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Tre articoli in anteprima dalla domenica del Sole24ore presentati da Stefano Salis
Ascoltalo oradi Michelangelo Bonessa
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Un’esplosione di bonus per il gas in un anno. La Lombardia è infatti in cima alla classifica delle Regioni per richieste di sconti in bolletta già dal 2020, ma nel 2021 si è registrata un’impennata di domande per ottenere il gas scontato: da meno di 100mila istanze nel 2020 a 250mila nel 2021. E per l’elettricità lo scenario cambia di poco, perché la Lombardia è l’unica regione del nord (in testa ci sono Campania e Sicilia) tra le prime tre in classifica per richieste di riduzione dei canoni.
A certificarlo sono i dati dell'ultimo rapporto dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (Arera) sui bonus sociali previsti per legge già dal 2008.
Questo boom degli sconti è dato anche dall’impegno del governo nazionale che negli ultimi tre anni ha provato a cambiare le regole per riconoscerli: dal 2008 infatti solo un terzo della platea di potenzialmente interessati accedeva agli sconti, in buona parte perché era necessario presentare la domanda ogni anno e spesso i nuclei famigliari non sapevano di averne diritto nonostante le campagne informative dell’Autorità competente.
Poi su spinta della stessa Arera e della crisi causata dalla pandemia a Roma hanno deciso di automatizzare il bonus con il decreto legge numero 124 del 26 ottobre 2019: compilando una Dichiarazione Sostitutiva Unica reperibile sul sito dell’Inps era possibile ottenere rapidamente gli sconti in bolletta che ammontavano al «30% della spesa elettrica al lordo delle imposte, stimata con riferimento ad una famiglia con consumi medi e pari al 15% della spesa gas al netto delle imposte», specifica il report Arera.
Dal primo gennaio 2021 i bonus sono diventati automatici: per averne diritto però è necessario avere un Isee massimo di 12mila euro per le generalità delle famiglie e di 20mila euro per le famiglie con oltre quattro figli a carico (soglie alzate con il Decreto Aiuti ter e valide dal 1° aprile 2022) o in alternativa il nucleo famigliare doveva risultare percettore di reddito di cittadinanza.