Giornata mondiale dell’ambiente

Biodiversità, oltre 9 europei su 10 spingono sulla tutela (anche) per ragioni economiche

di Marta Casadei

Beautiful ripe cornfield in rural landscape with forest on horizon and blue sky background. Agricultural crop harvest KPixMining - stock.adobe.com

5' di lettura

English Version

5' di lettura

English Version

Mentre sotto i riflettori dell’attualità ci sono questioni legate all’instabilità geopolitica in aree chiave, dei costi energetici in aumento e del possibile impatto sull’inflazione, l’attenzione dei cittadini dell’Unione Europea verso i temi della sostenibilità sembra non perdere quota. Secondo l’edizione 2026 dell’Eurobarometro sulla Biodiversità, che ha sondato l’opinione di 26.500 europei nei mesi di febbraio e marzo 2026, oltre nove persone su dieci riconoscono l’importanza dell’arginare la perdita di biodiversità come una questione di responsabilità, di benessere, di sostegno allo sviluppo economico a lungo termine e di contrasto ai cambiamenti climatici. Per il 96% abbiamo la responsabilità di prenderci cura della natura; per il 94% la biodiversità e lo stato di salute della natura sono essenziali nello sviluppo economico di lungo termine.

Tra le preoccupazioni principali degli europei spicca l’inquinamento: è ritenuto una minaccia alla biodiversità da una media del 90% degli intervistati per singolo Paese. In Italia, per esempio, la percentuale è del 96%, di cui il 58% lo ritiene molto importante e il 38% abbastanza. Nel complesso, il parere sembra mitigato rispetto alle precedenti edizioni: il numero di ritiene l’impatto “molto importante” è calato di cinque punti, ma rimane comunque una priorità. Tra le altre minacce figurano i danni causati dall’uomo - come, per esempio, i disastri industriali - al 92% e la conversione di aree naturali in territori adibiti ad altri usi (90%).

Loading...

La commissaria Roswall: «Ecosistemi sani fondamento di economie competitive»

«Quest’anno la Green Week si concentra su una verità semplice ma potente- ha detto la commissaria all’ambiente Jessika Roswall nel discorso di apertura della manifestazione-: ecosistemi sani sono il fondamento di economie resilienti e competitive. E sono anche essenziali per la nostra sicurezza. Purificano l’acqua e l’aria, stabilizzano i suoli, impollinano le colture, regolano il clima e proteggono le nostre coste». La commissaria all’Ambiente ha posto l’accento su tre conclusioni: «Le nostre imprese e le nostre economie hanno bisogno del mondo naturale; non può esistere un’economia competitiva su un pianeta che muore, né una sicurezza duratura su una Terra instabile; investire negli ecosistemi è una delle decisioni economiche più intelligenti che possiamo prendere».

Il ripristino della natura è una priorità per i cittadini

Tornando al sondaggio, la metà degli europei intervistati per l’Eurobarometro sulla Biodiversità desidera che l’Unione europea «ripristini la natura e la biodiversità per rimediare ai danni causati dalle attività umane», ritenendo che questa sia un’azione prioritaria da parte dell’Unione. Le iniziative locali più sostenute per proteggere e ripristinare la natura sono «fornire un adeguato sostegno finanziario ai soggetti direttamente interessati (agricoltori, pescatori, gestori del territorio e comunità locali)», indicata dal 45% degli intervistati, e «stabilire regole chiare e facilmente comprensibili per le imprese», sostenuta dal 44 per cento.

Le norme in via di applicazione e le nuove consultazioni

Il tema normativo, dunque, è importante anche agli occhi dei cittadini. Nonostante la parabola del Green Deal - la strategia lanciata dalla Commissione europea nel 2019 per dare corpo all’obiettivo della neutralità climatica nel 2050 - abbia vissuto un parziale rallentamento e alcuni dei suoi provvedimenti chiave, come le direttive Csrd e Csddd, siano stati sostanzialmente depotenziate dai pacchetti Omnibus, l’Unione europea non ha accantonato progetti di legislazione che aiutino le imprese a mantenere la competitività nel processo di decarbonizzazione (è il senso del Clean Industrial Deal) e ha perseverato nella tutela della natura.

