Confindustria

Salario minimo, Bonomi: «Non è Confindustria a pagare poco»

Il presidente di Confindustria interviene in un videomessaggio nell’ambito di un evento sul digitale organizzato da Anitec-Assinform. «Siamo convinti e ottimisti che possiamo riuscirci»

Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi (foto Ansa)

3' di lettura

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Il mondo delle imprese pone l’accento sulla necessità di mettere in primo piano l’obiettivo dell’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. «Il Pnrr va implementato senza tentennamenti ma nel modo giusto e nei prossimi giorni. Non nei prossimi mesi», ha sottolineato il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, in un videomessaggio nell’ambito di un evento sul digitale organizzato da Anitec-Assinform. «Siamo convinti e ottimisti - ha aggiunto - che possiamo riuscirci».

L’Europa sia unita su energia e materie prime

Il presidente di Confindustria ha affrontato anche il tema delle materie prime necessarie ad alimentare la crescita. «La situazione geopolitica e le tensioni crescenti hanno dimostrato che l’Europa rischia di essere un gigante dai piedi d’argilla se non affrontare il tema dell’indipendenza energetica e della differenziazione dell’approvvigionamento delle materie prime», ha sottolineato. «È un tema - ha aggiunto - che chiama in causa l’autonomia e la sicurezza stessa delle nostre democrazie. Su questo l’Europa dovrebbe unirsi unita. E intanto le imprese si sono organizzate a far fronte a shock imprevisti».

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Serve grande piano di investimenti per transizione 5.0

Secondo Bonomi «servirebbe, lo ripetiamo spesso, mettere in campo un grande piano di investimenti per la transizione 5.0 se vogliamo restare competitivi nei confronti dei due grandi poli che sono Usa e Cina. Questo piano - ha continuato - ha alla base la precondizione i temi del digitale. Non a caso il Pnrr destina moltissimi capitoli e risorse a questo ambito. E le ricadute, anche se non immediate, sono molto rilevanti».

L’industria ha retto il colpo di anni di crisi

Bonomi ha fatto il punto sullo stato di salute dell’economia italiana. «Usciamo da anni di crisi praticamente permanente e siamo passati da una pandemia mondiale ad una guerra dentro l’Europa», ha ricordato. «Nonostante tutto questo - ha aggiunto - l’Italia per il 2022 ha fatto segnare un record assoluto di export con un +9,4% annuo pari ad oltre 600 miliardi di valore. L’industria ha retto il colpo. E ciò è stato possibile non solo grazie all’export ma anche grazie alla particolare organizzazione su filiere e catene del valore del nostro manifatturiero».

Digitale e green sono elementi di crescita per futuro

Un passaggio dell’intervento è stato sulle leve per la crescita. «Non può sfuggire a nessuno che la transizione digitale insieme a quella green è il principale driver di crescita per il futuro», ha affermato il presidente di Confindustria. «Stiamo assistendo - ha aggiunto - ad un fenomeno ancora agli albori ma su cui vale la pena riflettere: l’accorciamento e il rafforzamento delle filiere. Stiamo lavorando molto su questo. E l’organizzazione e su filiere e catene del valore chiama in causa la centralità del digitale».

Salario minimo? Non è Confindustria a pagare poco

Intervenuto successivamente all’assemblea dell’associazione degli industriali di Varese, Bonomi ha affrontato il tema del salario minimo. «È una direttiva europea introdotta per una serie di motivi come il damping salariale. Si parla di 9 euro lordi, non è un tema che riguarda Confindustria», ha ribadito. «I nostri contratti - ha aggiunto - sono sopra quella cifra. E lo dico perchè si continua a narrare in Italia una cosa sbagliata. Si dice che si pagano poco i lavoratori ma non è l’industria italiana».

Narrazione sbagliata su imprese, investiamo sui talenti

«C’è una narrazione in Italia che non mi piace - ha concluso Bonomi -. Ed è quella che le imprese non sono attrattive, non investono sui talenti, non pensano alle nuove generazioni. Ma - ha aggiunto - se noi imprenditori siamo secondi in Europa e quinti al mondo, nonostante i vincoli e i problemi che ci crea il nostro Paese, allora non sono quelli che vengono raccontati. Il welfare delle imprese italiane è invidiato in tutto il mondo. Noi chiediamo alle nuove generazioni di affrontare in maniera meno ideologica il mondo dell’impresa. Gli imprenditori stanno facendo tutto quello che possono».

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