Ipo

Borsa come moltiplicatore di valore: +173% i migliori rendimenti a 5 anni per le pmi

Sul fronte delle valutazioni il top 10% del campione della ricerca condotta da Intermonte con il Polimi presenta un rapporto EV/EBITDA di valori compresi tra 19 e 31 volte

di Monica D'Ascenzo

7' di lettura

English Version

7' di lettura

English Version

Nel segmento delle Mid & Small Cap italiane la quotazione in Borsa si conferma un potente acceleratore di crescita industriale e finanziaria, ma anche un’area di forte selettività da parte del mercato. Secondo la nona edizione dei “Quaderni di ricerca” di Intermonte, realizzati in collaborazione con il Politecnico di Milano, le società migliori del campione registrano un rendimento cumulato pari a +173,8% a cinque anni, mentre il miglior 25% si ferma a +49,7% nello stesso orizzonte temporale. Sul fronte delle valutazioni, il mercato mostra una dispersione significativa, con un EV/Ebitda mediano intorno a 8 volte, che nel top 10% del campione si estende fino a valori compresi tra 19 volte e 31 volte, segnalando una forte polarizzazione tra società capaci di generare crescita e il resto del mercato.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

«L’Italia è, da sempre, un Paese di imprese. Cinque milioni di realtà imprenditoriali sostengono il tessuto economico dei territori, generano occupazione e alimentano interi distretti produttivi» commenta Guglielmo Manetti, amministratore delegato di Intermonte, sottolineando però come «di queste cinque milioni di aziende, solo 373 sono oggi quotate in Borsa», un dato che evidenzia quanto il mercato dei capitali italiano resti ancora lontano dal suo pieno potenziale.

Loading...

I dati dello studio

Lo studio analizza 363 imprese quotate su Borsa Italiana tra il 2011 e il 2025, con capitalizzazione iniziale inferiore a 1 miliardo di euro, distribuite sui diversi listini di Euronext Milan, Euronext Star Milan ed Euronext Growth Milan. All’ingresso in Borsa queste società esprimevano complessivamente 25,2 miliardi di euro di ricavi, 3,37 miliardi di margine operativo lordo (Ebitda), 1,18 miliardi di utile netto e oltre 107.000 addetti, con una capitalizzazione aggregata pari a 32,2 miliardi e un flottante medio post-Ipo del 36%. Il dato dei ricavi mediani, pari a 79 milioni di euro per impresa, conferma la natura profondamente “mid market” del campione.

In questo contesto si inserisce un elemento strutturale del mercato italiano, ovvero la forte concentrazione degli scambi sulle large cap. «Il 90% degli scambi si concentra sulle 40 blue chips del Ftse Mib» ha osservato Manetti, evidenziando come le pmi quotate rappresentino una componente spesso meno visibile ma economicamente rilevante del sistema produttivo nazionale. Coerentemente, la composizione settoriale del campione riflette l’economia reale italiana, con circa il 65% delle società attive nei comparti consumer, industrial e technology, cioè nei settori cardine della manifattura e dei servizi avanzati.

I rendimenti

Le evidenze sui rendimenti mostrano una netta differenziazione tra le società migliori e il resto del mercato. Le imprese appartenenti al top 10% del campione registrano infatti una performance cumulata del +70,2% nel primo anno post quotazione, che sale al +133,2% a tre anni e raggiunge il +173,8% a cinque anni. Anche ampliando l’analisi al miglior 25% del campione, il mercato evidenzia una capacità di creazione di valore significativa, con un rendimento pari a +49,7% a cinque anni, a conferma che una quota non marginale delle Ipo italiane genera ritorni consistenti e duraturi.

«Questi non sono solo dati finanziari: sono posti di lavoro e valore distribuito nei territori» ha dichiarato Manetti, che ha aggiunto come «la quotazione, fatta bene, sia un acceleratore di crescita reale». La ricerca evidenzia infatti una correlazione diretta tra performance di Borsa e crescita industriale delle imprese, con le società migliori che riescono a combinare espansione dei ricavi, aumento della redditività e incremento dell’occupazione.

