Guardia di finanza

Bilanci in copia, atti falsi e società ad hoc: le spie di frodi sugli aiuti Covid

Le verifiche del Nucleo speciale spesa pubblica con focus su Pnrr, Fondo garanzia Pmi, finanziamenti Sace e incentivi Gse

Imagoeconomica

4' di lettura

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Gli indizi spesso sono piccoli, ma ripetuti. Bilanci depositati da soggetti diversi che però presentano voci identiche, imprese che spuntano all’improvviso con assetti societari modificati a ridosso delle domande per ottenere un finanziamento. Ci sono addirittura istanze in apparenza inviate da distinte società ma trasmesse da un unico indirizzo Ip e la ricorrenza, per più soggetti scollegati, dei medesimi professionisti asseveratori. E poi le partite Iva: quelle “apri e chiudi”, in particolare. Rappresentano ormai uno dei principali alert di un sistema di frode multilivello che attraversa la bonus economy, con i soldi Pnrr, Fondo di garanzia Pmi, Sace e incentivi Gse.

Parte da qui il Nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie della Guardia di finanza. Da anomalie che, una dopo l’altra, compongono la mappa delle richieste di finanziamento sospette. A fare da filtro è l’analisi di rischio svolta dagli investigatori: un’operazione chirurgica che incrocia dati, traccia reti opache tra imprese, scandaglia documenti.

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Lo screening

Si parte dalle banche dati, ma non ci si ferma lì. Le imprese richiedenti sono passate al setaccio: si guardano quelle sottoposte a procedure concorsuali o giudiziali e con irregolarità fiscali e contabili (come aver omesso i versamenti o il deposito del bilancio). Le operazioni straordinarie – trasformazioni, fusioni, scissioni – a ridosso delle richieste sono un campanello d’allarme, così come le modifiche societarie in favore di soggetti privi di capacità imprenditoriali, talvolta gravati da precedenti di polizia. Ogni informazione acquisita è un parametro. E ogni parametro ha un peso.

Quando il rischio supera una certa soglia scatta il controllo della componente territoriale della Guardia di finanza. È lì che si verifica se la sede esiste davvero, se le immagini satellitari estrapolate da Google Earth corrispondono a quanto dichiarato, se dietro quella società c’è davvero un’attività o solo una testa di legno.

I riscontri sul campo

Gli accertamenti sul campo sono serrati. I risultati sono nelle relazioni di servizio. Richiedenti che hanno allegato bilanci falsi, simulando il deposito alla Camera di commercio. Documenti contabili di svariate annualità presentate lo stesso giorno. Sono state trovate anche dichiarazioni fiscali totalmente false, che riportavano – addirittura – ricevute di deposito artefatte all’agenzia delle Entrate. In diversi casi non è stata trovata coincidenza tra le voci di bilancio e le dichiarazioni fiscali con le informazioni estrapolate dalle dichiarazioni dei redditi, modelli Iva e fatturazione elettronica.

Il sistema di verifica intercetta anche legami anomali. Come detto, sono state individuate società scollegate tra loro, ma che condividono lo stesso indirizzo Ip (Internet protocol address): le diverse istanze per ottenere i fondi sono state inviate con lo stesso codice che identifica il dispositivo di invio (per esempio un Pc).

La verifica sulla spesa

Non basta, però, verificare chi chiede. Bisogna anche controllare come vengono spesi i fondi. E qui la storia si ripete.E-commerce costruiti per finta, ma con erogazioni pubbliche. Spese sovrafatturate, fornitori – sempre gli stessi – a volte esteri, a volte riconducibili allo stesso gruppo che ha chiesto il denaro pubblico destinato alle Pmi. Il sistema si complica nei finanziamenti Covid. Con il decreto Liquidità, molte banche hanno erogato prestiti senza controllare il merito creditizio. I soldi sono arrivati, e le aziende sono sparite. O peggio: hanno usato quei fondi per chiudere.

Il principio vale anche per gliincentivi energetici. Dove gli impianti fotovoltaici vengono frazionati artificiosamente per non superare le soglie. O dove le Esco (Energy service company) dichiarano risparmi mai ottenuti con documenti falsi. A Torino, una truffa da oltre 30 milioni è partita così. E poi c’è il settore delle bioenergie, dove le ecomafie entrano in scena. Biomasse che non sono biomasse. Rifiuti che finiscono negli impianti. Certificazioni comprate. E incentivi incassati. A guardarla da fuori, la truffa sembra impermeabile. A guardarla da dentro, lascia una firma.

I casi sotto la lente

Pnrr, contributi gonfiati

Nel settore dei finanziamentilegati al Pnrr – in particolare al rifinanziamento del fondo gestito da Simest – l’attività di controllo ha fatto emergere numerose irregolarità. Il fondo, finalizzato a promuovere la transizione digitale ed ecologica delle Pmi e l’internazionalizzazione, è stato al centro di frodi basate su rendicontazioni falsificate: spese sovrastimate, partecipazioni a fiere mai avvenute o addirittura eventi inesistenti, sedi operative dichiarate nel Mezzogiorno solo per accedere a contributi maggiorati.

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Fondo Pmi

Durante la crisi pandemica, le modifiche normative eseguite al fondo di garanzia per le Piccole e medie imprese hanno generato nuove opportunità di frode. Le procedure automatizzate e la deroga al merito creditizio hanno permesso di accedere ai finanziamenti pubblici anche in assenza dei requisiti.

In diversi casi, gli istituti di credito hanno omesso la valutazione economico-finanziaria del richiedente. Una volta ottenuto il prestito, le imprese andavano in default e il rimborso ricadeva sulla garanzia pubblica.

Gse e incentivi

Nel campo delleenergie rinnovabili e dell’efficienza energetica, le frodi si concentrano su due fronti:

1) il frazionamento elusivo degli impianti;

2) le false attestazioni delle Esco (Energy Service Company).

Il primo consiste nel dividere artificialmente un unico impianto (fotovoltaico, eolico) in più unità minori, così da accedere a incentivi più alti, evitare fideiussioni o procedure più complesse. Le Esco, invece, hanno prodotto attestazioni false per interventi mai eseguiti o realizzati solo parzialmente.

Bioenergie

Il settore della produzione di bioenergie è risultato fortemente esposto a fenomeni fraudolenti. Le truffe spaziano dall’uso di biomasse non conformi – o sostituite da veri e propri rifiuti – alla falsificazione della certificazione di tracciabilità ambientale, spesso con la complicità degli stessi enti certificatori. Il decreto interministeriale 294/2024 ha introdotto un nuovo sistema nazionale di certificazione della sostenibilità, obbligatorio per accedere agli incentivi. Ma in diversi casi sono emerse pratiche di elusione sistematica.

Riproduzione riservata ©
  • Ivan Cimmarustigiornalista

    Luogo: Roma

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Sicurezza, giudiziaria, inchieste, giustizia tributaria

    Premi: Nel 2011 tra i vincitori del Premio Internazionale Antimafia Livatino-Saetta

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