Fondi Ue

Bilancio UE: fondi sociali in bilico, l’Europarlamento chiede più risorse e meno flessibilità

L’Eurocamera vota la sua posizione per il Quadro finanziario pluriennale 2028-2034. Bonaccini (S&D): rischio aumento delle disuguaglianze. Sberna (ECR): riduzione preoccupante, ma dipenderà anche dalle scelte nazionali. Verso lo scontro con i Governi dei 27

di Paolo Riva

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Le trattative per il prossimo bilancio pluriennale UE stanno entrando in una fase importante. Il Parlamento europeo è vicino a votare la sua posizione per il Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028-2034 e sarebbe pronto a ritardare l’intero processo negoziale. Un contesto teso, all’interno del quale la politica di coesione, e i fondi sociali in particolare, rappresentano dei nodi centrali, ancora da sciogliere.

Secondo stime interne del Parlamento europeo, pubblicate dal Sole 24 Ore, queste due voci del bilancio sarebbero le più penalizzate dalla proposta di QFP fatta dalla Commissione UE lo scorso luglio, che garantisce maggiore autonomia agli Stati membri con la creazione dei Piani di Partenariato Nazionali e Regionali (PPNR) e unisce in un unico fondo voci importanti di bilancio come l’agricoltura, la migrazione e, appunto, la coesione e il sociale.

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Se la proposta venisse confermata, spiega il segretario generale del think tank FEPS László Andor, indebolirebbe “l’effetto redistributivo del bilancio UE”. In particolare, secondo Andor, la drastica riduzione dei fondi sociali mostra ignoranza “in merito a tutte le sfide del capitale umano” come, per esempio, in paesi come l’Italia, “aiutare i giovani a ottenere un’istruzione di qualità e ad entrare nel mercato del lavoro il prima possibile”.

All’Europarlamento, il tema è particolarmente sentito dal gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D), che hanno votato a favore della presidente della Commissione Ursula von der Leyen anche in cambio di garanzie sul mantenimento dei fondi per gli investimenti sociali. L’europarlamentare del Partito Democratico Stefano Bonaccini sostiene che “meno risorse e più rinazionalizzazione significherebbero politiche meno efficaci e più disuguaglianze territoriali”. Bonaccini è il relatore del file QFP per la commissione agricoltura dell’Europarlamento e, per questo, è pienamente coinvolto nei negoziati in corso tra i diversi gruppi parlamentari.

“Siamo nel vivo di un dialogo franco e trasparente tra i vari attori coinvolti”, commenta Antonella Sberna, europarlamentare per Fratelli d’Italia e vicepresidente del Parlamento europeo. A suo giudizio, “il rischio di riduzione delle risorse per la coesione e il Fondo sociale europeo sarebbe preoccupante per Stati come l’Italia”. Al tempo stesso, però, Sberna osserva che “una parte rilevante dell’impatto concreto dipenderà dalle scelte dei governi nazionali nella definizione e nella ripartizione dei Piani nazionali e regionali”.

Questo ultimo punto è centrale nei negoziati. Un compromesso trovato tra i gruppi parlamentari di popolari (PPE), socialisti (S&D), liberali e verdi vorrebbe infatti limitare notevolmente, praticamente eliminandola, la flessibilità dei governi nazionali nell’assegnare i fondi alle diverse voci di bilancio. Per farlo, le risorse che la Commissione aveva proposto di accantonare per far fronte a circostanze impreviste verrebbero invece assegnate in maniera vincolante ai diversi capitoli di spesa, mantenendo inalterato l’ammontare per agricoltura e migrazione e aumentando quello per coesione e, soprattutto, sociale.

“Abbiamo costruito una convergenza ampia tra forze europeiste. Un equilibrio tra priorità diverse è possibile”, commenta Bonaccini, mostrandosi ottimista. Sberna, invece, rimane più cauta. “Ritengo fondamentale lavorare affinché le risorse destinate alla coesione siano almeno mantenute, se non rafforzate, garantendo al contempo un equilibrio con le nuove priorità europee. Questo può avvenire attraverso una riallocazione più efficace delle risorse e un uso più mirato della flessibilità”, dichiara.

Un altro punto centrale delle trattative è la dimensione del bilancio pluriennale UE, da cui ovviamente dipende la possibilità di finanziare ciascuna voce. “Come Parlamento europeo chiediamo di arrivare all’1,27% del Reddito nazionale lordo, vale a dire poco meno di 1.800 miliardi di euro”, spiega Bonaccini, aggiungendo che si tratta di un aumento di circa il 10% rispetto alla proposta della Commissione. I numeri sono quelli che ha dato anche l’influente eurodeputato del PPE Siegfried Mureșan, uno dei due relatori per il QFP all’interno della commissione per i bilanci del Parlamento europeo. Quest’ultima voterà la sua posizione mercoledì 15 aprile, mentre il voto finale della plenaria è previsto entro la fine del mese.

Il 24 aprile, discuteranno del nuovo bilancio pluriennale europeo anche i capi di Stato e Governo dei 27 Stati membri, riuniti a Cipro. I negoziati tra Paesi UE sono quelli più importanti perché il ruolo dell’Europarlamento è solamente approvare (o rigettare) l’accordo che verrà raggiunto dai 27 all’interno del Consiglio. Tra la posizione di quest’ultimo e quella del Parlamento europeo, però, mette in guardia Andor di FEPS, “le differenze sono grandi”. Da un lato, viene difficile immaginare che le capitali rinunceranno alla flessibilità loro garantita dalla proposta di QFP della Commissione. Dall’altro, alcuni Governi, come quello olandese, hanno già fatto sapere che non vogliono aumentare la dotazione del bilancio, ma anzi chiedono di ridurla. In quel caso, la politica di coesione, e i fondi sociali finirebbero per essere ancora più penalizzati.

Anche per questo motivo, il Parlamento europeo sembra determinato a giocarsi al meglio tutte le carte di cui dispone. Secondo POLITICO Europe, infatti, gli europarlamentari sarebbero pronti a rimandare i negoziati sulle numerose legislazioni settoriali di cui è composto il QFP fino a quando non verrà trovato un accordo sull’entità complessiva e sull’architettura del bilancio pluriennale. Una conferenza stampa di Muresan e della corelatrice socialista Carla Tavares annunciata per domattina potrebbe chiarire ulteriormente questo aspetto, ma il timore è che la scelta possa far slittare le trattative per buona parte del 2027, fino all’ultimo momento utile.

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