Mix and move

Benessere: il vero segreto della longevità è fare tante attività sportive diverse

Uno studio pubblicato sul British Medical Journal è molto chiaro: “Non conta solo quanto ti muovi, conta anche in quanti modi diversi lo fai”

di Maria Rita Montebelli

group of young people running on treadmills in modern sport  gym

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C’è una scena che i più mattinieri vedono ripetersi ogni mattina nelle grandi città. Sulle note del classico degli Eagles ‘Life in the fast lane’, un esercito di ‘allodole’ inforca le scarpe da running e comincia a correre per le strade deserte, prima che spunti il sole. Poi ci sono i gufi, quelli dello spinning o dell’aquagym serale. E infine c’è il resto del mondo, che pur non rientrando nei parametri dello ‘sportivo’ patentato, cammina ovunque, sale le scale, pedala per andare al lavoro.

Tanti modelli diversi di attività fisica e tutti validi

Per anni i medici hanno impartito il mantra del ‘purché ci si muova’. E con ragione da vendere. Ma adesso una delle analisi più imponenti mai realizzate sul rapporto tra attività fisica e salute aggiunge un dettaglio decisivo all’invito a impegnarsi con costanza in un’attività sportiva in senso lato. E il take home message di questo studio pubblicato su British Medical Journal è molto chiaro: “non conta solo quanto ti muovi; conta anche in quanti modi diversi lo fai”. Che è poi la versione in scarpe da ginnastica del concetto tomista “temo i lettori di un unico libro”. Perché l’esercizio possa produrre i migliori risultati è necessaria la varietà: bene la corsa, ma alternata ai pesi o alla bicicletta, tanto per fare un esempio.

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La ricerca, firmata dalle Università di Harvard, insieme a quella di Yonsei (Seul, Corea) e Chongqing (Cina), si basa sui dati di due studi americani monster, il Nurses’ Health Study e l’Health Professionals Follow-Up Study, che hanno seguito con precisione maniacale per oltre trent’anni più di 110 mila persone, tutte sane al tempo zero. Ogni due anni sono state registrate e aggiornate le loro abitudini di vita, ad esempio quanta e quale attività fisica facessero e con quale regolarità. Alla fine di questo lungo periodo di osservazione si sono registrati quasi 39 mila decessi, legati soprattutto a malattie cardiovascolari, tumori e patologie respiratorie.

Lo sport è associato alla riduzione di mortalità

Gli autori dello studio sono andati dunque a scavare dentro questa miniera di dati, dove hanno rintracciato un’evidenza molto chiara: chi si muove di più ha un rischio di morte più basso. La camminata regolare è associata a una riduzione significativa della mortalità. Correre aiuta. Andare in bicicletta anche. Gli sport di racchetta, gli esercizi a corpo libero, l’allenamento con i pesi mostrano tutti un’associazione favorevole con la longevità. E non servono imprese estreme: i benefici fino ad un certo punto crescono con l’aumentare dell’attività, poi tendono a stabilizzarsi. Il corpo risponde comunque sempre allo stimolo del movimento e risponde bene. E fin qui nulla di davvero sorprendente.

La vera novità è emersa quando i ricercatori hanno smesso di considerare solo i minuti totali di movimento e hanno iniziato a studiare la variabile ‘varietà’. Quante attività sportive diverse aveva praticato una persona nel corso degli anni? Sempre la stessa, oppure un mix?

È qui che i numeri hanno cominciato a raccontare un’altra storia. Le persone che nel tempo si erano impegnate in più tipi di attività fisica (ma sempre con costanza), mostravano un rischio di morte sensibilmente più basso rispetto a chi si era concentrato su una sola disciplina. Un vantaggio del quale restava una chiara presenza anche tenendo conto della ‘quantità’ totale di esercizio. Il rapporto esercizio fisico e salute insomma non viaggia solo sulla quantità. È questione anche di varietà.

E la spiegazione a questo fenomeno sta nella fisiologia. Il nostro organismo non è un sistema a compartimenti stagni. L’attività aerobica allena cuore e polmoni, migliora l’efficienza del trasporto di ossigeno, rafforza la resistenza e la costanza (anche mentale). L’allenamento di forza (pesi, bande elastiche, attrezzi) stimola muscoli e ossa, preserva la massa magra, protegge dal declino funzionale. Sport che richiedono coordinazione e rapidità allenano anche il cervello, l’equilibrio, i riflessi. Ogni forma di movimento insomma ‘parla’ un linguaggio diverso e complementare al corpo. Alternare diverse discipline sportive o forme di esercizio fisico significa quindi allenare più sistemi, costruire una salute più globale e aumentare la resilienza di mente e corpo.

La varietà tiene viva la motivazione e scaccia la noia

Ma c’è anche un altro aspetto da non sottovalutare: la varietà tiene viva la motivazione e scaccia la noia. Chi cambia stimolo è più incline a non mollare. E in termini di salute guadagnata, ciò che davvero fa la differenza, come ben dimostrano questi studi durati trent’anni, è la continuità, la costanza. Longevità e salute sono insomma più a portata di mano di chi si allena ogni giorno (o quasi), che dei weekend warrior.

Ma tranquilli. Non è necessario trasformarci tutti in atleti multidisciplinari, in campioni di decathlon. È molto più semplice di così. Il consiglio non è quello di trovare ‘lo sport perfetto’, ma di muoversi per tutta la vita. Si può camminare per un periodo, poi scoprire i pesi, poi tornare alla bici, poi aggiungere qualcosa di nuovo. Può sembrare un ossimoro, ma non lo è: costanza e varietà sono un investimento in salute.

In un’epoca ossessionata dalle soluzioni miracolose e dalle scorciatoie tecnologiche, la conclusione dello studio sul BMJ è disarmante nella sua semplicità: il corpo umano è progettato per muoversi e ama essere ‘sfidato’ in modi diversi. Il segreto della longevità non sta nella ripetizione ossessiva dello stesso gesto, ma nella capacità di cambiare ritmo, stimolo, prospettiva.

Muoversi è vivere. Variare, forse, ci consentirà di vivere meglio e più a lungo.

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