Bitcoin sotto quota 8mila dollari. Ecco perché le critpovalute continuano a scendere
di Pierangelo Soldavini
3' di lettura
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Nuova pesante flessione per il Bitcoin che, dopo aver galleggiato tutta la settimana attorno a quota 10.000 dollari, ha rotto ieri sera la quota di 9.000 e attualmente è scivolato sotto a quota 8.000 dollari, ai minimi dallo scorso novembre, con una flessione di oltre il 12% sulla giornata.
Perdite in doppia cifra, superiori al 20%, per tutto il comparto delle criptovalute, con una flessione per Ripple, Cardano e Stellar tra le maggiori. Il ribasso generalizzato segnala che gli investitori preferiscono in questo momento incamerare i profitti realizzati convertendoli nelle monete tradizionali invece che spostarsi su altre criptovalute come successo già nel recente passato.
La paura di imposte
Come negli ultimi mesi non c'erano motivi specifici alla base di un rialzo diventato via via troppo rapido e accentuato, così ora non ci sono ragioni specifiche per il ribasso precipitoso. Senz'altro i realizzi spiegano buona parte delle vendite. Di fronte all’incertezza sul futuro di una sperimentazione senza precedenti come Bitcoin, non bisogna dimenticare che anche a questi livelli il capital gain è corposo per molti investitori: un anno fa la criptovaluta era ancora sotto i 1.000 dollari.
Per di più al momento i profitti sono tendenzialmente esenti da tassazione diretta sul capital gain. Anche in Italia una pronuncia esplicita dell'Agenzia delle Entrate specifica che le operazioni su criptovalute sono equiparabili a quelle sulle monete e quindi esenti dalla tassazione sul capital gain per importi contenuti.
Il timore è infatti che l’insistenza delle authority regolamentari per inquadrare il settore all’interno di regole concordate possa aprire la porta anche a misure di carattere fiscale.





