Decreto Bollette

Decreto Bollette: bonus elettrodomestici, polizze anti calamità e auto aziendali

Nel decreto bollette tra gli emendamenti della maggioranza sette mesi in più per assicurazioni contro le catastrofi, sconto in fattura su frigo, lavatrici e fringe benefit meno onerosi sui veicoli ai dipendenti. Il governo introduce modifiche per includere nuove disposizioni riguardanti il bonus elettrodomestici, le polizze anti calamità e le auto aziendali. Le modifiche mirano a risolvere le problematiche relative alla gamma di prodotti incentivabili e a garantire la salvaguardia per dipendenti e imprese

di Carmine Fotina e Marco Mobili

Bonus elettrodomestici, ecco le nuove regole

4' di lettura

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La proroga per l’obbligo di polizze catastrofali. La correzione che sblocca il bonus elettrodomestici. la clausola di salvaguardia per le auto aziendali concesse ai dipendenti. Gli emendamenti della maggioranza al decreto bollette, all’esame della commissione Attività produttive della Camera, delineano novità su tutti questi fronti, in linea con le intenzioni del governo.

Elettrodomestici

Il problema che ha rallentato l’iter del bonus elettrodomestici previsto dalla legge di bilancio (il decreto attuativo era atteso entro fine febbraio) è relativo alla gamma di prodotti incentivabili, che rischia di essere penalizzante per il made in Italy. Di qui le preoccupazione dei produttori che hanno stabilimenti in Italia, condivise dal ministero delle Imprese e del made in Italy (Mimit).

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Il testo depositato in commissione, a firma di Silvio Giovine (Fratelli d’Italia), ricalca le valutazioni fatte dal governo in questi mesi. Viene cancellato il riferimento alla nuova classe energetica B come soglia minima di efficienza per l’acquisto, in quanto in questa categoria i prodotti realizzati in Italia sono inesistenti o quasi. Tutto è rinviato al decreto interministeriale di attuazione Mimit-Mef che tra l’altro sarebbe già a buon punto, pronto ad essere emanato una volta che il Parlamento avrà approvato il Dl bollette.

Il decreto attuativo, evidentemente con un occhio di riguardo al made in Italy, definirà la categoria di elettrodomestici acquistabili, «prodotti in uno stabilimento collocato nel territori dell’Unione europea con corrispondente smaltimento dell’elettrodomestico sostituito di classe energetica inferiore a quella di nuova acquisto».

Fino a 200 euro con Isee basso

Ricapitolando, il bonus introdotto dalla legge di bilancio può arrivare al massimo al 30% del costo di acquisto e comunque fino a 100 euro per ciascun elettrodomestico, elevabili a 200 se il nucleo familiare dell’acquirente ha un Isee sotto 25mila euro. Disponibili in tutto 50 milioni di euro. Un’altra novità dell’emendamento riguarda il meccanismo di erogazione.

Viene scongiurata l’ipotesi del “click day”: il contributo, infatti, sarà riconosciuto all’utente finale sotto forma di sconto in fattura. Sarà poi il venditore a recuperare lo sconto praticato mediante credito d’imposta fruibile in compensazione. In sostanza, si tratta dello stesso meccanismo utilizzato in occasione del bonus tv del 2021.

L’emendamento, infine, dispone che la gestione dei contributi avverrà tramite la piattaforma informatica di PagoPa mentre le attività istruttorie, di verifica e controllo, saranno svolte da Invitalia. I costi gestionali di PagoPa e Invitalia graveranno sui 50 milioni disponibili entro il limite del 4%, quindi la dote per i bonus potrebbe ridursi a 48 milioni.

Polizze catastrofali

Il Parlamento raccoglie l’allarme lanciato a più riprese dalle imprese e con la sponda del Governo mette sul tavolo della conversione in legge del decreto Bollette anche la proroga di sette mesi dell’obbligo di sottoscrizione da parte delle attività produttive di sottoscrivere una polizza assicurativa contro le calamità come alluvioni, frane e terremoti.

Con un emendamento presentato in commissione Attività produttive della Camera da Riccardo Zucconi (FdI), il termine prossimo alla scadenza del 31 marzo verrebbe spostato in avanti di sette mesi al 31 ottobre 2025.

Un tempo ritenuto congruo per avviare quel confronto chiesto dalle imprese e in particolare dal vicepresidente di Confindustria, Angelo Camilli, con delega per il credito, la finanza e il fisco il quale su queste pagine ha sottolineato come, a pochi giorni dalla pubblicazione del decreto attuativo e della scadenza di fine marzo sono ancora troppi gli aspetti da chiarire sull’applicazione delle nuove norme e il rischio che, soprattutto nella prima fase quando ancora la copertura non si è diffusa, le aziende si trovino a pagare premi molto alti, piccole imprese incluse, solo perché situate in regioni più esposte alle calamità.

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Auto aziendali

Governo e parlamento ci riprovano insieme a trovare una soluzione sulle auto aziendali concesso in uso promiscuo ai dipendenti. Dopo l’inciampo avvenuto nella seduta notturna con cui al senato fu licenziato in commissione Affari costituzionali il decreto Milleproroghe, torna ora all’esame della Camera nel decreto Bollette la clausola di salvaguardia per dipendenti e imprese che hanno prenotato un veicolo aziendale da concedere in uso promiscuo prima del 31 dicembre 2024.

Questi ultimi, infatti, verrebbero penalizzati dal fatto di aver prenotato un veicolo a motore termico o ibrido prima dell’entrata in vigore dal 1° gennaio della stangata sui costi chilometri e sul calcolo del fringe benefit vedendosi assegnare il veicolo nel 2025.

Per evitare la beffa, che andrebbe a colpire sia imprese e che dipendenti, torna il gioco la clausola di salvaguardia con un emendamento firmato dal presidente della commissione Finanze della Camera, Marco Osnato (FdI), al decreto bollette. Il correttivo prevede espressamente che per i veicoli concessi in uso promiscuo dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2024, nonché per i veicoli ordinati dai datori di lavoro entro il 31 dicembre 2024 e concessi in uso promiscuo dal 1° gennaio 2025 al 30 giugno 2025, resta ferma l’applicazione delle regole fiscali in vigore fino al 31 dicembre 2024 e dunque senza le nuove maggiorazioni dei costi chilometri previsti per i veicoli a benzina, gasolio e ibridi.

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La data di consegna indicata nel 30 giugno 2025, a ben veder, potrebbe dare luogo a disparità di trattamento tra chi ha prenotato comunque la vettura entro fine 2024 come chiede il correttivo ma si vedrà suo malgrado consegnare la vettura dopo la scadenza di fine giugno. Un limite che di fatto andrebbe rimosso in quanto il presupposto giuridico per far scattare l’applicazione del regime fiscale meno oneroso sui fringe benefit è legato alla data dell’ordine della vettura che deve essere stato effettuato dai datori di lavoro prima dell’entrata in vigore delle nuove regole finalizzate alla riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi favorendo le nuove macchine full elettriche o plug-in.

La cancellazione del termine del 30 giugno, inoltre, non andrebbe a pesare sulle coperture già garantite e bollinate dalla Ragioneria in occasione del Milleproroghe stimate sulla base degli ordini effettuate dalle società e pari a 8,3 milioni di euro per l’anno 2025,9,5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027 e 1,2 milioni di euro per l’anno 2028, dovrebbero comunque assicurare l’applicazione della salvaguardia senza ulteriori sorprese per dipendenti e imprese.

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