Lo studio

Bnl: la Sicilia cresce più dell’Italia, ora la sfida è l’innovazione

Roadshow di Bnl Bnp Paribas a Palermo: il Pil dell’Isola supera del 9,3% i livelli pre-Covid. Goitini: Mediterraneo centrale, ma servono capitale umano, tecnologia e imprese più aperte ai mercati globali

di Nino Amadore

Da sinistra Josè Rallo, ad Donnafugata; Elena Goitini, Angelino Alfano, Barbara Martini, Simona Costagli Chief economist Bnl Bnp Paribas

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La Sicilia corre più del Mezzogiorno e più dell’Italia nel confronto con il periodo pre-pandemia. Ma la vera partita, adesso, non è soltanto registrare la crescita: è trasformarla in sviluppo stabile, investimenti, innovazione, capitale umano e capacità di stare sui mercati internazionali. È il tema al centro della tappa palermitana di “Shaping tomorrow”, il roadshow di Bnl Bnp Paribas arrivato al Marina Convention Center per mettere a confronto banca, imprese, istituzioni, accademici e stakeholder sui nuovi scenari macroeconomici e sulle prospettive del Mezzogiorno.

Il dato di partenza è netto: nel 2024 il Pil del Sud era superiore del 7,6% rispetto al 2019, mentre quello della Sicilia segnava un incremento del 9,3% sul livello pre-Covid. Una dinamica che, in un confronto ideale, colloca l’Isola davanti a Spagna, Germania, Francia e alla stessa Italia. La Sicilia pesa oggi per il 5,1% sul Pil nazionale, mentre l’intero Mezzogiorno vale il 18,1%.

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Il peso dei servizi nell’economia siciliana

La fotografia dell’economia regionale resta però fortemente sbilanciata sui servizi, che coprono l’80,2% del valore aggiunto totale. L’industria pesa per l’8,4%, le costruzioni per circa il 7%, l’agricoltura per il 4,5%.

È dentro questa composizione che si colloca la sfida più delicata: non disperdere la spinta maturata dopo la pandemia e renderla più solida, meno episodica, più legata a investimenti produttivi, tecnologia e competenze. «Il Mediterraneo ha ripreso una grande centralità», ha detto Elena Goitini, amministratore delegato di Bnl e responsabile del gruppo Bnp Paribas in Italia. «La nostra posizione naturale ci offre un’opportunità importante: dobbiamo impiegarla meglio con politiche industriali ed economiche soprattutto al Sud». Secondo Goitini, il rilancio passa dalla capacità di dare continuità agli interventi, fare sistema tra istituzioni, imprese e università e utilizzare meglio strumenti come le Zone economiche speciali. «Per sfruttare meglio il mare abbiamo bisogno anche di competenze e di un capitale umano che sappia oggettivamente come portare a scala certi tipi di intervento», ha aggiunto.

Locale e globale, il ruolo della banca

La tappa palermitana ha insistito sul rapporto tra dimensione locale e piattaforma globale. Il punto non è soltanto il credito ma, come spiega Barbara Martini che è direttore territoriale Sud della banca, l’accompagnamento delle imprese nei passaggi più complessi: crescita dimensionale, internazionalizzazione, ricambio generazionale, accesso ai mercati esteri, innovazione e consulenza specialistica. La presenza della banca nel Mezzogiorno si inserisce in una rete territoriale che copre, oltre alla Sicilia, anche Basilicata, Calabria, Campania e Puglia. Nell’Isola Bnl Bnp Paribas conta 46 sedi, mentre nell’intero Territorio Sud la struttura comprende circa mille persone e 150 punti di presenza tra filiali, centri Private Banking & Wealth Management, Corporate Banking, Pmi, Pubblica amministrazione e rete di consulenza Wealth Advisory Partner. In questa logica il territorio non viene letto come un mercato periferico, ma come una piattaforma da collegare meglio ai flussi nazionali e internazionali. Il caso del vino, con la presenza di José Rallo, amministratore delegato di Donnafugata, diventa uno degli esempi di Made in Italy radicato in Sicilia ma orientato ai mercati globali.

