CREATO PER ENI

Biocarburanti, una soluzione già disponibile per contribuire alla decarbonizzazione dei trasporti. Crescono produzione e domanda.

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Simili ai carburanti tradizionali di origine fossile, funzionano generalmente senza necessitare modifiche agli impianti esistenti, non richiedono speciali stoccaggi o reti distributive specifiche: sono i biofuel, ossia quei prodotti che possono sembrare gasolio, metano o gpl, ed invece sono creati da materia prima di origine naturale.


I vantaggi? Ovviamente per l’ambiente: innanzitutto i biocarburanti consentono di ridurre le emissioni di CO₂eq calcolate lungo l’intera catena del valore e rendere la mobilità più sostenibile. Inoltre, permettono di recuperare materiali di scarto quali oli da cottura, grassi animali e residui provenienti dall’industria agroalimentare, contribuendo alla riduzione dei rifiuti.
La produzione dei biocarburanti nel mondo è in crescita: secondo l’Ocse, la produzione di etanolo e biodiesel nel periodo 2020-2022 era pari a poco meno di 180 miliardi di litri annui. Entro il 2032, dovrebbe arrivare a quasi 220 miliardi di litri, con una crescita complessiva cumulata del 22% in un decennio.
Dati confermati anche dalla Iea, l’agenzia internazionale per l’energia: nel periodo 2023-2028, si legge nel report Renewables 2023, la domanda globale è destinata a crescere di quasi il 30% rispetto ai 5 anni precedenti, con l’olio vegetale idrotrattato, più noto con l’acronimo inglese HVO, a guidare l’incremento.
Se adottati su ampia scala, i biocarburanti possono dare un contributo rapido alla decarbonizzazione dei trasporti, se si guarda al bilancio complessivo dell’intera catena del valore. Senza considerare, appunto, le esternalità positive date dalla costruzione di un’economia circolare per il riutilizzo di rifiuti altrimenti inquinanti e l’impatto positivo sull’occupazione locale.


Nonostante alcune resistenze tuttora persistenti in ambito regolatorio, diversi produttori di automobili ci credono: da ultimo è il caso di Toyota , leader mondiale dell’ibrido che a maggio 2024 ha presentato nuovi motori progettati per una compatibilità nativa con il 100% di biocarburanti. In sintesi, la posizione di molte case automobilistiche è che, conti alla mano, per contribuire alla riduzione di emissioni climalteranti da subito è necessaria una visione non manichea e che va ricercata una strada che passa anche dai biofuels, che hanno innumerevoli vantaggi, non da ultimo quello di rendere compatibili gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 con lo stato dell’arte della tecnologia e dell’industria.


Le iniziative di Eni
Enilive, la società al 100% di Eni dedicata alla bioraffinazione, alla produzione di biometano e alle soluzioni di smart mobility (dal car sharing Enjoy alla rete di oltre 5.000 stazioni di servizio in Europa) sta guidando lo sviluppo del settore, in Italia e non solo.
Eni, ha già riconvertito le raffinerie di Venezia (Porto Marghera) e di Gela in bioraffinerie, che utilizzano materie prime prevalentemente di scarto (oli esausti da cucina, grassi residui dell’industria alimentare, eccetera) per produrre biocarburanti idrogenati, tramite una tecnologia proprietaria, la Ecofining.
In cosa consiste? Con un primo trattamento fisico, il materiale viene “ripulito” da metalli e residui solidi. Un secondo processo chimico lo trasforma invece in un prodotto del tutto simile al gasolio fossile, che può essere usato in purezza: l’HVO, appunto.


Già presente in molte Enilive Station, con il nome commerciale HVOlution il diesel di Enilive, prodotto al 100% da materie prime rinnovabili ai sensi della Direttiva europea sulle energie rinnovabili, ha raggiunto oltre 1.000 punti di distribuzione nel 2024: per utilizzarlo da subito sarà sufficiente controllare nel proprio libretto di uso e manutenzione se la vettura è già compatibile con il prodotto EN 15940 (XTL).


Ma la rivoluzione non riguarda solo l’Italia: Eni ha progetti in tutto il mondo, dagli Stati Uniti, in cui è presente in una bioraffineria a St. Bernard in Louisiana, in partnership con PBF energy, fino al Kenya dove da tempo esiste una filiera per la raccolta degli oli esausti e l’accordo per sostenere gli agricoltori locali che vengono incentivati a utilizzare terreni marginali per la produzione di semi, la cui spremitura sarà la materia prima del biocarburante.


Il percorso verso la decarbonizzazione nella nautica e nel trasporto aereo
Oltre ai trasporti terrestri, i biocarburanti sono fondamentali per contribuire alla decarbonizzazione di altri settori “hard to abate” come la nautica e l’aerotrasporto. Attualmente, non esistono alternative tecnologiche praticabili per navi e aerei. I biofuels rappresentano un’opzione più sostenibile per ridurre l’impronta carbonica di questi vettori.
Enilive ha stretto accordi con diverse compagnie aeree, quali Ryanair, ITA e Dhl, per la fornitura di SAF (dall’inglese, “Sustainable aviation fuel”, l’Eni biojet) che può essere miscelato con il carburante convenzionale. Per la nautica, un progetto di Eni con il Gruppo Azimut-Benetti mira ad accelerare il percorso verso la decarbonizzazione del settore dello yachting.
I biocarburanti, dunque, rappresentano una soluzione immediata e concreta per contribuire alla riduzione delle emissioni, dimostrando che è possibile coniugare gli obiettivi di maggiore sostenibilità ambientale con il progresso tecnologico e industriale.

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