Biocarburanti, Eni rafforza la produzione
di Nino Amadore
3' di lettura
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È un altro passo avanti nel percorso di rafforzamento della produzione di biocarburanti. E aggiunge un nuovo segmento a quelli già esistenti che fa di Gela un sito produttivo strategico nella geografia degli impianti Eni.
Su queste direttrici si muove il progetto per la costruzione del nuovo modulo produttivo nella bioraffineria di Eni a Gela, dedicato alla produzione di biofuel per gli aerei che già dà lavoro a oltre mille operai diretti e che si prepara a questo nuovo potenziamento della produzione, in un’ottica di transizione ecologia finalizzata alla decarbonizzazione.
In questo caso si tratta dell’impianto che, una volta completato, produrrà un biofuel destinato solo gli aerei: «Oggi – spiega Michele Viglianisi, responsabile di Bioraffinazione e Supply di Eni – noi anche in assenza dell’impianto di cui stiamo parlando, cioè quello di Gela, stiamo già producendo biojet. Ma per farlo utilizziamo una bioraffineria e una raffineria tradizionale in modo integrato. Faccio un esempio: produco nella bioraffineria di Gela un semilavorato di origine biologica e poi a Livorno faccio l’altra parte di lavoro. Domani tutto questo sarà fatto unicamente a Gela e anche a Venezia. Perché stiamo sviluppando unità per la produzione di biojet sia a Venezia che a Gela, però, dal punto di vista della qualità del biojet Gela arriverà prima».
In questa fase l’Eni Biojet è il Saf (Sustainable aviation fuel) prodotto nella raffineria Eni di Livorno, in sinergia con la bioraffineria di Gela, da materie prime di scarto, grassi animali e oli vegetali esausti: il Saf viene miscelato al 20% nel carburante Jet Fuel Eni.
La bioraffineria di Venezia, a Porto Marghera, è il primo esempio al mondo di conversione di una raffineria di petrolio in bioraffineria per la produzione di biocarburanti idrogenati ottenuti da materie prime biogeniche; è in esercizio dal 2014.



