Costruzioni

Boom dell’edilizia in Liguria, crescono aziende, occupati e salari

Ma Ance lancia l’allarme: «Conclusi superbonus e Pnrr, servono nuove strade per evitare regressioni. Puntare su riqualificazioni e project financing»

di Raoul de Forcade

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Negli ultimi anni sono cresciuti, a livelli record, nel campo dell’edilizia, aziende, occupazione e salari in Liguria: lo testimoniano i dati raccolti dalle Casse edili territoriali, rielaborati dal Collegio regionale ligure dei costruttori edili. Ma dopo la fine del superbonus e con l’avvicinarsi del termine dei lavori finanziati col Pnrr, il settore rischia di tornare in crisi. Una situazione che Ance Liguria intende evitare a tutti i costi.

«Come comparto - afferma Enio Marino, presidente dell’associazione territoriale - abbiamo sofferto molto dal 2008 al 2018. C’erano pochi lavori ed è mancata, a lungo, l’alternanza tra cantieri pubblici e privati. Nel 2019 gli occupati edili erano poco più di 17mila. Poi è arrivato il superbonus che, dal 2020 in poi, ha acceso un fuoco di paglia. Tanti artigiani, che erano dipendenti di ditte strutturate, sono diventati imprenditori e il mercato è stato drogato: non si trovavano neppure i ponteggi, che dovevano essere acquistati all’estero. Quando, poi, sono finiti gli incentivi (nel 2024, ndr) è arrivato il Pnrr, che ha rappresentato un’altra iniezione di risorse per l’edilizia, anche se le ha costrette a correre».

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IL TREND

La sequenza storica dal 2019 al 2025 della situazione congiunturale dell’edilizia in Liguria

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Operai saliti di 10mila unità dal 2019 al 2025

Insomma, prosegue il presidente di Ance Liguria, «oggi, rispetto al periodo precovid, il numero totale degli operai edili in Liguria è salito di oltre 10mila unità, (si è arrivati a 28.013 nel 2025, ndr), in soli sette anni si sono iscritte alle Casse edili quasi 800 aziende e la massa salari complessiva è arrivata a sfiorare i 320 milioni di euro, mentre nel 2019 era di poco superiore ai 183 milioni. Dunque, la crescita occupazionale che, negli ultimi anni, l’edilizia ha vissuto in Liguria e in larga parte del resto d’Italia, non ha eguali nella storia recente del settore delle costruzioni edili».

Osservando i dati messi a disposizione da Ance, si rileva che l’escalation annuale parte dai 17.395 operai del 2019 e arriva ai 28.013 del 2025 (+37,9%), con un salto di quasi 4mila unità tra il 2021 e il 2022. In direzione analoga, anche il numero delle imprese è salito nello stesso periodo da 3.622 a 4.400 (+17,68%), seppur con qualche leggera flessione nel 2020 (3.488) e nel 2025 (4.400, contro le 4.555 del 2024). Senza eguali, peraltro, anche il salto di oltre 135 milioni di euro della massa salari complessiva: +42,4% in sette anni.

Il presidente Marino: «La crescita sta frenando, occorre consolidare»

Ciò nonostante, chiosa Marino, «siamo costruttori, non siamo abituati a guardare i fatti con ingenuo idealismo, bensì con ottimismo realista . Oggi abbiamo il bisogno, il dovere e sentiamo la responsabilità di consolidare questa tendenza occupazionale, allontanando lo spauracchio della lunga crisi che ci ha accompagnati fino alle soglie del 2020. È chiaro, infatti, che non è pensabile poter continuare a crescere a questi livelli, data anche la situazione geopolitica che stiamo vivendo a livello mondiale. È il momento di dialogare, costruttivamente, con la politica, perché quanto di buono fatto finora venga consolidato, passando da misure eccezionali a interventi strutturali che diano continuità a tutto il comparto delle costruzioni».

La ricetta per evitare la regressione, secondo l’Ance, si articola su diversi nodi: «In primo luogo - afferma Marino - occorre puntare sulla rigenerazione urbana, con interventi sia in periferia sia nei centri cittadini. Inoltre andrebbe spinto il partenariato pubblico-privato, con un range di possibilità che vanno dal leasing di costruzione alla finanza di progetto. Visto che, dopo superbonus e Pnrr, le Regioni avranno meno risorse da passare ai Comuni, mentre le amministrazioni locali avranno sempre bisogno di realizzare interventi su parcheggi, Asl, scuole e così via, si può mettere a punto un sistema in cui le aziende fanno squadra con le banche, a patto che queste ultime siano disposte a farlo, per mettere a punto interventi di project financing, con cui portare a compimento queste opere che, poi, i Comuni potranno pagare a rate».

Infine, conclude Marino, «è auspicabile che vada a buon fine il progetto, che il Governo sta mettendo in atto, di realizzare 100mila abitazioni, per dare respiro ai problemi abitativi che si stanno registrando, specie nelle città turistiche. Questo piano potrebbe essere una risorsa per aprire il mercato a vecchi alloggi da ristrutturare e nuovi da costruire».

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