Usa

Biden, il discorso d’addio: «Attenti alla nuova oligarchia tech industriale»

Il Presidente uscente denuncia concentrazione di potere e ricchezza, valanghe di disinformazione sui social e i rischi dell’Ai per la democrazia

di Marco Valsania

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2' di lettura

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Un allarme per lo strapotere del «complesso tecnologico-industriale». Per una nuova oligarchia, con una concentrazione di potere e ricchezza nelle mani di pochissimi individui che ricorda i robber baron, i monopolisti corrotti d’un tempo passato combattuti dall’Antitrust. E per una quantità di disinformazione e falsità incontrollata, diffusa da piattaforme di social media che traggono vantaggio dalla crisi della stampa libera.

Tra disinformazione e misinformazione

Joe Biden, nel suo ultimo discorso di saluto al Paese dallo Studio Ovale prima di lasciare la Casa Bianca, ha ripercorso 50 anni di carriera politica e espresso fiducia nel futuro dell’America. Ma ha anche e soprattutto lanciato un accorato appello che ha fatto eco al famoso discorso di Dwight Eisenhower sull’influenza perniciosa per il futuro della democrazia del complesso militar-industriale. Eisenhower diede voce alla sua preoccupazione, parole che aveva preparato per mesi, nel suo commiato dalla Casa Bianca del 1961.

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«Sono preoccupato per la potenziale ascesa di un complesso tech industriale che ponga reali pericoli per il nostro Paese», ha detto ieri sera Biden in diretta televisiva. «Gli americani sono sepolti sotto una valanga di misinformazione e disinformazione, che consente abusi di potere. La stampa libera sta crollando, gli editor stanno scomparendo».

Ancora: «I social media stanno rinunciando al fact checking. La verità è schiacciata da menzogne ripetute per ragioni di potere o di profitto. Queste piattaforme devono rispondere di ciò che fanno, perché dobbiamo proteggere i bambini, le famiglie e la democrazia stessa da abusi di potere».

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I rischi dell’intelligenza artificiale e il ruolo degli Usa

Sulla nuova frontiera tech dell’intelligenza artificiale ha lanciato un monito speciale, per le «profonde possibilità e gli altrettanti rischi» che contiene. L’ha definita «la più consequenziale tecnologia del nostro tempo, forse di tutti i tempi. Ma, a meno che non vengano adottate protezioni, può generare nuove minacce ai nostri diritti, alla nostra filosofia di vita, alla nostra privacy, a come lavoriamo e a come proteggiamo la nazione». Questo rende indispensabile, ha aggiunto, che sia la «terra della libertà», l’America, e non la Cina, «a guidare il mondo nello sviluppo dell’Ai».

Sui nuovi oligarchi: «Una oligarchia sta oggi prendendo forma, forte di una estrema ricchezza, di potere e di influenza, che minaccia letteralmente l’intera democrazia, i nostri diritti, le libertà fondamentali e la possibilità di tutti di avere eque opportunità».

Il riferimento a Musk, «Zuck» e Bezos

Difficile, sottolineano alcuni osservatori, non vedere in questa nuova oligarchia i volti di personaggi del calibro di Elon Musk, Mark Zuckerberg o Jeff Bezos. Musk è oggi stretto alleato del successore di Biden, il leader della destra populista americana Donald Trump, e la sua piattaforma social X è criticata per la diffusione di disinformazione e estremismo conservatore. Zuckerberg di Meta si è a sua volta avvicinato a Trump, ha cancellato il fact checking indipendente e politche di diversità, equità e inclusione, invocando la necessità di liberare «aggressività» e «energia maschile». Bezos, fondatore di Amazon, alla vigilia delle elezioni aveva bloccato l’appoggio del suo Washington Post a Kamala Harris, la rivale democratica di Trump poi sconfitta.

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