Fondi Ue

Bilancio Ue: spunta l’idea di 134 miliardi di prestiti per coesione e agricoltura

Nel documento della presidenza cipriota per l’avvio dei negoziati in Consiglio europeo compare la proposta di finanziare a debito una quota dei nuovi Piani di partenariato nazionali e regionali che comprenderanno i fondi per le regioni e per l’agricoltura, sul modello del Pnrr. Le richieste dell’Italia nel negoziato sulle categorie di regioni, la spesa sociale e gli anticipi

di Giuseppe Chiellino

CONSIGLIO EUROPEO  IMAGOECONOMICA

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Si rafforza la presa del “modello Pnrr” sulla politica di coesione e sulla politica agricola europee. Nella cosiddetta negobox, testo negoziale non vincolante che è il punto di partenza del negoziato tra gli Stati membri sul prossimo bilancio di lungo termine 28-34, è apparso al punto 48 un paragrafo chiamato “Catalyst Europe” in cui si afferma che “134 miliardi di euro saranno messi a disposizione degli Stati membri sotto forma di prestiti per l’attuazione dei 27 Piani nazionali e regionali”, gli strumenti finanziati con in fondo unico che prenderanno il posto degli attuali piani regionali per la coesione e l’agricoltura. L’idea, dunque, sembra quella di proseguire sulla strada del debito comune, aperta con gli “Eurobond” emessi per finanziare Next Generation Eu.

Al punto successivo del documento presentato ieri, giovedì 11 giugno, dalla presidenza cipriota, si precisa che i prestiti saranno distribuiti secondo i principi di equità di trattamento, solidarietà, proporzionalità e trasparenza, ma la quota destinata ai tre principali beneficiari (che secondo le valutazioni dell’Europarlamento dovrebbero essere Polonia, Francia e Spagna) non potrà superare il 60% dell’importo disponibile. L’Italia è appena dietro, al quarto posto.

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Al centro del dibattito

In vista del negoziato che si svolgerà nel secondo semestre sotto la presidenza irlandese e che il presidente Antonio Costa vorrebbe chiudere entro fine 2026, le trattative cominciano a prendere forma, come è emerso anche dalle comunicazioni della premier, Giorgia Meloni, in Parlamento alla vigilia del Consiglio europeo. Il dibattito sul tema è sempre più ampio ed è stato al centro di molti incontri nell’ambito del Forum Pa che si è chiuso oggi a Roma.

Fonti del ministero per le Politiche europee hanno delineato alcuni paletti che l’Italia sta cercando di fissare nei tavoli negoziali aperti a Bruxelles. Si tratta, infatti, per ottenere che anche lee regioni più sviluppate e quelle in transizione abbiano una quota di risorse riservata, come è avvenuto finora, e non solo quelle meno sviluppate. “E’ una richiesta coerente con l’obiettivo della competitività che è una delle nuove priorità a cui il prossimo bilancio comune vuole dare risposta” ha osservato la fonte. “Oggetto di negoziato è anche l’entità dei pagamenti iniziali” ha aggiunto.

La questione degli anticipi e della spesa sociale

Il metodo Pnrr ha garantito anticipi molto generosi rispetto ai programmi della coesione. Alzare la percentuale dei pagamenti iniziali nei programmi della coesione, secondo gli addetti ai lavori, consentirebbe alle amministrazioni di gestire più agevolmente i flussi finanziari e ai beneficiari di limitare il ricorso alle fidejussioni bancarie che nei fatti sottraggono risorse ai progetti.

Altra richiesta, non solo italiana, è quella di aumentare la soglia minima riservata alla spesa sociale. “La riduzione delle risorse per la spesa sociale è un problema e stiamo lavorando molto per cercare di modificare la proposta in iniziale. Il 14% riservato alla spesa sociale è troppo poco anche perché l’espressione ‘almeno il 14%’ nella realtà rischia di trasformarsi in un limite massimo” ha affermato Massimo Temussi, direttore generale del ministero del Lavoro e delle politiche sociali, in un workshop organizzato da Intellera Consulting sulle sfide della nuova programmazione europea.

I regolamenti in arrivo con la nuova programmazione cambiano in modo sostanziale gli schemi di gestione delle risorse europee negli Stati membri e sui territori. C’è un nodo centrale legato alla governance e al peso delle regioni che rischiano di essere marginalizzate, come è accaduto con il Pnrr. “Non si può che prendere atto della posizione netta assunta dalla Commissione, a cui il governo italiano ha aderito totalmente e a cui si sono allineati i presidenti delle regioni” ha detto non senza polemica Vincenzo Falgares, direttore generale per la programmazione della Regione Sicilia.

Un salto nel vuoto i finanziamenti non collegati ai costi

Ma non preoccupa solo la governance, sempre più verticistica e centralizzata, verso Roma e verso Bruxelles, con un piano per paese e poche priorità, e più risorse gestite direttamente dalla Commissione europea. Il cosiddetto metodo Pnrr, che significa finanziamenti non collegati ai costi e alla spesa reale ma al raggiungimento dei target, per le autorità di gestione dei programmi regionali “è una specie di salto nel vuoto” ha ammesso Elena Calistri che gestisce il Fondo sociale per la Toscana. “Non ci fa paura il lavoro. Ma come si porrà il funzionario pubblico di fronte a questo nuovo sistema e ai due livelli di controllo” della magistratura contabile nazionale ed europea?  “E’ una sfida disruptive, un cambiamento radicale. Perciò sarà necessaria un’operazione verità su cosa chiederanno la Corte dei conti italiana e quella europea” secondo Roberto Trainito, partner di Intellera che insieme a Luciano Monti, docente di Politiche dell’Unione europea alla Luiss ha presentato uno studio sull’impatto che avrà la nuova programmazione europea sull’Italia. Con una buona dose di ottimismo, Monti stima che, nel 2028-2034, la dote complessiva dell’Italia tra coesione e agricoltura con la quota di debito potrebbe arrivare a quasi 140 miliardi di euro.

E a chi come  Gianni Bocchieri, responsabile dell’area formazione della regione Piemonte, ha espresso preoccupazione sulle conseguenze del nuovo assetto in termini di gestione amministrativa e circuiti finanziari, Monti ha suggerito in qualche modo di aderire sino in fondo al “metodo Pnrr”, lavorando in anticipo sui target intermedi in modo da ottenere l’erogazione delle rate ed evitare il ricorso al sistema bancario o assicurativo. Prima però sarà necessario capire se e quali poteri negoziali avranno le regioni nel “nuovo mondo” che si avvicina.

 

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