L’Iran rischia di diventare l’Alcatraz di Trump
di Giuliano Noci
di Claudio Tucci
3' di lettura
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Da qui al 2027, vale a dire nei prossimi cinque anni, nelle regioni “centrali” sono previste oltre 1,2 milioni di assunzioni, il 32,3% dei circa 3,8 milioni di ingressi stimati in tutt’Italia. Insomma, parliamo di un ingresso su tre. Nel Lazio, scorrendo i dati che hanno fornito, in anteprima, Unioncamere-Anpal, sistema informativo Excelsior, sono programmati 379.300 inserimenti, in Emilia Romagna 335.900, in Toscana 265.100, nelle Marche 103.100, in Abruzzo 68.100, in Umbria 58.100 e nel Molise 16.300. Non tutta è nuova occupazione: circa il 70% di queste assunzioni programmate dai datori sostituirà occupati in uscita dal mercato del lavoro, il restante 30% sono invece legate all’espansione economica spinta soprattutto dagli investimenti del Pnrr (di cui beneficeranno un po’ di più quattro filiere, costruzioni e infrastrutture, turismo e commercio, servizi avanzati, formazione e cultura).
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza intensificherà anche la richiesta di competenze per affrontare i processi di transizione verde e digitale: tra il 2023 e il 2027 saranno ricercate competenze green a circa 2,4 milioni di lavoratori (il 65% del fabbisogno complessivo del quinquennio) e competenze digitali a poco più di 2 milioni di occupati (il 56% del totale). Insomma, non solo Nord. Ma anche il Centro inizia a muoversi, spinto anche da una ripartenza del turismo, e da migliori performance nei servizi alle persone e nei trasporti e logistica.
Il punto è che su questi numeri pesa molto forte il mismatch, vale a dire la difficoltà di trovare le risorse occorrenti: ad aprile, ultimo dato mensile disponibile, nel Lazio si fa fatica a trovare il 39% dei candidati. In Emilia Romagna saliamo al 50,6% di mismatch, in Toscana siamo al 47,1%, si sfiora il 46% in Umbria e Marche; è oltre il 49% in Abruzzo e Molise. I numeri, purtroppo, sono in aumento. Nel 2022 il mismatch è si attestato, a livello nazionale, al 40%.
Per rendersi conto del “peso” del disallineamento delle competenze Unioncamere-Anpal hanno evidenziato che, considerata una tempistica di difficoltà di reperimento compresa tra i 2 e i 12 mesi, lo scorso anno si è stimata una perdita di valore aggiunto fino a 37,7 miliardi di euro, pari al 3,1% di quanto generato complessivamente dalle filiere dell’industria e dei servizi.
Alla base del mismatch c’è l’assenza di candidati e una preparazione non in linea con le richieste imprenditoriali. Tra le figure di più difficile reperimento svettano sempre le professioni tecniche e ad elevata specializzazione, i tecnici della salute, i tecnici della gestione dei processi produttivi, i tecnici in campo ingegneristico, gli analisti e specialisti nella progettazione di applicazioni. Tra le figure degli operai specializzati si va a caccia (con fatica) di fabbri ferrai costruttori di utensili, operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni, fonditori, saldatori, lattonieri, calderai, montatori di carpenteria metallica.