Bernabè e Clò: sulla transizione energetica Bruxelles oggi va troppo veloce
Il manager e il professore denunciano costi e obblighi troppo pesanti per famiglie e imprese. Così si colpiscono i più poveri e l’Europa rischia la deindustrializzazione a vantaggio della Cina
di Sissi Bellomo
3' di lettura
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L’Unione europea sta premendo troppo l’acceleratore sulla strada verso la decarbonizzazione e ora rischiamo di schiantarci. Sono diagnosi molto simili quelle espresse da Franco Bernabé e Alberto Clò, economisti di formazione ed esperti di lungo corso sia di energia che di politiche industriali, messi a confronto durante il festival trentino.
Entrambi nutrono preoccupazioni per l’industria europea, travolta da costi e obblighi che favoriscono l’avanzata della Cina, per i cittadini costretti a sacrifici sempre più pesanti e per la tendenza a trascurare le misure di adattamento al cambio del clima, con cui prevenire o tamponare gli effetti di eventi meteo estremi, come quelli che hanno colpito la Romagna.
L’attuale esecutivo Ue viene accusato di «fondamentalismo ecologico» e di «bulimia regolatoria» dal professor Clò, docente all’università di Bologna, direttore della rivista Energia (fondata con Romano Prodi) e ministro dell’Industria negli anni ’90, in un governo tecnico guidato da Lamberto Dini.
Ma non è affatto tenero con Bruxelles – che «ormai ne inventa di tutti i colori» – nemmeno Bernabè, manager in passato al timone anche di Eni, che oggi da presidente di Acciaierie d’Italia si trova al centro di un’enorme ed emblematica sfida che è insieme ambientale, industriale e sociale. «Per la transizione – dice – i tempi non possono essere quelli dettati dalla Ue Non si può banalizzare tutto dicendo “si può fare domani”, servono prospettive di medio termine, fissare obblighi compatibili con i tempi industriali, che sono veloci ma richiedono comunque pianificazione».
A Trento Bernabè concede poche parole alle delicate vicende dell’ex Ilva, per escludere come «impossibile» l’ipotesi di fermate imminenti a Taranto, dopo l’ultimatum lanciato dal Comune per un aumento delle emissioni di benzene: «sfori temporanei», di un impianto che ha «emissioni molto al di sotto dei limiti di legge e più piccole di quanto inaliamo mentre facciamo il pieno di benzina».