«Non c’è un Sud e un Nord»

Per Goitini il Mezzogiorno va inserito pienamente nella traiettoria italiana. «Io penso al Sud come davvero un pezzo integrato e sempre più da integrare nella narrativa italiana. Non c’è un Sud e un Nord», ha sottolineato l’amministratore delegato di Bnl. Restano però due ritardi da colmare: «Abbiamo ancora due gap: sul capitale umano, che dobbiamo oggettivamente aumentare, e poi quello tecnologico». Da qui la necessità di puntare su «investimenti in ricerca e sviluppo, capacità». Per Goitini, mettere insieme questi elementi «è già un grande passo avanti» e accelerare in questa direzione, insieme alle istituzioni, sarà il passaggio successivo. Il roadshow, partito nel 2024, è arrivato finora in 11 città, con oltre 50 speaker e circa 2.500 ospiti. Palermo è la seconda tappa del 2026 e la terza nel Sud Italia dopo Napoli e Bari. Le prossime saranno Modena il 7 luglio, Torino il 6 ottobre e Vicenza il 12 novembre.

Export, dazi e mercati internazionali

Sul fronte dell’export, il Territorio Sud nel 2025 rappresenta il 7,3% del totale italiano. I principali mercati di sbocco sono Svizzera, Germania e Stati Uniti. Proprio gli Stati Uniti restano un mercato da osservare con attenzione alla luce del tema dei dazi. Il peso Usa sulle esportazioni siciliane è del 6,4%, contro una media del Sud pari al 7,6%. La quota dell’export italiano diretta verso gli Stati Uniti è invece pari al 10,4%. Il tema dell’internazionalizzazione si intreccia così con quello della dimensione aziendale e delle competenze. Per molte imprese siciliane il salto verso i mercati esteri richiede non solo credito, ma anche assistenza, lettura dei rischi, strumenti finanziari e capacità di costruire relazioni commerciali fuori dal mercato domestico.

Turismo, cultura ed economia della bellezza

Nelle elaborazioni degli economist di Bnl Bnp Paribas un’attenzione specifica è dedicata anche alla cosiddetta “economia della bellezza”, tra turismo, cultura e attrattività dei territori. Nel Mezzogiorno si contano quasi 15 milioni di visitatori stranieri nel 2025, per una spesa superiore a 7 miliardi di euro. La Sicilia, in questo quadro, è la prima regione del Sud per numero di istituti culturali: 188 teatri e spazi per le arti, 139 musei e gallerie, 40 complessi monumentali e 32 parchi archeologici. Sono numeri che confermano il peso potenziale dell’Isola nella filiera culturale e turistica, ma che pongono anche il tema della qualità dell’offerta, della capacità di organizzare i servizi e del collegamento tra patrimonio, imprese e investimenti.

Il confronto con Alfano

A Palermo Elena Goitini ha dialogato con Angelino Alfano, già ministro della Giustizia, dell’Interno e degli Esteri, oggi partner dello studio Bonelli Erede, presidente del Gruppo San Donato e della Fondazione De Gasperi. «Gli avvenimenti internazionali stanno alimentando il grande libro della storia e, mai come ora, viviamo pressoché in diretta grandi cambiamenti geopolitici e i relativi impatti economici e sociali», ha affermato Goitini. Con “Shaping tomorrow”, ha spiegato, Bnl Bnp Paribas intende ribadire il proprio ruolo di gruppo internazionale con radici profonde in Italia, capace di «condividere orizzonti e costruire percorsi comuni, accompagnando clienti attuali e potenziali nei loro progetti di sviluppo, investendo sul futuro». La crescita siciliana, dunque, c’è. Ma il punto decisivo è evitare che resti soltanto un rimbalzo statistico. Per diventare sviluppo strutturale deve agganciare imprese, capitale umano, tecnologia e mercati globali. È qui che si misura la vera capacità dell’Isola di usare la nuova centralità del Mediterraneo non come formula evocativa, ma come leva economica concreta.

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