Asia e Oceania

Bombardamenti pakistani in Afghanistan: 13 morti, tra cui 11 bambini

L’accusa viene da un portavoce del governo talebano al potere a Kabul. Islamabad replica: uccisi 26 militanti

dal nostro corrispondente Marco Masciaga

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NEW DELHI - L’Afghanistan ha accusato il Pakistan di aver ripreso i combattimenti sul confine tra i due Paesi, lanciando nuovi attacchi aerei che sarebbero costati la vita ad almeno 13 persone e il ferimento di altre 14. Un portavoce del governo talebano al potere a Kabul ha affermato che i bombardamenti di mercoledì hanno colpito le province afghane di Khost, Kunar e Paktika, causando la morte di 11 bambini, una donna e un anziano.

Funzionari delle forze di sicurezza pakistane hanno dichiarato che Islamabad ha effettuato attacchi aerei contro «rifugi e altre strutture utilizzate per condurre operazioni contro il Pakistan», uccidendo «almeno 26 militanti».

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I raid sono avvenuti un giorno dopo che presunti militanti dei talebani pakistani avevano attaccato una piccola installazione militare nell’area di Hasan Khel, nella provincia nord-occidentale di Khyber Pakhtunkhwa, al confine con l’Afghanistan, provocando uno scontro a fuoco nel quale, secondo il ministero dell’Interno di Islamabad, sono morti sei membri di una forza paramilitare e diversi altri sono rimasti feriti.

I talebani pakistani - anche noti come Tehrik-e-Taliban Pakistan (Ttp) - sono una formazione estremista che da anni prende di mira bersagli sia civili sia militari in Pakistan, con l’obiettivo di lungo periodo di instaurare un califfato nella regione. Islamabad accusa il governo talebano di Kabul di offrire supporto ai militanti. Un’accusa respinta dagli afghani che insistono a definire il terrorismo islamico un «problema interno» al Pakistan.

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Pakistan e Afghanistan si combattono a viso aperto dalla fine di febbraio, quando Kabul ha lanciato un attacco transfrontaliero in risposta ai bombardamenti pakistani sul proprio territorio. Di fronte all’escalation, il Pakistan ha annunciato di essere in una situazione di «guerra aperta» con l’Afghanistan. Da quel momento in avanti gli scontri hanno fatto centinaia di vittime.

Significativamente, in alcune occasioni Islamabad non si è limitata a colpire solo presunte basi di militanti, ma anche strutture legate al governo di Kabul.

La dichiarazione di una «guerra aperta» ha segnalato un brusco cambio di clima tra i due Paesi perché, nei primi anni 90, la nascita dei talebani era stata vista di buon occhio dal Pakistan, che preferiva avere ai propri confini nordoccidentali un governo amico in grado di garantirgli quella che in gergo militare viene chiamata “profondità strategica”, ovvero un territorio in cui riorganizzarsi e da cui contrattaccare, in caso di invasione indiana.

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I rapporti un tempo buoni tra il governo pakistano e quello dei talebani afghani sono andati deteriorandosi dal 2022 in avanti con l’intensificarsi degli attentati e si sono definitivamente avvitati dopo un salto di qualità nelle relazioni diplomatiche tra Kabul e New Delhi. La “profondità strategica” ricercata dai militari pakistani si è trasformata in una sindrome da accerchiamento.

Gli ultimi sviluppi giungono ad alcuni mesi dai colloqui di pace tra Pakistan e Afghanistan promossi dalla Cina. In quella occasione i due Paesi avevano concordato di non intensificare il conflitto e di esplorare una soluzione diplomatica.

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