La strategia europea per la Biodiversità, che rappresenta uno dei pilastri del Green Deal europeo, punta, entro il 2030 a implementare una serie di azioni per invertire il degrado degli ecosistemi: proteggere legalmente almeno il 30% della superficie terrestre e il 30% delle aree marine, ampliando di fatto la rete di aree protette di Natura 2000, istituita nel 1992 con la direttiva Habitat (92/43/CEE); ripristinare gli ecosistemi e di almeno 25mila km di fiumi a scorrimento libero; lavorare a un accordo globale sulla biodiversità presso le Nazioni Unite.

In questo quadro si inserisce anche la Nature Restoration Law, approvata a fine della prima legislatura della Commissione Von Der Leyen: il regolamento europeo, in vigore dal 18 agosto 2024, prevede il ripristino di almeno il 20% delle aree marine e terrestri entro il 2030 mentre entro il 2050 si dovrà ripristinare il 90% delle aree considerate in cattive condizioni. «La legge sul Ripristino della Natura - ha detto Roswall nel discorso di apertura della Green Week - rappresenta un tassello fondamentale della nostra legislazione e mira a recuperare zone umide, fiumi, foreste, spazi verdi urbani, ecosistemi marini e terreni agricoli. In questo momento stiamo aiutando gli Stati membri nella preparazione dei loro piani nazionali, adattandoli con attenzione ai contesti e alle esigenze locali». La prima deadline per gli Stati europei è il 1° settembre 2026 quando dovranno presentare il loro primo National Restoration Plan - che conterrà misure da concretizzare, fondi e “calendario” - alla Commissione europea.

Il 2026 sarà un anno decisivo per la revisione di due direttive cardine dell’approccio comunitario alla biodiversità: la già citata direttiva Habitat e la direttiva Uccelli (2009/147/CE). Entrambe le norme sono aperte a una fase di consultazione che si concluderà il 10 agosto 2026.

Il sostegno economico tra nuova architettura dei fondi Ue e strumenti inediti

Accanto al tema legislativo, c’è quello del sostegno economico. Il Quadro Finanziario Pluriennale proposto dalla Commissione Ue per il periodo 2028-2034 e ancora in fase di “contrattazione” tra i co-legislatori prevede un cambiamento nell’architettura dei fondi europei con la soppressione di alcuni programmi dedicati in modo specifico all’ambiente, come Life, mantenendo però circa il 35% del budget allocato su questi temi. La biodiversità dovrebbe rimanere centrale: «Il finanziamento pubblico è essenziale - ha detto Roswall - . L’Unione europea si è posta un obiettivo ambizioso: destinare entro il 2027 il 10% del bilancio europeo alla biodiversità. Nell’arco di sette anni, l’importo complessivo supererà abbondantemente i 100 miliardi di euro. Il finanziamento pubblico da solo non basta.Per questo motivo, lo scorso luglio, la Commissione ha pubblicato una tabella di marcia verso i Crediti di Natura.L’idea è semplice: azioni positive per la natura, come il ripristino delle zone umide o il miglioramento della salute dei suoli, possono essere misurate, certificate e riconosciute. Imprese, istituzioni finanziarie ed enti pubblici possono investire in queste iniziative e persone come agricoltori e proprietari forestali possono essere ricompensate per la tutela degli ecosistemi. In questo momento stiamo sviluppando sistemi e quadri di riferimento che possano dare fiducia agli investitori».

Italiani più consapevoli della media sui temi della biodiversità

La situazione italiana fotografata dal report evidenzia un maggiore livello di consapevolezza del concetto di biodiversità, con il 58% delle persone che ammette di sapere di cosa si tratta, contro il 55% della media europea, con un picco del 72% tra i 29-35enni (la media Ue è del 62%). Per i nostri connazionali le tre priorità d’azione delle istituzioni comunitarie sono ripristinare la natura e la biodiversità per rimediare ai danni causati dalle attività dell’uomo (agricoltura, selvicoltura e pesca intensive, turismo non sostenibile); assicurarsi che le problematiche relative alla biodiversità siano tenute in considerazione nella pianificazione di investimenti per nuove infrastrutture; implementare più efficacemente i regolamenti esistenti a tutela della natura e della biodiversità. Il 57% degli italiani intervistati non sa che cosa sia la rete Natura 2000 ma la maggior parte (63%) ritiene molto importante evitare la distruzione di aree uniche sulla terraferma o in mare; proteggere animali e piante in pericolo (58%) e promuovere un utilizzo del territorio rispettoso della natura (57%).

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti