Wall Street chiude contrastata, Nasdaq -0,64%
Chiusura contrastata per Wall Street dopo la difficile seduta di ieri, nonostante la frenata del prezzo del petrolio. Pesano nuovamente le vendite sui titoli del settore dei semiconduttori. Al termine di una seduta volatile, l’indice Dow Jones ha guadagnato lo 0,42%, poco mosso l’S&P500 (+0,06%), mentre il Nasdaq ha ceduto lo 0,64%.
Ieri, a causa dell'aumento del prezzo del petrolio e dell'andamento molto negativo dei titoli di Tesla e Alphabet Classe A (Google), dopo le trimestrali, il Dow Jones aveva perso oltre 500 punti (circa l'1%), per il quinto giorno in negativo su sei. Sull'azionario odierno, volatile e al centro dell'attenzione Intel, con i risultati del secondo trimestre del produttore di chip che hanno superato le aspettative del mercato, ma le incertezze su tech a AI che persistono.
A Milano guidano le banche
A Piazza Affari spicca Cucinelli (+1,5%) accompagnato dal parziale recupero di Moncler (+1,2%), dopo il tonfo della vigilia sui conti. Ma a trainare il listino sono state soprattutto le banche, in primis Bper (+2,7%), Bpm (+2%), Mediobanca (+2,1%) e Intesa (+2,5%). Positiva anche UniCredit (+1,5%) dopo che Mediobanca ha confermato il suo "outperform", alzando il prezzo obiettivo da 92 a 100 dollari, e mentre di pari passo prosegue il dialogo tra l'ad Andrea Orcel e il governo tedesco sul destino di Commerzbank dopo il successo dell'Opa. Chiude invece in coda Poste Italiane (-3,6%) dopo la trimestrale. Il gruppo ha registrato un aumento degli utili e dei ricavi nel primo semestre del 2026, confermando la guidance per l'intero anno.
Tornano le vendite - con un calo arrivato dopo l'avvio di Wall Street - anche su St (-2,4%), dopo il tracollo della vigilia in scia ai conti. Come detto dall'Ad Jean-Marc Chery a La Repubblica, la società dei chip prevede circa 2,4 miliardi di euro a Catania tra il 2026 e il 2028 per rafforzare la capacità nel carburo di silicio a 8 pollici, e 1,4 miliardi ad Agrate Brianza. Negativa anche Buzzi (-1,5%), dopo che Jefferies ha confermato il giudizio "hold", ma ha abbassato il target price da 49,5 a 46,5 euro.
Petrolio in ritirata, gas tocca i massimi dal 2023
In questo scenario i prezzi del petrolio hanno fatto un lieve dietrofront, dopo la fiammata di ieri, che ha portato i futures sul Brent oltre i 100 dollari al barile per la prima volta da due mesi. Al momento il Brent in scadenza a settembre viaggia a circa 96 dollari al barile e il Wti di pari scadenza a intorno agli 89 dollari. In forte rialzo, al contrario, il gas naturale europeo, vicino ai 63 euro al megawattora per il Ttf di agosto ad Amsterdam, dopo aver oltrepassato i 64 euro, mai così alto dall'inizio del 2023.