Bitcoin 10 anni dopo: un mondo ad alta volatilità tra speculazione, promesse e rivoluzione
di Pierangelo Soldavini
6' di lettura
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Se il bitcoin fosse adottato in maniera generalizzata, da solo potrebbe provocare un rialzo di due gradi delle temperature globali in meno di vent’anni, annullando gli sforzi già insufficienti per contenere il riscaldamento globale. Forse a questo non aveva pensato Satoshi Nakamoto quando esattamente dieci anni fa ha messo in rete il paper che fissava le regole per «un sistema di pagamenti elettronici peer to peer», quello da cui sarebbe nato Bitcoin. Quell’enorme quantità di energia che rischia di accelerare il climate change serve a sostituire di fatto gli intermediari bancari, trasformati in potenti server incaricati di risolvere complessi enigmi crittografici. E di costruire la blockchain di bitcoin.
Non sarà il sistema più sostenibile del mondo, ma quello disegnato dal misterioso Satoshi potrebbe sfociare in un nuovo ordine economico basato sulla disintermediazione totale. Oppure trasformarsi nell’incubo di una delle più grandi truffe della storia economica globale, un enorme schema Ponzi destinato a lasciare il cerino in mano agli ultimi arrivati.
Poco più di due mesi dopo, a inizio 2009, vedeva la luce il genesis block, il primo mattoncino della “catena dei blocchi” di bitcoin, dentro al quale Satoshi aveva inserito un titolo del Times - «Il Cancelliere sta preparando un secondo salvataggio per le banche» -, che preannunciava un nuovo intervento di sostegno a un sistema finanziario globale in avvitamento all’indomani del fallimento di Lehman Brothers. E che il bitcoin, stando alle intenzioni, avrebbe reso del tutto superfluo.
Quotazioni sulle montagne russe
A dieci anni di distanza Bitcoin esiste ancora, a dispetto delle peggiori previsioni. E questo è un dato di fatto. La prima quotazione di bitcoin risale all’ottobre 2009: allora con un dollaro si potevano comprare 1.309,03 bitcoin, il che significa che la criptovaluta valeva neanche un decimo di pence. Oggi la quotazione oscilla da mesi tra 6.000 e 7.000 dollari, con una stabilità del tutto anomala per uno strumento abituato a una vita sulle montagne russe. Proprio un anno fa stava esplodendo sotto la spinta di un'ondata speculativa – o di una manovra costruita per manipolarne i prezzi, come sostengono in molti – che l'avrebbe portata a metà dicembre a sfiorare i 20mila dollari, per poi dimezzare il valore in un mese.