I multipli di mercato

Sul fronte dei multipli di mercato, lo studio mostra come la selezione degli investitori si traduca in una forte divergenza valutativa. Il multiplo Enterprise Value/Ebitda mediano si mantiene intorno a 8 volte, mentre le società migliori arrivano a essere valutate tra 19 volte e 31 volte, riflettendo la capacità del mercato di premiare la crescita sostenibile e la qualità del modello di business. Anche l’analisi dei multipli prezzo/utili conferma questa dinamica di forte dispersione, con il mercato che tende a concentrare la capitalizzazione su un numero limitato di società ad alta performance.

La crescita post-Ipo risulta particolarmente evidente nelle imprese del top 10% del campione, che nei cinque anni successivi alla quotazione registrano un incremento dei ricavi pari al 195%, un aumento dell’Ebitda del 156% e una crescita dell’utile netto del 176%. Sul piano occupazionale, queste società passano mediamente da 4.987 a 8.277 addetti, con un incremento del 66%. Estendendo l’analisi al top 25%, i ricavi crescono del 102%, mentre margine operativo lordo (Ebitda) e utile netto aumentano entrambi del 203%, con l’occupazione che passa da 13.951 a 23.845 addetti, pari a un incremento del 71%.

«L’impatto economico della quotazione in Borsa è misurabile: le aziende fra le top 25% hanno visto raddoppiare il fatturato e hanno creato 10 mila posti di lavoro. La quotazione diventa così un elemento di politica industriale fortissimo per far crescere il Paese ed è alternativa al ricorso al debito. Si tratta di un fattore competitivo importante per questo pensiamo che una maggiore attenzione a meccanismi per favorire le Ipo delle pmi sia fondamentale» spiega Manetti, che precisa: «I Piani Individuali di Risparmio (PIR), introdotti in Italia con la legge di Bilancio 2017, hanno avuto due effetti: hanno portato soddisfazioni ai sottoscrittori e hanno permesso alle aziende di quotarsi in maniera efficiente ed efficace. Pensiamo che un incentivo fiscale, anche solo piccolo, per agevolare la permanenza dell’investimento, come avviene in altri mercati vicini a noi, possa essere una leva di supporto a queste quotazioni. Inoltre l’iniziativa europea dei SIAs, canalizzata sul mondo dell’equity, potrebbe portare capitali sulle aziende quotate supportandone la crescita».

La crescita osservata non deriva esclusivamente da operazioni straordinarie, ma in molti casi da espansione organica e rafforzamento competitivo, spesso supportati dalla maggiore visibilità e dalla liquidità garantita dalla quotazione. In diversi casi, la ricerca evidenzia anche il ruolo delle acquisizioni post-Ipo e dei processi di internazionalizzazione come leve di accelerazione dello sviluppo.

«Il tema dei delisting - evidenzia Manetti - non è solo italiano, ma europeo. Nel nostro Paese vivremo una fase importante dal momento che oltre 300 miliardi di ricchezza vivranno un passaggio generazionale entro il 2033. Sarebbe importante aumentare la vicinanza e l’attrattività del mercato azionario perché gli imprenditori delle nuove generazioni possano decidere di far crescere le proprie aziende con la quotazione in Borsa. Da parte del legislatore ci si sta muovendo nella direzione giusta con semplificazioni burocratiche e la creazione del Fondo Nazionale Strategico».

