La guerra commerciale Usa-Ue

Berni (Grana Padano): «I dazi al 30%? Un assist ai produttori del Wisconsin»

Per il direttore del consorzio di tutela le sue aziende rischiano un danno da 75-80 milioni di euro all’anno

di Micaela Cappellini

3' di lettura

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Il Grana Padano, il formaggio Dop più esportato al mondo, con i dazi americani al 30% subirebbe un danno economico tra i 75 e gli 80 milioni di euro all’anno. Si tratta di calcoli di massima, fatti in fretta e furia all’indomani dell’annuncio di Trump di sabato scorso, «perché nessuno, nemmeno nella peggiore delle ipotesi, si aspettava aumenti di questa portata», ammette Stefano Berni, direttore generale del Consorzio di tutela del Grana Padano, un campione del made in Italy da 4 miliardi di euro di produzione, 142 aziende e oltre 220mila forme vendute negli Usa nel corso del 2024.

Lei è stato tra i più duri a commentare sabato l’annuncio di Trump, definendolo un «atto di guerra», e ha detto che con i dazi al 30% un chilo di Grana Padano negli Usa arriverà a costare 50 dollari...

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Un bell’assist, per i produttori di formaggio del Wisconsin, che infatti sono tutti trumpiani. Già oggi l’American grana, o il parmesan, costano la metà dei formaggi Dop italiani. Con i dazi al 30% e 50 dollari al chilo, mi aspetto che i consumatori americani, che prima compravano tre pezzi di Grana, finiranno col comprarne solo due e per il terzo guarderanno ai prodotti made in Usa, risparmiando così 20 dollari al chilo.

Quanto costa oggi acquistare il Grana Padano negli Usa?

Siamo già a 40 dollari al chilo. Facciamo un po’ di chiarezza: da sempre il Grana Padano, così come il Parmigiano Reggiano, sul mercato americano paga un dazio del 15%. All’inizio della sua presidenza Trump disse che ci avrebbe messo un dazio del 20%, che sommato al 15% storico avrebbe voluto dire arrivare al 35%, poi è tornato a più miti consigli e ce lo ha applicato solo del 10%. Ad oggi, dunque, il Grana Padano si vende negli Usa con un dazio del 25% e così sarà fino all’1 di agosto.

Che perdite stima, per le aziende del consorzio, se le negoziazioni tra Usa e Ue non abbasseranno le percentuali annunciate da Trump?

Le nostre esportazioni verso gli Usa caleranno del 20%. Vuol dire 40mila forme di meno all’anno. Gli Stati Uniti oggi per noi sono il terzo mercato di sbocco mondiale, dietro la Germania e la Francia.

Quanto significa, in termini di fatturato?

La misura ce la dà la storia. Quando la Russia invase la Crimea, la Ue impose sanzioni a Mosca, la quale a sua volta decretò l’embargo su alcuni prodotti europei, tra cui i formaggi. Nell’agosto del 2014, da un giorno all’altro, smettemmo di esportare circa 50mila forme di Grana all’anno. Tra danni diretti e indiretti, legati all’appesantimento dei magazzini, in un anno ci costò 100 milioni di euro. Sulla base di questa esperienza, credo che i dazi americani al 30% ci verrebbero a costare 75-80 milioni di euro all’anno.

Che contromisure potete adottare? State accelerando sulle scorte?

Tra farla partire e sbarcarla, ci vogliono 40 giorni per spedire una forma di Grana negli Stati Uniti. E nessuno si era organizzato per tempo per aumentare gli approvvigionamenti negli Usa, semplicemente perché nessuno si aspettava il 30% di dazi aggiuntivi. I più pessimisti ipotizzavano al massimo il 17%. Io mi auguro che chiudiamo a metà strada, cioè al 15%, che per noi significa il 30%. Ad oggi, nonostante le tariffe al 25% (15+10), i dati ci dicono che sul mercato americano stiamo comunque crescendo. Diciamo che con il 15+15 ci possiamo attrezzare, ma il 45% è oltre ogni nostra capacità di assorbimento.

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