gli analisti, non è ancora sufficiente per abbassare la fiammata dei prezzi. Per David Pascucci di Xtb «è presto per parlare di ribasso dell'inflazione a lungo termine, la componente temporale risulta decisiva seppur i prezzi (del greggio, ndr) siano scesi di oltre il 40% dai massimi visti a 120 dollari al barile. Per avere un'inflazione al ribasso su scala globale, dovremmo prima vedere i prezzi del petrolio su questi livelli, intorno area 70-80 dollari, per diverse settimane in modo da consolidare il ribasso e trasferirlo sui prezzi nell'economia reale». Le premesse per un forte ribasso dell'inflazione ci sono tutte, quindi, manca solamente la componente temporale «che giocherà un ruolo chiave sull'evoluzione dello scenario macro».

A Milano St rimbalza in testa al listino. Giù Lottomatica e la difesa

A Piazza Affari spicca il nuovo rally di SPrysmian tmicroelectronics , seguita da Prysmian che beneficia indirettamente dell'entusiasmo sul comparto tramite il suo business dei cavi. Acquisti anche su Enel e Diasorin su cui Kepler Cheuvreux ha iniziato la copertura con target price a 76 euro. In coda Lottomatica Group, mentre La Repubblica scrive di una riforma sul gioco d'azzardo fisico nei prossimi mesi per evitare sanzioni Ue. «Se la riforma verrà approvata, i probabili maggiori canoni di concessione dovrebbero essere più che compensati dalle sinergie», scrivono gli analisti di banca Akros. Ancora debole anche la difesa con Leonardo , Avio e Fincantieri .

Il Brent azzera i guadagni e torna ai prezzi pre-guerra

Il prezzo del Brent ha azzerato i guadagni accumulati nel periodo del conflitto tra Stati Uniti e Iran e prende così atto della graduale riapertura dello Stretto di Hormuz. Con i segnali positivi in arrivo dai colloqui per la pace, seppur con molti punti ancora in discussione, il prezzo del barile ha iniziato a scendere in maniera decisa e il Brent è arrivato a un minimo di 72,24 dollari al barile, al di sotto della chiusura di 72,48 dollari del 27 febbraio scorso, il giorno prima dell'attacco americano all'Iran.

Mercoledì alle 15,30 Gmt (inizio serata nello Stretto di Hormuz), la piattaforma di monitoraggio marittimo Kpler aveva registrato 17 attraversamenti di navi che trasportano materie prime, contro i 25 del giorno precedente. Questi numeri potrebbero aumentare ulteriormente, poiché Kpler spesso rileva passaggi aggiuntivi in un secondo momento grazie soprattutto alle immagini satellitari.

L'oro oscilla in area 4.000 dollari

Lieve recupero per il prezzo dell'oro, che oscilla in area 4.000 dollari l'oncia ma si conferma in un trend di debolezza. «Nonostante il forte calo dei prezzi dell'energia, le preoccupazioni per un'inflazione che potrebbe rimanere elevata più a lungo del previsto hanno portato a una significativa revisione delle aspettative sulla politica monetaria», affermano gli analisti di Anz.

Nel frattempo, l'orientamento restrittivo della Fed «sembra aver interrotto il cosiddetto debasement trade, la strategia che privilegiava asset come l'oro rispetto alle valute considerate vulnerabili all'inflazione e agli eccessi delle politiche fiscali e monetarie».

Il dollaro si conferma in rafforzamento

L'euro/dollaro risale leggermente dai minimi della vigilia toccati a 1,1325, con una correzione che appare parziale e non frena il rafforzamento del dollaro che resta sui massimi da 13 mesi e prosegue in rialzo, spinto dalle crescenti aspettative di rialzi dei tassi da parte della Fed quest'anno. Prosegue anche la debolezza dello yen che alla vigilia ha chiuso sui minimi di chiusura dal 1986. Gli occhi sono puntati sulla Banca del Giappone, che parlato di interventi in arrivo a sostegno della divisa giapponese.

Rimbalzo dei tech a Tokyo, +4,6% il Nikkei. Corre anche Seul +5,4%

Gli acquisti sui titoli tecnologici, spinti dai conti superiori alle attese del colosso statunitense dei chip Micron, hanno fatto registrare un deciso balzo alla Borsa di Tokyo. L'indice Nikkei ha messo a segno un progresso del 4,61% a 72.366,34 punti. Stesso movimento per la Borsa di Seul, dove l'indice Kospi è salito del 5,42% a 8.930 punti.

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