Il Fondo Nazionale Strategico è dedicato ad investimenti di lungo periodo, con il coinvolgimento di altri investitori di mercato, in imprese caratterizzate da solide prospettive di crescita, per supportarne i piani di sviluppo. All’interno del Fondo Nazionale Strategico è prevista un’operatività dedicata agli interventi nel capitale di imprese strategiche quotate tramite acquisti sul mercato secondario, secondo modalità e schemi di intervento di volta in volta condivisi con il Ministero dell’Economia e delle Finanze. In particolare, le soluzioni sono: aumento di capitale in co-investimento con investitori di mercato, superiori ai 25 milioni di euro, che permette di rafforzare e stabilizzare il patrimonio della tua impresa, sostenendone i piani di sviluppo di medio-lungo termine; prestito obbligazionario convertibile con una durata fino a 7 anni e importo minimo di 1 milione di euro, con opzione di rimborso o conversione in capitale azionario da parte del soggetto sottoscrittore dell’emissione

Il flottante

Un altro elemento rilevante riguarda la dimensione del flottante, che nei best performer si attesta mediamente intorno al 42,1%, con una mediana del 31,8%, livello considerato ottimale per garantire liquidità senza compromettere la stabilità dell’assetto proprietario. Anche la qualità del pricing in fase di Ipo risulta determinante, con il mercato che penalizza sia fenomeni di underpricing eccessivo sia valutazioni percepite come non sostenibili.

La ricerca evidenzia inoltre come le società che pianificano strategie di crescita esterna attraverso acquisizioni post quotazione tendano a ottenere performance migliori, così come quelle caratterizzate da una struttura proprietaria solida e da un adeguato presidio del controllo. Un ulteriore fattore positivo è rappresentato dall’aumento progressivo della copertura da parte degli analisti, che contribuisce a migliorare la liquidità e la visibilità del titolo.

La governance

Attraverso analisi econometriche su orizzonti temporali di uno, tre e cinque anni, la ricerca individua una serie di fattori ricorrenti associati alle migliori performance di mercato. Tra questi emerge come la presenza di team manageriali troppo numerosi sia correlata negativamente con l’andamento dei prezzi, mentre strutture più snelle risultano generalmente premiate dal mercato. Allo stesso modo, la presenza di clausole di lock-up è associata a performance migliori, in quanto interpretata come segnale di fiducia da parte degli azionisti esistenti.

Sul piano della governance, lo studio rileva come una maggiore diversità di genere e una composizione del consiglio di amministrazione con età media compresa tra i 50 e i 52 anni siano associate a valutazioni più elevate, mentre la presenza di amministratori con incarichi multipli in altre società quotate risulta invece penalizzante. In termini più generali, la ricerca sottolinea infine come la variabile decisiva resti la qualità del progetto industriale, intesa come capacità di crescita, solidità dei fondamentali e adeguatezza del management.

Il decalogo per crescere

Attraverso analisi di regressione statistica su un orizzonte di 1, 3 e 5 anni dalla quotazione, la ricerca ha identificato le variabili significativamente correlate con la performance di mercato nel medio-lungo periodo. Ne emerge un ’decalogo’ di buone pratiche: evitare management team troppo numerosi; inserire clausole di lock-up; fissare un capitale flottante opportunamente dimensionato; evitare un underpricing eccessivo nel collocamento iniziale; preparare un piano credibile di acquisizioni per crescere; assicurare un nucleo di controllo forte e autorevole fra i soci; lavorare per incrementare la copertura degli analisti nel corso del tempo; favorire la diversity di genere e anagrafica nel cda; evitare la presenza di amministratori con ruoli in altre società quotate; mantenere un vantaggio competitivo durevole;

Nel complesso, la ricerca di Intermonte e del Politecnico di Milano restituisce l’immagine di un mercato in cui la quotazione non rappresenta soltanto un evento finanziario, ma un vero percorso di trasformazione industriale. Le evidenze mostrano come le imprese migliori non solo generino rendimenti significativamente superiori, ma contribuiscano anche in modo rilevante alla crescita occupazionale e alla creazione di valore economico nei territori.

«L’auspicio è che possa orientare le scelte di chi si avvicina al mercato dei capitali, contribuendo a rendere la quotazione un percorso di crescita sostenibile e non solo un evento finanziario» ha concluso Giancarlo Giudici, professore ordinario Politecnico di Milano School of Management, sottolineando come l’obiettivo sia rafforzare l’attrattività del mercato italiano verso nuovi investitori professionali e capitali specializzati sulle Mid e Small Cap.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti