Boom dell’export di farmaci negli Usa per anticipare i possibili dazi
I dati Istat: +5,8% nel mese, avanti anche l’Europa. Nel primo trimestre progresso di oltre tre punti.
di Luca Orlando
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Navi e farmaci. Sono questi due comparti nel mese di marzo a spingere verso l’alto l’export diretto agli Stati Uniti, in crescita di oltre il 41%. Ai dati preliminari si aggiungono ora le rilevazioni settoriali Istat che vedono nei mezzi di trasporto (qui ci sono commesse una tantum di navi) dati in crescita del 180%. Se qui però si tratta di ordini spot, non ripetibili, l’effetto-dazi è certamente visibile nelle maxi-spedizioni di farmaci verso Washingron, quasi triplicate nel mese a 1,9 miliardi di euro, quasi un terzo del totale spedito nel mondo in questa categoria.
Altra probabile scelta “anticipataria” è stata nel comparto alimentare, con una crescita del 10,3% che è qualche punto oltre i progressi ordinari del settore. Altrove in realtà l’effetto-dazi è scarsamente visibile e infatti, al netto di navi e farmaci, spiega l’Istat, l’export verso gli Usa nel mese si ridurrebbe del 4,1%.
Ad ogni modo, questa spinta è importante per portare verso l’alto la media, che nel mese vede un progresso del 5,8% per il made in Italy, con una crescita del 3,7% nei mercati Ue (per la Germania +1,5%) e dell’8,2% nei mercati extra-Ue.
Il bilancio del primo trimestre è così ampiamente positivo, un progresso del 3,2% che se confermato nel prosieguo dell’anno porterebbe il made in Italy al nuovo record storico oltre i 640 miliardi di euro.
Nel dettaglio
A marzo 2025 si stima una flessione congiunturale contenuta delle esportazioni (-1,0%) e una sostanziale stazionarietà delle importazioni (+0,2%). La diminuzione su base mensile dell’export è dovuta alla riduzione delle vendite verso l’area Ue (-5,0%), mentre le esportazioni verso l’area extra UE crescono del 3,3%.








