Contrasto alla povertà

Bonus sociali per pochi: scese del 21% le famiglie con Isee sotto le soglie

Meno di quattro milioni di nuclei con valore inferiore a 10mila euro. Sull’accesso (più difficile) alle prestazioni pesa l’importo dell’assegno unico

di Michela Finizio

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I punti chiave

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La povertà aumenta, ma il valore medio dell’Isee delle famiglie sale. Con il paradosso che molte di esse non ottengono più i bonus sociali (gas, luce, acqua) oppure si ritrovano a dover sostenere rette scolastiche più elevate. Sono infatti diminuiti del 21%, scivolando sotto i quattro milioni, i nuclei familiari che nel 2025 hanno ottenuto un’attestazione inferiore a 10mila euro (soglia che abbiamo scelto perché si colloca a mezza via tra i valori Isee chiesti dalle diverse agevolazioni).

A dirlo è un’elaborazione del Sole 24 Ore sui dati dell’Osservatorio Isee dell’Inps degli ultimi quattro anni. La progressiva riduzione delle famiglie con indicatore ordinario sotto questa soglia si traduce in un restringimento del perimetro dei beneficiari: un nucleo su cinque, in pratica, non ha più i requisiti rispetto a quattro anni fa. E il taglio dei beneficiari verrà solo in parte attenuato con l’ultima legge di Bilancio che per il 2026 sterilizza il valore della prima casa e introduce una scala di equivalenza, più favorevole per chi ha figli: le novità riguardano solo cinque prestazioni, tra cui l’assegno unico e quello di inclusione, ma non hanno efficacia per gli altri bonus. Novità, tra l’altro, recepite dai nuovi modelli, disponibili da venerdì scorso, come annunciato dall’Inps.

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Le fasce

La fascia sotto i 10mila euro resta comunque la più popolata, essendo l’indicatore la prova dei mezzi più diffusa per l’accesso alle misure di contrasto alla povertà: nel 2025 il 3% degli Isee ordinari elaborati ha un valore Isee nullo; il 37% ha un valore Isee al di sotto dei 10mila euro; l’11% ha un valore Isee superiore ai 35mila euro.

LA PLATEA DEI BONUS

Numero nuclei distinti per classe di valore Isee. In milioni

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La recente redistribuzione verso classi di Isee più elevate è da attribuire solo in parte all’aumento di famiglie che hanno richiesto l’attestazione, anche se l’esclusione dei titoli di Stato fino a 50mila euro (in vigore da aprile 2025) può sicuramente aver spinto qualche nucleo in più a richiedere l’indicatore. Le famiglie fotografate dallo strumento sono rimaste abbastanza stabili da quando - nel 2022 - è stato introdotto l’assegno unico per i figli: tra il 2022 e il 2025 la platea è aumentata solo del 3% sul 2022, raggiungendo 10,3 milioni di nuclei. A essere cresciuto del 13% è invece il numero di Isee tra 10mila e 15mila euro; del 27% quelli tra 15mila e 25mila euro; del 41% quelli tra 25mila e 40mila euro; del 43% quelli oltre i 40mila.

I dati Inps

Sembra evidente, dunque, che a essere cresciute siano le varie componenti che contribuiscono al calcolo, in particolare negli ultimi due anni: è lo stesso Osservatorio dell’Inps a rilevare che il valore medio dell’Isee nel 2025 ha registrato un incremento su base annua dell’8%, e del 15% in due anni. L’indicatore è il risultato della combinazione di una componente reddituale e di una patrimoniale (che pesa solo per il 20%), che insieme determinano un indicatore della situazione economica, rapportato poi alla scala di equivalenza: negli ultimi due anni il valore medio della componente reddituale (Isr) è cresciuto del 20,3% e quello della componente patrimoniale del 6,9 per cento.

Dietro i numeri c’è l’aumento dell’occupazione (e quindi dei componenti del nucleo familiare con un reddito da lavoro) oppure la crescita delle retribuzioni contrattuali (+3,1% per l’insieme dei settori economici nel 2025 e nel 2024 secondo Istat), anche se questi fenomeni rispondono solo in parte alla parallela impennata del costo della vita. Inoltre, secondo le statistiche della Banca d’Italia, i depositi delle famiglie consumatrici residenti a fine 2025 sono cresciuti del 3,3% rispetto a due anni prima.

Ma non solo. Tra i redditi, dal 2024 (perché l’Isee fotografa redditi e patrimoni di due anni prima, quindi del 2022) sono inclusi per la prima volta anche gli importi percepiti tramite l’assegno unico per i figli. In media nel 2025 sono stati 173 euro a figlio (2.076 euro l’anno), che per i nuclei più numerosi possono arrivare a cifre importanti. Con la diretta conseguenza, in pratica, che l’erogazione di un contributo oggi si traduce nell’esclusione da un altro bonus domani.

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